venerdì 20 ottobre 2017

Saw VI - Credi in lui di Kevin Greutert (2009)


USA 2009
Titolo Originale: Saw VI
Regia: Kevin Greutert
Sceneggiatura: Patrick Melton, Marcus Dunstan
Cast: Tobin Bell, Costas Mandylor, Mark Rolston, Betsy Russell, Shawnee Smith, Peter Outerbridge, Athena Karkanis, Samantha Lemole, Tanedra Howard, Marty Moreau, Gerry Mendicino, Shawn Ahmed, Janelle Hutchinson, Caroline Cave, George Newbern, Shauna MacDonald, Devon Bostick, Darius McCrary, Shawn Mathieson, Melanie Scrofano, Karen Cliche, James Gilbert, Larissa Gomes, Billy Otis, James Van Patten, Elle Downs, Mpho Koaho, Scott Patterson, Mike Butters, Joris Jarsky, Angus Macfadyen, Bahar Soomekh, Niamh Wilson, Jeff Pustil, Oren Koules, Leigh Whannell
Durata: 92 minuti
Genere: Horror


Siamo quasi giunti alla fine di questo speciale sulla saga di "Saw" che ha accompagnato voi lettori di questo blog in queste ultime settimane e che, arriva oggi, al terzultimo episodio - il penultimo sarà presumibilmente nel corso della prossima settimana, mentre l'ultimo sicuramente dopo il 31 Ottobre, giorno in cui nei cinema italiani uscirà "Saw: Legacy", anche se ancora non so bene quando riuscirò a vederlo, potrebbero anche passare dei mesi - che rappresenta quello che per me è il peggior film dell'intera eptalogia che diventerà tra poco una octalogia. Non che ci passi molto rispetto ai due capitoli precedenti, che portavano avanti una storia che si sarebbe probabilmente dovuta concludere in maniera più che giusta con il terzo capitolo, ma questo ha come unica freccia al suo arco la velocità della narrazione che implica il fatto che la visione, in qualche modo, scorra via senza particolari problemi. Ma per il resto rappresenta quanto di peggio la saga abbia avuto da offrirci, senza la benchè minima traccia di qualcosina - non dico cose enormi, ma almeno qualcosina - di nuovo e senza che dunque, lo spettatore, riesca a comprendere bene quale sia il motivo per dare credito a questa pellicola.
"Saw VI - Credi in lui" riparte esattamente dove ci eravamo lasciati con l'episodio precedente: il detective Strahm è morto e Hoffman è sempre più braccato dalla polizia. Appena prima di essere catturato fa in tempo a far partire il suo ultimo piano, quello che vede come vittima William Easton, che tempo prima si era rifiutato di concedere a Jigsaw di partecipare ad un ciclo di cure sperimentali, dover superare quattro prove all'interno di uno zoo per poter rivedere la sua famiglia. Al termine di ogni prova una delle quattro bombe collegate alle sue gambe si disinnescherà e il tutto si tradurrà in qualche modo nella solita, nemmeno particolarmente originale, fiera della tortura. Non che arrivati al sesto capitolo di una saga che ha basato il suo successo su questo ci aspettassimo altro, ma effettivamente si vede come le idee, per lo meno per quel che riguarda la realizzazione di questa pellicola, fossero finite, anche se il settimo capitolo poi rappresenterà, almeno secondo la mia opinione, un leggerissimo passo in avanti.
Il tentativo da parte degli sceneggiatori di tirare le fila riguardanti la vicenda di Jigsaw non va dunque in porto ed è il coinvolgimento dello spettatore davanti a questa pellicola a risentirne principalmente: il tutto avviene in maniera così veloce che è chiaro che non ci si annoi particolarmente, ma non si fa nemmeno in tempo ad appassionarsi alla vicenda, a prendere fiato per riflettere su questo o su quel personaggio, che qui viene irrimediabilmente appiattito, così come appiattito è il protagonista principale di tutti i film, lo stesso Jigsaw nei flashback che lo vedono di nuovo in scena. Hoffman, praticamente il nuovo protagonista di questa seconda trilogia, non ha mai saputo reggere lo schermo come il suo predecessore e in questo sesto capitolo dimostra quanto, forse, sarebbe stato davvero il caso di fermarsi con la morte del protagonista della saga, che rimane nei flashback una delle poche cose buona di questa seconda trilogia.

Voto: 4

giovedì 19 ottobre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Eccola qua la rubrica delle uscite della settimana, una settimana che, finalmente, ritorna ad essere davvero interessante, con tre film da mettere in risalto facili da scegliere ed altri che potrebbero riservare delle grandi sorprese. Vediamoli come al solito tutti commentati in base ai miei pregiudizi!


Brutti e cattivi di Cosimo Gomez

Il cinema italiano prova a spostarsi su altri generi come aveva fatto benissimo lo scorso anno con "Lo chiamavano Jeeg Robot" e con "Veloce come il vento". In questa commedia action ci sono pure Claudio Santamaria e la rivelazione di "Gomorra - La serie" Marco D'Amore, motivo per cui c'è da ben sperare. Il trailer poi sembra promettere grosse e sincere risate.

La mia aspettativa: 7/10


It di Andres Muschietti


Innanzitutto partiamo da una premessa: non ho mai visto il film per la TV degli anni '90 e da come ne parlano anche i fan del romanzo me ne guardo bene dal farlo, ma soprattutto non ho mai letto il romanzo di Stephen King da cui il film è tratto per via dei miei soliti problemi con l'autore. Eppure sto film, dal trailer e dalle recensioni che arrivano da oltre oceano, sembra essere una vera e propria bomba, in grado di soddisfare anche i fan del romanzo. Per ovvie ragioni a me della fedeltà non me ne frega nulla, ma spero vivamente di trovarmi davanti ad un grande horror. E sarebbe anche ora!

La mia aspettativa: 8/10


La battaglia del sessi di Jonathan Dayton, Valerie Faris

Emma Stone e Steve Carell, adattamento cinematografico della storica partita di tennis avvenuta tra il tennista Bobby Riggs e la tennista Billy Jean King. Sono sempre stato convinto che il tennis sia uno sport molto cinematografico - nonostante i non molti esempi rispetto a calcio e football americano - e questa storia, anche particolarmente importante per motivi extra sportivi, potrebbe rivelarsi davvero interessante da vedere al cinema!

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Monster Family: Della bambinata della settimana in arrivo dalla Germania mi sa che ne faccio tranquillamente a meno.
Nemesi: Ho visto il trailer di questo film giusto un paio di giorni fa e devo dire che potrebbe, quanto meno, riservarmi delle piacevoli sorprese.
Ritorno in Borgogna: Nella locandina di questo film si vedono tre persone annusare del vino. Io preferisco la birra.
Una donna fantastica: Questa pellicola internazionale mi sa di pesantezza, quindi visto che nelle sale vicino a casa mia difficilmente la proietteranno, direi che non mi sforzerò più di tanto per guardarla.
Veleni: Film drammatico italiano che lascerò a chi ha più voglia di me di impegnarsi.
Vita da giungla: alla ricossa! - Il film: L'altra bambinata della settimana la lascio alla popolazione italiana sotto i dieci anni. Non sia mai che gli tolga posti nelle sale eh!

mercoledì 18 ottobre 2017

Homeland - Stagione 6

Homeland
(serie TV, stagione 6)
Episodi: 12
Creatore: Howard Gordon, Alex Gansa
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: FOX
Cast: Claire Danes, Diego Klattenhoff, Mandy Patinkin, Rupert Friend, Sarita Choudhury, F. Murray Abraham, Elizabeth Marvel
Genere: Drammatico, Thriller


Non posso propriamente considerarmi uno spettatore di "Homeland" della prima ora, ma quasi: recuperai la prima stagione un paio di mesi dopo la sua uscita e da allora ho sempre cercato di seguirla rimanendo in pari, almeno fino alla quinta stagione, dove poi la mancanza di tempo e anche un po' il calo di entusiasmo verso la serie - complice soprattutto la dipartita di Nicholas Brody interpretato da Damian Lewis - hanno preso il sopravvento senza però compromettere mai il disgusto che trovo nel vedere questa serie. Certo, non è che "Homeland" sia una serie piacevole da seguire nel vero senso della parola, anzi, essendo motivo principale del suo successo l'estremo realismo con cui narra vicende ogni anno sempre più attuali ed essendo buona parte dei personaggi e degli eventi decisamente disgustosi, non si può dire che "Homeland" sia una serie piacevole. Eppure rimane, ad oggi, una grande serie proprio per i motivi sopra citati.
Con questa sesta stagione, che io ho recuperato parallelamente alla messa in onda in Italia, si cerca di alzare vertiginosamente il tiro: innanzitutto c'è da dire che gli autori hanno un po' azzardato con la decisione di mettere un presidente degli Stati Uniti donna e dato che la serie è andata in onda a partire da Gennaio - mentre è ambientata nel periodo che va tra le elezioni e l'effettivo insediamento - il tutto sembra un po' stonare. La presidentessa eletta Elizabeth Keane, interpretata da Elizabeth Marvel, però è un osso duro e non sembra essere un personaggio vicino a quelli che sono stati i candidati dello scorso anno: innanzitutto, pur non intendendomene particolarmente di politica americana, appare ben lontana dall'essere trumpiana, così come non mi è sembrata nemmeno particolarmente vicina ad Hillary Clinton come personaggio, ma semplicemente una presidentessa con un'identità ben precisa che appare non volersi avvicinare a nessuno dei due candidati reali ed anzi sembra prendere pregi e difetti di entrambi.
Un'altra cosa che ho particolarmente apprezzato di questa sesta stagione sta nel fatto che l'azione ritorna ad essere quasi interamente ambientata all'interno dei confini statunitensi, con una trama che mette in luce complotti interni alla stessa CIA atti a far cadere, ancora prima del suo inizio, la presidenza della Keane, vista come un personaggio troppo scomodo e inviso ad alcune frange dei servizi segreti americani - ad un personaggio in particolare che si scoprirà nel corso di questa stagione -. Interessantissima è poi l'evoluzione del rapporto che si è formato tra Peter Quinn, interpretato da Rupert Friend, e la protagonista Carrie interpretata dalla solita Claire Danes, che dopo gli eventi del finale della scorsa stagione va verso uno svolgimento sì abbastanza telefonato, ma comunque reso in maniera egregia da attori e sceneggiatori.
Insomma, dopo ben sei anni "Homeland" è una serie che si mantiene su buoni livelli: avrà perso alcuni personaggi interessantissimi e anche un po' di fascino, ma rimane per me un appuntamento praticamente imperdibile nel corso di un'annata.

Voto: 7+

martedì 17 ottobre 2017

Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Jared Leto, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista, Barkhad Abdi, David Dastmalchian, Hiam Abbass, Wood Harris, Edward James Olmos
Durata: 163 minuti
Genere: Fantascienza


Sarà riuscito Denis Villeneuve a colpire il pubblico italiano per ben due volte nello stesso anno? Sì perchè, cosa molto rara per i grandi registi, a inizio 2017 era uscito quel gran film di "Arrival" - che in realtà è stato però prodotto nel 2016 e portato nel nostro paese in ritardo per cavalcare l'onda delle nomination agli Oscar - ed ora esce uno dei film più attesi dai fan dei film di fantascienza, soprattutto da quelli che, all'epoca o dopo una visione in tempi più recenti, hanno apprezzato il "Blade Runner" di Ridley Scott, di cui anche io ho parlato ieri su questi schermi. A quanto pare, viste le recensioni che hanno preceduto l'uscita del film in Italia, Denis Villeneuve ci è riuscito ancora e io, che ho dovuto aspettare ben dieci giorni prima di riuscire a vedere "Blade Runner 2049", ho passato questo lasso di tempo a rosicchiarmi i gomiti cercando di evitare spoiler e cercando anche di non caricarmi di troppe aspettative.
Aspettative che, non lo nego, si erano comunque irrimediabilmente alzate e sono state, al termine della lunghissima visione della scorsa Domenica pomeriggio, quasi interamente ripagate. Ci troviamo come dice lo stesso titolo nel 2049, trent'anni dopo gli eventi narrati nel primo film, con la storia che ci veniva vagamente anticipata dai tre corti promozionali girati per presentare due personaggi importanti per l'economia di questo film, ambientati nel 2036 - quello dedicato al Niander Wallace interpretato da Jared Leto -, nel 2048 - quello dedicato a Sapper Morton interpretato da Dave Bautista - e nel 2022. Tre corti che hanno contribuito, nelle settimane precedenti all'uscita del film, a farmi salire ancora di più l'acquolina in bocca e costringendomi a scalpitare di brutto per l'attesa di questo sequel, sicuramente non necessario per la storia del cinema, ma quanto meno ben gestito rispetto ad altri sequel che sono sembrati arrivare fuori tempo massimo, vedi ad esempio il fatto di affidarlo ad uno dei registi più importanti del nostro tempo.
Con "Blade Runner 2049" per quel che mi riguarda non viene nemmeno spontaneo il paragone con il film originale del 1982: è chiaro che siamo davanti ad un sequel la cui ambientazione ci vuole riportare, nonostante il futuro ancora più lontano, a quelle dell'originale, ma questo sequel dimostra in ogni minuto di avere una propria identità, di non poter esistere se non come sequel di "Blade Runner", ma dimostrando di volerne assumere la stessa dignità e la stessa importanza cinematografica. Insomma, se "Blade Runner" è stata un'opera scottiana in tutto e per tutto, qui la mano di Denis Villeneuve si vede dall'inizio alla fine, con una trama parecchio intricata che si muove sapientemente sullo stesso piano narrativo riuscendo però a non mettere in contatto tra di loro tutti i personaggi che partecipano alla vicenda. Innegabile anche che il film si muova su ritmi piuttosto rallentati ed è proprio questo, se proprio glielo dobbiamo trovare, il difetto che ha questo seguito: vuole sì vivere di dignità propria rispetto al predecessore, ma per quel che riguarda la gestione del ritmo ne rimane piuttosto fedele. In realtà la cosa ci sta se vista nell'ottica del realizzare un film dello stesso filone, ma per quel che riguarda la mia opinione ha mantenuto quello che è il difetto più evidente del film che lo ha preceduto, ma poco ci importa a dire la verità.
Per quanto poi la storia abbia un inizio e una fine ben delineati - con tanto di rientro dell'agente Deckard interpretato da Harrison Ford - a fine film ho avuto quasi una sensazione di incompletezza, un po' come se i progetti per questa pellicola non si sarebbero dovuti risolvere solo con questo film, ma con un'eventuale ulteriore seguito. I personaggi nuovi funzionano che è una meraviglia e adesso voglio vedere chi ha il coraggio di criticare l'inespressività di Ryan Gosling, dato che qui il suo personaggio doveva trasmettere il minor numero possibile di emozioni. Bene anche Ana de Armas, sensualissima e meravigliosa come ologramma, e Mackenzie Davis, mentre forse un qualcosina in più mi sarei aspettato da Jared Leto, che non si vede poi così tanto in scena e che è la causa principale della sensazione di incompletezza che ho avuto al termine della visione. Poi è anche praticamente impossibile criticare Villeneuve dal punto di vista registico: se questo "Blade Runner 2049" è passato dall'essere un seguito non necessario all'essere uno dei lavori di fantascienza "classica" più interessanti di questo 2017 è anche merito suo perchè il comparto tecnico della pellicola è qualcosa di veramente grandioso, così come lo è la colonna sonora composta da Hans Zimmer.
Insomma, ciò che probabilmente in pochi si sarebbero aspettati è capitato: "Blade Runner 2049" è un gran bel film... averne di sequel girati trentacinque anni dopo l'originale fatti così.

Voto: 8

lunedì 16 ottobre 2017

Blade Runner di Ridley Scott (1982)

USA 1982
Titolo Originale: Blade Runner
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Hampton Fancher, David Webb Peoples
Cast: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, Brion James, Joanna Cassidy, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Joe Turkel, William Sanderson, Morgan Paull, James Hong, Hy Pyke, Ben Astar
Durata: 117 minuti
Genere: Fantascienza


In quante persone hanno fatto il rewatch di "Blade Runner" in occasione dell'uscita del seguito avvenuta la settimana scorsa diretto da Denis Villeneuve? E in quanti questo "Blade Runner" non lo avevano mai visto - oh, non c'è nulla di male, a chiunque mancano film considerati imprescindibili dalla moltitudine - e, attratti dai trailer del seguito che veniva mandato nei cinema, un trailer spettacolare tra l'altro, hanno deciso di gustarselo per la prima volta, magari rimanendone anche un po' delusi - negli ultimi giorni ho sentito cose riguardo a "Blade Runner"... non vado avanti perchè sarebbe troppo banale - per il suo ritmo particolarmente lento? Ebbene io non potevo esimermi dal rewatch, il film lo avevo visto nel periodo delle superiori, ma non ne avevo colto appieno la potenza cinematografica, d'altronde tra la terza media e la prima superiore ero quello che si comprava il DVD di "Scary Movie 3" e grandi classici come questo non sempre li accoglievo benissimo nella mia testa.
Parlare della trama del "Blade Runner" di Ridley Scott è inutile, bene o male la conoscono anche sassi e fermenti lattici. E' quindi necessario parlare di altro, magari del perchè questo film sia diventato un cult per moltissimi spettatori tanto da spingere i produttori di Hollywood a girarne un sequel con ben trentacinque anni di ritardo. Adattamento del romanzo di Philip K. Dick - uno che di romanzi cult ne ha scritti proprio pochi - "Il cacciatore di androidi" altrimenti chiamato "Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?", il "Blade Runner" di Ridley Scott fu accolto dalla critica in maniera parecchio discordante: alcuni rimasero insoddisfatti dal ritmo - e qui ci torneremo -, mentre altri elogiarono la complessità tematica, che deve molto all'introduzione della figura dei replicanti, delle vere e proprie copie organiche dell'uomo in grado di autodeterminarsi e di avere, in qualche modo, una vera e propria coscienza.
Il lavoro di "Ridley Scott" sta a metà tra due generi che normalmente non accosteremmo: il noir e la fantascienza. Della fantascienza ovviamente non c'è troppo da dire, l'ambientazione futuristica, tra l'altro in un futuro a noi molto vicino - il 2019 - in cui sembra quasi di vivere in una società distopica, con la decadenza delle costruzioni e degli esseri umani a farla da padrone. Del noir invece prende il ritmo, che forse era all'epoca ed oggi ancora di più, il difetto più grande del film. E' chiaro che solitamente sia favorevole a quelle pellicole che sanno prendersi i loro tempi e in questo Ridley Scott era davvero un maestro, ma visto oggi, questo film potrebbe sembrare - e concordo parzialmente con chi dice che lo è - parecchio faticoso: "Blade Runner" non è per nulla un film semplice e il ritmo che non decolla praticamente mai non facilita per nulla le cose.
Eppure se lasciassimo perdere per un attimo la questione del ritmo noteremmo che di "Blade Runner" non dovrebbe rimanere solo quel monologo finale recitato da Rutger Hauer - altra cosa della storia del cinema conosciuta anche dagli alberi -, ma anche l'idea che stava alla base di questo film, ovvero quella di girare un blockbuster, con non molte pretese a livello di contenuti, ma soprattutto per quanto riguarda l'intrattenimento. Il film però ha ottenuto l'effetto opposto: un mezzo flop al botteghino, due riedizioni che addirittura ne ribaltano il finale, ma soprattutto la presenza di contenuti che non sono per nulla banali, come la formazione di un'autocoscienza e la conservazione delle memorie degli eventi passati. Insomma, il desiderio, di questi replicanti in tutto e per tutto uguali agli uomini, ma riconoscibili con poche semplici domande, di vivere.

venerdì 13 ottobre 2017

Barry Seal - Una storia americana di Doug Liman (2017)

USA 2017
Titolo Originale: American Made
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: Gary Spinelli
Cast: Tom Cruise, Domhnall Gleeson, Sarah Wright, Caleb Landry Jones, Jesse Plemons, Lola Kirke, Alejandro Edda, Jayma Mays, Connor Trinneer
Durata: 115 minuti
Genere: Azione, Commedia, Biografico


Soprattutto negli ultimi anni, causa l'enorme successo delle prime due stagioni della serie Netflix "Narcos", tra le cose che tirano di più l'essere umano il personaggio di Pablo Escobar - che altrimenti sarebbe da condannare -, ha superato i film di zombie e poi anche il fantomatico pelo di figa e il carro di buoi. Sì perchè ora se vuoi avere successo - o per lo meno una buona risposta di pubblico - basta prendere una storia e collegarla a Pablo Escobar e vedi che la gente i cinema li riempie: ci ha provato Netflix stessa portando sul suo servizio di streaming la serie colombiana "Pablo Escobar: el patron del mal" - che viste le critiche al livello di recitazione mi sono ben guardato dal dargli un'opportunità -, poi ci ha provato anche il regista Andrea Di Stefano con il film "Escobar" e anche recentemente a Venezia ci hanno provato con un film sulla vita del trafficante recitato tutto interamente in inglese.
Potevano dunque, viste le premesse e la storia dell'aviatore Barry Seal, qui interpretato da Tom Cruise, corriere della droga per conto dello stesso Escobar e spia infiltrata dalla CIA, utile anche al traffico d'armi appoggiato dagli Stati Uniti, esimersi dal pubblicizzare questa sua relazione con il più grande trafficante di droga della storia colombiana e sicuramente il più famoso al mondo? Ovvio che non avrebbero mai potuto, anche perchè alla fin fine tale pubblicità non è poi tanto ingannevole dato che il rapporto tra i due personaggi non è una parte ridicola della pellicola, ma una delle sue più importanti. Resta dunque da capire se, viste le premesse, il film mi possa o meno essere piaciuto: posto che non sono un grandissimo fan dei film d'azione, così come non sono particolarmente fan nè di Tom Cruise nè delle pellicole in cui i protagonisti sono dei simpaticoni che ci provano in tutti modi a provocare una risata, anche se amara, nel pubblico. Ecco, io con i simpaticoni a tutti i costi, soprattutto nei film, non ce la faccio proprio, eppure, in qualche modo, questo film non mi è dispiaciuto.
Sia chiaro che non ci troviamo davanti ad un film dal grande impegno sociale e nemmeno davanti ad un biopic particolarmente convenzionale, quanto più che altro ad un film action che viene trattato con un tono da commedia: il protagonista è un gran simpaticone e a me non è che stia tanto simpatico, ma alla fine le sue quasi due ore di durata scorrono via bene senza alcun problema e dunque, contro ogni pronostico, la visione non mi è pesata particolarmente. La colonna sonora funziona anch'essa particolarmente bene, ma la natura del personaggio, che non era poi particolarmente onesto conducendo, nella sua vita, un triplo gioco pericolosissimo che lo porterà poi ad essere ucciso dal cartello di Medellin, rende la storia talvolta parecchio intricata e complessa da seguire.

Voto: 6

giovedì 12 ottobre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Una nuova carrellata di uscite cinematografiche ci attende in questo Giovedì e io, sinceramente, non so nemmeno quale film scegliere da mettere in particolare evidenza in questa rubrica, dato che delle nove uscite nelle sale di questa settimana non me ne interessa forse forse solo una in maniera seria. Vediamo che cosa saremo in grado di fare e quali pregiudizi saranno esplicitati in questa utilissima rubrica!


LEGO Ninjago - Il film di Charlie Bean


Dopo aver apprezzato parecchio "LEGO Batman - Il film" - unico film d'animazione di questa annata, tra l'altro - eccoci dunque con un altro spin-off di "The LEGO Movie" che si spera possa essere all'altezza dei due film che lo hanno preceduto. Il rischio bambinata è altino, ma il franchise della LEGO con i suoi due film è riuscito a fare due buoni lavori, quindi si spera che anche questo terzo sia all'altezza.

La mia aspettativa: 6,5/10


40 sono i nuovi 20 di Hallie Meyers-Shyer

Per colpa di "Orange is the New Black" sta cosa del "x is the new y" sta sfuggendo di mano in maniera incredibile e io non vorrei fare sempre il bastian contrario della situazione, ma la cosa mi sta rompendo i coglioni in maniera incredibile. A me sta commedia interessa poco, però un film da mettere in evidenza assieme a "LEGO Ninjago - Il film" dovevo sceglierlo e allora ho scelto questo per la mia invettiva contro l'"x is the new y".

La mia aspettativa: 4,5/10


Le altre uscite della settimana

Dove non ho mai abitato: Primo dei tanti drammoni della settimana che difficilmente passeranno nelle sale vicino a casa mia. E meno male!
Il palazzo del Viceré: Pellicola sull'indipendenza indiana dal dominio inglese nel secondo dopoguerra. Io ho paura di non arrivare a metà, non so voi...
L'altra metà della storia: Un nuovo drammone, stavolta britannico, che però potrebbe essere a sorpresa più interessante di quanto la trama voglia far credere.
L'uomo di neve: Il mio capo mi ha parlato di questo film e i trailer in televisione sono anche abbastanza insistenti. Non riesco ancora a capire però quanto mi possa interessare un film del genere.
Made in China napoletano: Beh, facciamo che 'sto film non lo guardo nemmeno con il binocolo?
Nico, 1988: Altro drammone biografico in arrivo dall'Italia che difficilmente troverà spazio tra le mie visioni.
Nove lune e mezza: Stavolta non è un drammone, ma una commedia, però le considerazioni a riguardo rimangono le stesse del film sopra.

mercoledì 11 ottobre 2017

American Gods - Stagione 1

American Gods
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Bryan Fuller, Michael Green
Rete Americana: Starz
Rete Italiana: Amazon Prime Video
Cast: Ricky Whittle, Emily Browning, Crispin Glover, Bruce Langley, Yetide Badaki, Pablo Schreiber, Ian McShane
Genere: Fantasy


Vi è mai capitato di guardare una di quelle serie di cui ci capite poco ma non riuscite a fare a meno di proseguire? Una di quelle serie in cui la trama scorre così bene che diventa difficile staccarsene, anche se le vedi in metropolitana sul tuo cellulare mentre stai andando al lavoro e, prima o poi, dovrai pure scendere da quella maledettissima metropolitana? A me di guardare una serie di cui non ci capivo nulla ma mi piaceva è capitato, con "Legion", anche se alla lunga la cosa aveva iniziato a darmi parecchio fastidio e non sono dunque riuscito ad apprezzarla appieno. E ovviamente non l'ho guardata in metropolitana, sarebbe stato veramente complicatissimo seguirla in mezzo ad altra gente, magari con il volume che qualche volta veniva sovrastato dai rumori della galleria. Questo non è però il caso di "American Gods", forse la stagione di una serie che più in assoluto ha reso piacevoli i miei viaggi verso il mio posto di lavoro.
Sì perchè porco cane, con questa prima stagione di questa serie targata Starz, la rete che ha dato vita ad un altro lavoro che avevo apprezzato tantissimo come "Spartacus", e in Italia pubblicata da Amazon Prime Video mi ci sono trovato talmente bene che è riuscita ad entrare di diritto tra quelle che ritengo le migliori serie televisive di questa annata. Chiaro che ho ancora qualche freccia nella mia faretra da scoccare, ma a soli due mesi e mezzo dalla fine di questo 2017 i giochi stanno cominciando a delinearsi e difficilmente io sono una persona entusiasta che accoglie le cose con questo calore. "American Gods" è tratta dall'omonimo romanzo di Neil Gaiman - che, non chiedetemelo neanche, ovviamente non ho letto - e parla delle vicende di un certo Shadow, interpretato da Ricky Whittle, che, il giorno stesso del suo rilascio dalla prigione, scopre che la moglie è morta in un incidente stradale, mentre stava praticando del sesso orale - sul blog meglio non essere troppo scurrili, però ci ho pensato per un attimo - sul suo migliore amico. All'aeroporto, prima di tornare nella sua città per il funerale, viene avvicinato da un uomo misterioso, che si fa chiamare Wednesday, interpretato dal qui in formissima Ian McShane, che gli proporrà di lavorare come sua guardia del corpo.
"American Gods" è una di quelle serie o comunque una di quelle visioni, in generale, per le quali non riesco mai bene a capire quali siano le motivazioni per cui mi piacciano così tanto. Alla fin fine la trama, abbastanza intricata e misteriosa, c'è da dirlo, scorre via abbastanza bene e le puntate sono strutturate quasi con lo stile della trama verticale, con quella orizzontale che va avanti lo stesso in maniera spedita, ma, spesso e volentieri, conosciamo dei personaggi che poi, probabilmente, non vedremo mai più - vedi ad esempio la comparsata tra il secondo e il terzo episodio di Peter Stormare nei panni di uno dei personaggi meglio riusciti di questa prima stagione -. Inoltre, in ogni episodio, veniamo introdotti dalla narrazione di una delle leggende riguardanti gli antichi dei, reinterpretata con personaggi del nostro tempo e questa leggenda sembra quasi essere una narrazione standalone, che in realtà non ha molto a che fare con il proseguimento dell'episodio. I personaggi principali poi sono tutti portati all'estremo delle loro caratteristiche ma non abbastanza da farli diventare degli stereotipi e per quanto la caratterizzazione degli stessi sia ancora abbastanza alle basi, ciò funziona anche se non sempre alla perfezione. E se proprio dobbiamo parlare di imperfezioni, c'è anche da citare la computer grafica, che a tratti appare parecchio vergognosa, anche se, in fondo, chissene frega, quando un prodotto ti prende così tanto senza farti nemmeno capire il perchè!

Voto: 8

martedì 10 ottobre 2017

Saw V - Non crederai ai tuoi occhi di David Hackl (2008)


USA 2008
Titolo Originale: Saw V
Regia: David Hackl
Sceneggiatura: Patrick Melton, Marcus Dunstan
Cast: Tobin Bell, Costas Mandylor, Scott Patterson, Betsy Russell, Julie Benz, Meagan Good, Mark Rolston, Julie Benz, Carlo Rota, Greg Bryk, Laura Gordon, Joris Jarsky, Mike Butters, Mike Realba, Jeff Pustil, Sheila Shah, Samanta Lemole, Lyriq Bent, Athena Karkanis, Justin Louis, Donnie Wahlberg, Danny Glover, Shawnee Smith, Bahar Soomekh, Niamh Wilson, Angus Macfadyen, Tony Nappo, Brandon McGibbon, Tim Burd, Natalie Brown, Sarah Power, Cory Lee, Ken Leung, Dina Meyer, Franky G, Erik Knudsen, Emmanuelle Vaugier, Beverley Mitchell, Glenn Plummer, Al Sapienza
Durata: 92 minuti
Genere: Thriller, Horror


Dopo che lo speciale dedicato alla saga di "Saw" si è preso una settimana di pausa - d'altronde lo avevo detto che non avrei mantenuto delle tempistiche regolari e che non avrei voluto darmi scadenze, anche perchè sono abbastanza certo che non riuscirò a vedere "Saw: Legacy", l'imminente ottavo capitolo della saga da cui è nata l'idea dello speciale, il giorno stesso dell'uscita - ecco che si ritorna a parlare di una delle saghe horror più famose di questo millennio. Non che ce ne siano state molte di così lunghe, a dire la verità, ma la mia speranza è che "Sharknado" possa operare il sorpassone! Dopo un primo capitolo che, ho detto più volte, è ovviamente il migliore dell'intera eptalogia, sono arrivati il secondo con un grosso passo indietro, un terzo che migliorava e che idealmente sarebbe stata la degna chiusura per il franchise e infine un quarto che faceva più di qualche passo indietro, con un nuovo protagonista data la morte di Jigsaw, ma con la sua presenza sempre pesante e, forse, fin troppo invadente nell'economia della storia. Paradossale tra l'altro il fatto che nel film fossero i flashback dedicati a Jigsaw a funzionare molto meglio rispetto alla trama principale.
Il quinto capitolo ci mostra ancora una volta il detective Hoffman, che nel film precedente si era rivelato essere il nuovo enigmista, alle prese con la sua vita segreta e con il fatto che la sua attività criminale sta cominciando a venire allo scoperto, soprattutto grazie alle indagini del detective Strahm, da tempo sulle sue tracce e in cerca di una prova decisiva. E' proprio per questo che Hoffman decide pian piano di far partecipare ai suoi enigmi tutte quelle persone che costituiscono per lui una minaccia, a partire dallo stesso Strahm, in barba a quanto insegnatoci dall'enigmista nei capitoli precedenti, ovvero che bisogna colpire, dando loro la possibilità di sopravvivere e redimersi, persone che non apprezzano abbastanza la loro vita. Ed è qui che questo quinto capitolo commette uno dei suoi errori più gravi, quello di snaturare un po' il messaggio principale - sempre se per un torture porn si possa parlare di "messaggio morale" - e in questo modo di non risultare per nulla originale.
Dopo i primi tre film d'altronde di torture ne avevamo viste talmente tante che ci voleva un grande sforzo per dare allo spettatore qualcosa di nuovo. Per questo nel quinto capitolo diventano man mano più elaborate, più intricate, insomma, particolarmente difficili da comprendere per lo spettatore e a dirla tutta nemmeno troppo originali. Con un Jigsaw che si vede ancora tantissimo nel corso della pellicola per spiegarci per bene la sua filosofia - che in questo film viene abbastanza mandata a puttane visto che il protagonista ammazza perchè braccato - e con uno stile registico che ricalca in maniera particolarmente pedissequa quello che era lo stile delle precedenti pellicole dirette da Darren Lynn Bousman anche se a dire la verità non ho trovato la cosa per niente male ed è forse una delle più interessanti - anche se ovviamente per nulla nuova ed originale - del quarto e del quinto capitolo. "Saw V - Non crederai ai tuoi occhi" risulta essere sicuramente un film sotto la sufficienza, però per lo meno, non è al di sotto della decenza: le storie cominceranno a diventare un po' tutte uguali, ma per lo meno si lasciano guardare senza provocare particolarmente noia nello spettatore.

Voto: 5

lunedì 9 ottobre 2017

1992

1992
(serie TV)
Episodi: 10
Creatore: Stefano Accorsi
Rete Italiana: Sky Atlantic, Sky Cinema 1
Cast: Stefano Accorsi, Guido Caprino, Miriam Leone, Domenico Diele, Tea Falco, Alessandro Roja, Antonio Gerardi
Genere: Drammatico


Sono passati ormai due anni dall'uscita su Sky Atlantic e su Sky Cinema 1 di "1992", prima stagione di una trilogia ideata da Stefano Accorsi - poi su questa cosa ci torneremo per una piccolissima protesta - dedicata agli anni delle indagini su Mani Pulite, anni in cui io avevo tra i due e i quattro anni e che dunque non ho potuto vivere sulla mia pelle dato che ero troppo piccolo per capire - ecco, ora sono troppo stupido invece, ma questo è un altro discorso -, ma sui quali ho letto qualcosa su vari siti divulgativi e su Wikipedia, senza però avere una panoramica completa su una questione che ha contribuito in qualche modo a cambiare la storia del nostro paese. Che poi sappiamo tutti, bene o male, come andrà a finire questa trilogia, dato che nel 1994 Silvio Berlusconi venne nominato Presidente del Consiglio - capito, populisti da strapazzo? NOMINATO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, non ELETTO DAL POPOLO, PERCHÈ IL POPOLO NON ELEGGE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MA IL PARLAMENTO, IGNORANTI DI MERDA! - e dopo la Sua venuta non è che siamo poi stati così tanto meglio.
"1992" non è però una serie che parla di politica nè si concentra esclusivamente sulle vicende giudiziarie legate ai politici di spicco di quegli anni, o meglio, in alcuni momenti lo fa, ma si concentra principalmente sulle storie di alcuni personaggi che portano avanti la propria attività o professione vivendo, chi più dall'interno, chi in maniera più marginale, la situazione di quegli anni. Ci vengono mostrate dunque le vicende di Leonardo Notte, interpretato dall'ideatore della serie Stefano Accorsi - ripeto, su sta cosa ci torneremo più avanti -, pubblicitario di successo di Publitalia '80, quelle di Pietro Bosco, interpretato da Guido Caprino, ex militare ora con un seggio in parlamento con la Lega Nord - ah, ecco, quegli anni sono anche stati quelli del successo di una delle piaghe peggiori che attualmente hanno un peso nel nostro paese, la Lega Nord -, quelle di Bibi Mainaghi, interpretata da Tea Falco, figlia di un imprenditore di successo del mondo della sanità, quelle di Veronica Castello, interpretata da Miriam Leone - e su di lei ci torneremo più avanti -, aspirante showgirl e quelle di Luca Pastore, interpretato da Domenico Diele, poliziotto affetto da HIV.
Fondamentalmente sono rimasto particolarmente soddisfatto dalla visione di questa "1992", che chiaramente vive, come moltissime altre produzioni, su pregi e difetti particolari, difetti che si esplicitano, almeno per quel che riguarda la mia opinione, più che altro dal punto di vista tecnico. Sì perchè, obiettivamente, su come è stata costruita la trama non avrei nulla da ridire. La storia è corale e le singole vicende dei vari personaggi si incastrano particolarmente bene e il ritmo, seppur non forsennato, è gestito in maniera lodevole. In ogni storia corale mi ritrovo sempre, fondamentalmente, a preferire una storia rispetto ad un'altra, vedi ad esempio in "Game of Thrones" in cui vi erano fino alla scorsa stagione moltissime storie alcune delle quali vivevano addirittura di vita propria rispetto alla trama generale della serie. Qui in realtà non avviene questo e la cosa è assolutamente lodevole: tutte le storie sono interessanti e, anche se i personaggi in questione non sono proprio degli esempi positivi o con cui è facile empatizzare, alla fine tutte le vicende sembrano assumere la stessa dignità e la stessa importanza.
A piacermi di meno sono state invece le interpretazioni degli attori, alcune buone, altre decisamente meno. Per quanto riguarda quello che è ritenuto il protagonista della vicenda Stefano Accorsi - su cui vi ricordo che dobbiamo ritornare più avanti - mi sono già espresso più volte su queste pagine pensando che la sua fosse una recitazione troppo impostata per piacermi per davvero, mi ero ricreduto un p' con il film "Veloce come il vento", ma qui conferma tutte quelle che sono le mie perplessità su di lui. Stesso discorso vale per Guido Caprino, che l'anno scorso abbiamo visto ne "I Medici", la cui recitazione a tratti mi ha abbastanza irritato, sarà che il suo personaggio, per quanto secondo me sia uno dei più positivi, appartiene a quel gruppo parlamentare piaga che io non posso fare altro che odiare e quindi non posso apprezzarlo quasi per partito preso. Tea Falco è stata criticatissima per la sua interpretazione di Bibi Mainaghi: su di lei ho opinioni contrastanti, all'inizio la sua recitazione ci stava per dare voce ad un personaggio "maledetto" che deve trasudare scazzo totale ad ogni parola, alla lunga però la cosa dà un po' fastidio e magari sarebbe stato meglio non mangiarsi così tante parole nel corso dell'interpretazione. Bene invece Domenico Diele e soprattutto Miriam Leone, che a dispetto dei palcoscenici da cui è stata scoperta su cui ci sono sempre parecchi pregiudizi - Miss Italia - sta dimostrando di avere qualcosa in più come attrice oltre che come donna - ah, anche su di lei dobbiamo tornare più avanti, ricordate -. Mi è piaciuto particolarmente anche Antonio Gerardi nei panni di Antonio Di Pietro, che è riuscito a non rendere il suo personaggio macchiettistico a dispetto di quanto il suo corrispettivo reale si prestasse particolarmente bene per diventare una macchietta.
Insomma, "1992" si è rivelata essere sin dai primi episodi una buonissima serie, in cui la storia reale fa da sfondo in maniera egregia e quando diventa invadente nelle storie dei personaggi presentatici lo fa in maniera sempre coerente, influenzandole e cambiandole a suo piacimento.

Voto: 8

Ah giusto, vi avevo promesso che saremmo tornati su una questione, anzi su due, che poi in realtà è sempre la stessa: la serie è stata ideata da Stefano Accorsi, che in più di un'occasione nel corso degli episodi si porta a letto Miriam Leone. Chiamatelo stupido voi uno che promuove e dà vita ad una serie e subito interpreta una scena di sesso con la più smisuratamente bella del cast e che va vicina ad essere tra le donne più belle del mondo!

venerdì 6 ottobre 2017

Bojack Horseman - Stagione 4

Bojack Horseman
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 12
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: BoJack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez, Beatrice Sugarman in Horseman, Hollyhock Mannheim-Mannheim-Guerrero-Robinson-Zilberschlag-Hsung-Fonzarelli-McQuack
Genere: Animazione


Avete presente quelle serie che c'è un episodio divertente e quello dopo che ti prende a cazzotti facendoti venire voglia di appenderti ad una corda e poi quello dopo ancora un pochino di speranza te la dà e magari quell'episodio che ti dà un po' di speranza è proprio il season finale e allora pensi proprio a questo?


No, fino a poco tempo fa non avevo presente nemmeno io una serie del genere, poi è arrivata "Bojack Horseman", che con le prime due stagioni non è che mi avesse particolarmente impressionato - pur essendomi piaciuta -, mentre con la terza e il suo finale estremamente tragico era riuscita a farsi amare e a dare l'impressione che i suoi protagonisti, per lo più animali antropomorfi, fossero più umani degli esseri umani presenti nelle serie TV con protagonisti umani. Ecco, la quarta stagione per quel che mi riguarda, è stata ancora meglio. "Bojack Horseman" riesce ad essere una delle poche serie in circolazione in grado di migliorarsi con il passare delle stagioni e già questa non è una cosa da poco, ma soprattutto "Bojack Horseman" è forse la serie d'animazione più seria che si sia mai vista nel panorama televisivo e un'approccio sbagliato ad essa potrebbe rovinarne completamente la visione.
Già di per se questo quarto ciclo di episodi parte col botto, con una puntata in cui non c'è Bojack e si vede quanto anche i personaggi di contorno siano caratterizzati abbastanza bene da poter reggere un'intera puntata senza il protagonista della serie. Poi però nel secondo episodio Bojack torna, anche se separato dagli altri personaggi, e subito ti assale la tristezza. Sì perchè questa quarta stagione gioca con i sentimenti dello spettatore, a volte fa sperare in un possibile lieto fine - come nell'episodio in cui si vede la nipote di Princess Caroline narrare la sua storia dal futuro - ma poi alla fine ti prende a cazzotti. Ti fa anche sperare che in qualche modo Bojack possa vivere un po' di felicità, soprattutto grazie all'inserimento del personaggio della presunta figlia Hollyhock, ma poi nella sua vita rientra anche la madre malata di Alzheimer che non lo riconosce e lo chiama Henrietta per tutto il tempo - e Dio solo sa quanto ci sono stato male quando ho scoperto il perchè Bojack venisse chiamato Henrietta - e che lui stesso odia. Ma poi effettivamente uno pseudo lieto fine, nell'ultimo episodio della stagione, arriva ed ecco che dopo che la stagione ti ha messo una tristezza infinita per undici episodi e mezzo, arriva anche la lacrimuccia di gioia, che fa sperare che qualcosa di buono potrebbe succedere nella prossima stagione.
Da segnalare in modo particolare in questa quarta annata di trasmissione tre o quattro episodi:
  • La vecchia casa dei Sugarman: Passato e presente convivono nello stesso schermo ed è stato uno degli episodi che mi ha scombussolato di più.
  • Urrà! L'episodio di Todd! & Sottoterra: Forse gli episodi più assurdi e divertenti.
  • Stupido pezzo di m...a: Ti fa capire per filo e per segno cosa passa ogni giorno nella testa di Bojack. E soprattutto fa un male cane
  • Ruthie: Cliffhanger tristissimo.
  • Il tempo è una freccia: Una rappresentazione dell'Alzheimer geniale e dolorosissima. Soprattutto per chi ha vissuto la cosa con un familiare.

Voto: 8+

giovedì 5 ottobre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Se escludiamo i documentari, i film in uscita nelle sale in questo weekend saranno sei, di cui almeno due sui quali metterci grande attenzione. Vediamo insieme sia quelli più interessanti, sia quelli meno, tutti commentati, come al solito, in base ai miei pregiudizi1


Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve


Se "Blade Runner" è uno dei capolavori inarrivabili di Ridley Scott, tratto tra l'altro da un romanzo di Philip K. Dick, le mie aspettative verso questo seguito - comunque non richiesto - diretto dal grandissimo Denis Villeneuve uscito a inizio anno con il bellissimo "Arrival" sono comunque abbastanza alte. Non mi aspetto che venga ricalcato in tutto e per tutto lo stile del primo film, ma spero quanto meno che questo, soprattutto viste le mani in cui è stato messo, si riveli un film che sappia avere un'identità propria al di là della sua natura di seguito di un grande capolavoro del passato.

La mia aspettativa: 7/10


Ammore e malavita di Marco Manetti, Antonio Manetti

Chi mi conosce sa che non ho un bellissimo rapporto con la musica e il cinema napoletani. Chi mi conosce sa anche però che ho un debole per i musical ben fatti e il fatto che questo film sia stato acclamato come un "La La Land" all'italiana mi ha sia messo in guardia sia messo una grossa curiosità. Sperando che i critici abbiano ragione, penso che mi fionderò per davvero al cinema a vedere questo film, a costo di essere il solo milanese in sala.

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Lezione di pittura: Pellicola ispano-messican-cilena che penso eviterò tranquillamente di vedere. Sarà anche particolarmente impossibile da trovare in sala, se è per quello.
120 battiti al minuto: A dispetto delle due uscite più pubblicizzate, il film in questione potrebbe essere una delle sorprese più interessanti di questo weekend.
Come ti ammazzo il bodyguard: Action puro con Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson che faccio abbastanza a meno di vedere, dato il mio rapporto conflittuale con il genere action.
Renegades - Commando d'assalto: Un "come sopra" per questo film franco-tedesco vi sta bene?

mercoledì 4 ottobre 2017

La fratellanza di Ric Roman Waugh (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Shot Caller
Regia: Ric Roman Waugh
Sceneggiatura: Ric Roman Waugh
Cast: Nikolaj Coster-Waldau, Omari Hardwick, Lake Bell, Jon Bernthal, Emory Cohen, Jeffrey Donovan, Evan Jones, Jessy Schram, Benjamin Bratt, Holt McCallany, Juan Pablo Raba, Matt Gerald, Michael Landes, Keith Jardine, Chris Browning, Max Greenfield
Durata: 119 minuti
Genere: Drammatico


Ricordo di aver visto il trailer de "La fratellanza" appena prima della visione del film "Monolith", sul quale avevo delle buone aspettative, ma che alla fine si è rivelato una vera e propria schifezzuola. In fin dei conti della visione di quel film ho il solo buon ricordo del trailer de "La fratellanza" che presentava con un certo pathos una storia che sarebbe potuta essere, per i miei gusti, particolarmente interessante, anche se la pubblicità, come è giusto che sia anche se la cosa dà fastidio, giocava un po' troppo sul protagonista Nikolaj Coster-Waldau e sulla sua presenza nella serie culto "Game of Thrones". Pubblico medio di "Game of Thrones" che sinceramente non penso si sia buttato nei cinema per guardare questo film, nonostante la pubblicità fondata prevalentemente su questo fatto. Del film infatti a me attirava moltissimo l'ambientazione carceraria e l'idea per cui un tranquillo impiegato, in carcere per un incidente stradale in cui ha perso la vita il suo migliore amico a causa della sua guida in stato di ebbrezza, diventi uno spietato assassino asservito ad una fratellanza ariana formatasi all'interno delle mura carcerarie.
Giocando molto su questo contrasto il film ci presenta subito il suo protagonista, Jacob Harlon, detto poi Money, quando ha già scontato la sua pena e sta per uscire dal carcere senza però recarsi subito dalla moglie e dal figlio, ma in un covo criminale in cui viene coinvolto subito in una sparatoria. Poi partono i flashback che ci spiegano la sua storia, alternando sapientemente il presente da criminale con il passato da tranquillo cittadino, poi trasportato all'interno di un carcere in cui vive insieme qualsiasi tipo di criminale. Il protagonista si ritrova dunque in un ambiente in cui dovrà fare di tutto pur di sopravvivere: si unirà alla fratellanza ariana, obbedirà dapprima agli ordini dei suoi capi, il tutto per duro e puro spirito di sopravvivenza, fino a dover servire la fratellanza per un grosso crimine al di fuori del carcere, vista la condizione di pericolo in cui vive la sua famiglia.
Il film non ci parla mai di superiorità della razza, la fratellanza ariana risulta alla fin fine essere solamente un pretesto, ma ha l'enorme merito di ritrarre il sistema carcerario americano in tutta la sua durezza, con un crudo realismo che è quasi agghiacciante per lo spettatore, data la convivenza nello stesso luogo di persone dalla diversa pericolosità che sembrano quasi abbandonati a se stessi senza che nessuno si preoccupi di un loro eventuale reinserimento nella società. Un sistema che spinge le persone rinchiuse ad agire assecondando quasi esclusivamente la componente animalesca ed istintiva dell'essere umano, come il protagonista stesso ci dimostra molto bene, grazie anche ad un'ottima interpretazione da parte di Nikolaj Coster-Waldau, con la sua trasformazione da tranquillo impiegato a violento criminale che ha risvolti veramente inquietanti.
Ci speravo veramente che questo "La fratellanza" fosse un buon film e il trailer in qualche modo mi aveva ingannato: pensavo fondamentalmente ad un action/thriller con non troppa materia di riflessione e invece si rivela essere una pellicola molto più profonda di ciò che potrebbe far passare una semplice lettura della trama. "La fratellanza" è dunque davvero un buonissimo film, in grado di ritrarre nella maniera più realistica e crudele possibile un ambiente in cui si è abbandonati a se stessi e darsi all'attività criminale sembra quasi essere una necessità.

Voto: 7,5

martedì 3 ottobre 2017

Narcos - Stagione 3

Narcos
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 10
Creatore: Chris Brancato, Carlo Bernard, Doug Miro
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Pedro Pascal, Alberto Amman, Damián Alcázar, Francisco Denis, Eric Lange, Juan Pablo Shuk, Pêpê Rapazote, Matias Varela, Javier Cámara, Arturo Castro, Andrea Londo, Kerry Bishé, Michael Stahl-David, Matt Whelan, José María Yazpik
Genere: Drammatico


Può una serie TV che ha fondato buona parte del successo delle prime due stagioni su un personaggio fondamentale andare avanti con una terza stagione in cui quel personaggio è morto - se mi accusate di spoiler sappiate che vi troverò e verrò a darvi un pugno nei denti, brutte bestie maledette - e si cambia contesto e "nemico"? La logica direbbe di sì, già moltissime serie hanno fatto un percorso del genere, dopo due stagione il contesto di riferimento cambia, l'antagonista cambia, ma lo spirito della serie rimane sempre lo stesso e la qualità si spera invariata. "Narcos" però aveva un compito ancora più arduo da portare avanti: non far mancare più di tanto al pubblico quel Wagner Moura nei panni di Pablo Escobar che era diventato un personaggio talmente di culto che la frase "Plata o plomo" stava diventando la nuova "'Sta senza pensier'" - napoletani di tutto il mondo, scusate se non l'ho scritto bene - e la cosa stava iniziando quasi a darmi fastidio.
Un compito superato in pieno? Con la storia che si sposta sulla lotta della DEA al cartello di Cali, cartello della droga che ha convissuto per anni in Colombia con il cartello di Medellin capitanato appunto da Escobar e che dopo la morte del suo capo è diventato uno dei più importanti dell'America latina moltissimi spettatori hanno detto di sì: taluni sostengono che la mancanza del protagonista delle prime due stagioni si senta giusto per un paio di puntate, lascia un po' spiazzati, ma poi la serie prende una direzione ben precisa e tutto va per il meglio. D'altronde, così sostengono coloro, la serie si chiama "Narcos" e non "Pablo Escobar" ed in effetti da questo punto di vista come si fa a dare loro torto? Dopo aver riportato opinioni lette in giro da moltissimi ecco però che arriva anche la mia, probabilmente non richiesta come nessuno dei post che scrivo in questo blog. Ebbene, a me Wagner Moura e Pablo Escobar in questa terza stagione sono mancati veramente tantissimo e non sono riuscito a dare a questo ciclo di episodi lo stesso apprezzamento che ho dato ai primi due.
Capisco che la serie si chiami "Narcos" e non "Pablo Escobar" e che la mia opinione potrebbe anche non essere particolarmente popolare, ma in questa terza stagione più che il personaggio Pablo Escobar - che è morto nella scorsa stagione, d'altronde, mica sono così idiota! - è mancata secondo me la presenza di un personaggio con anche solo la metà del carisma che mostrava. Poi riguardo questa terza stagione, fondamentalmente, mi stanno bene moltissime delle cose che sono state dette: la qualità è rimasta alta nonostante il cambio di contesto e le varie storie che portano la DEA a smantellare il cartello di Cali si incastrano molto bene rendendo comunque la terza stagione di "Narcos" un qualcosa di godibile, anche se sicuramente in tono minore rispetto alle due stagioni precedenti. E se il protagonista Javier Peña, interpretato da Pedro Pascal, è protagonista di una buona evoluzione del suo personaggio, non si può dire altrettanto di chi sta dalla parte dei cattivi, che per quanto mi riguarda non riescono mai a rendersi davvero interessanti nel corso dei dieci episodi che compongono questa terza stagione.
Fine degli episodi e, per il prossimo anno, ci attenderà un nuovo cambio di contesto, con la storia che si sposterà in Messico e ha visto anche la morte di uno dei produttori della serie, assassinato mentre ricercava una location per girare. Se mai vedremo questa quarta stagione, dunque, avremo ancora a che fare con un cambio di situazione che probabilmente ci spiazzerà nelle fasi iniziali, ma si spera, quanto meno, che gli antagonisti vengano resi in maniera molto più interessante.

Voto: 6,5

lunedì 2 ottobre 2017

The Devil's Candy di Sean Byrne (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Devil's Candy
Regia: Sean Byrne
Sceneggiatura: Sean Byrne
Cast: Ethan Embry, Shiri Appleby, Kiara Glasco, Pruitt Taylor Vince, Craig Nigh, Marco Perella, Oryan West, Mylinda Royer
Durata: 79 minuti
Genere: Horror


Io non so bene quali siano i gusti musicali del mio lettore medio, ma dovete sapere che i miei sono ben vicini al rock anni '80 con qualche influenza dall'heavy metal e il cui sound sia per quanto più possibile diverso da quello dei Metallica, che apprezzo da morire, ma i gruppi a loro simili non mi sono mai andati particolarmente giù. Nell'ultimo periodo mi sto avvicinando moltissimo ai The Darkness e il sogno bagnato è un concerto degli Alter Bridge, che spero si presentino a Milano nel corso del 2018. Tutto questo per dire che cosa? Per dire che uno con i miei gusti questo "The Devil's Candy" lo deve vedere per forza, fosse anche solo per apprezzare le perle che vengono tirate fuori dalla colonna sonora, che parte con il bellissimo riff di "Am I Evil?" dei Metallica", poi spazia attraverso brani come "Shake" dei The Wanton Bishops, "Killing Inside" dei Cavalera Conspiracy e "Conjunctivitis" degli Spiderbait. Insomma, un film che comincia con quattro brani del genere, ad uno come me, e quindi anche ad uno con gusti musicali simili ai miei, andrebbe iniettato direttamente nelle vene! Ed è proprio per questo che subito all'arrivo in Italia gli ho concesso una visione e devo dire che, colonna sonora spettacolare a parte, ne sono rimasto particolarmente affascinato e soddisfatto.
Jesse Hellman si trasferisce, con la moglie Astrid e la figlia metallara Zooey in una casa in cui poco tempo prima si era consumato un omicidio. Jesse, un pittore di scarso successo, dopo pochi giorni di permanenza nella casa comincia a sentire delle voci e l'unico modo che trova per distrarsi da quelle voci è dipingere. I quadri che produce in questi stati di trance sono inquietanti e non ricorda nemmeno di averli dipinti. SI scopre presto che per il quartiere si aggira Raymond Smilie, autore dell'omicidio avvenuto in quella casa contro la sua stessa madre: anche lui sentiva le stesse voci di Jesse e l'unico modo per non dar loro peso era suonare la sua chitarra, che però dava molto fastidio ai vicini. Per questo Raymond si è trasformato in uno spietato e sanguinario assassino, quando le voci hanno cominciato a prendere il sopravvento. Il regista Sean Byrne, non particolarmente prolifico e noto per il suo unico film precedente "The Loved Ones" decide con "The Devil's Candy" di girare un horror per nulla banale e per nulla legato a quelli che sono i crismi del genere e, pur partendo da una trama non particolarmente originale o rivoluzionaria, riesce a creare un film da una parte in grado di inquietare con alcune sue scene particolarmente riuscite, sia in grado di far vedere quel bel sano sangue che molte persone cercano quando guardano un film horror.
La particolarità che rende "The Devil's Candy" davvero un buon film horror sta però nel non fare mai vedere l'elemento paranormale della vicenda, un elemento di cui lo spettatore si accorge tramite quell'inquietante voce di sottofondo che si insinua nella mente del protagonista ma che non diventa mai troppo invadente e demanda l'intera componente horror della pellicola alle azioni degli esseri umani che effettivamente sono la cosa più inquietante che si vede nei quasi ottanta minuti di durata. "The Devil's Candy" non risulterà dunque essere l'horror pazzesco che qualcuno ha dipinto nè tanto meno sarà in grado di diventare in futuro un caposaldo del genere, ma sicuramente è un film godibilissimo e, per ora, anche il miglior horror di questa annata, nel quale anche la regia di Sean Byrne ci mette del suo per dare lustro alla pellicola, con inquadrature ricercate e una costruzione dell'atmosfera che non ha nulla da invidiare ad altri film horror del passato.

Voto: 7+

venerdì 29 settembre 2017

COMEDY TIME - The Big Bang Theory - Stagione 10 & The Last Man on Earth - Stagione 3

Nella settimana in cui negli Stati Uniti ricomincia "The Big Bang Theory" - con tanto di spin-off "Young Sheldon" a cui penso darò una piccola opportunità, sperando che i produttori non abbiano deciso di suggerirmi quando devo ridere e quando devo stare serio - ecco che arriva, con considerevole ritardo rispetto alla "tabella di marcia" la recensione della decima stagione. E in aggiunta anche quella di "The Last Man on Earth" giusto per buttarcene dentro un'altra e fare un post di una lunghezza soddisfacente. O forse perchè dedicare un'intera giornata al solo "The Big Bang Theory" mi pareva un po' troppo, non so.


The Big Bang Theory - Stagione 10

The Big Bang Theory
(serie TV, stagione 10)
Episodi: 24
Creatore: Chuck Lorre, Bill Prady
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Sara Gilbert, Melissa Rauch, Mayim Bialik, Kevin Sussman
Genere: Commedia


Sarebbe dovuta essere in qualche modo la stagione evento di questa serie, che comunque continua ad inanellare un buon successo di pubblico. Il traguardo della decima stagione per una serie è sempre importantissimo perchè denota da una parte un enorme successo e fidelizzazione del suo pubblico e dall'altra dovrebbe anche essere una stagione a cui gli autori dovrebbero porre una grande attenzione - che poi dovrebbero porla in tutte le stagioni, ma diciamo che mi aspetto dalla decima qualcosina di più, soprattutto per una serie che sta andando in calando da qualche stagione a questa parte -. Ed effettivamente questa decima stagione non offre molto - se non nulla - di più rispetto alle precedenti. I protagonisti ormai si sono particolarmente appiattiti e non hanno più la benchè minima evoluzione psicologica che per dire, la scorsa stagione ci aveva dato la scoperta del sesso da parte di Sheldon che è già una gran cosa, questa proprio quasi nulla e tutto si riduce a momenti divertenti - o in cui gli autori ti dicono quando devi ridere - alternati ad altri con un tono decisamente minore. Insomma, a me "The Big Bang Theory" potrebbe aver stufato e d'altronde è l'ultima comedy in cui gli autori ti dicono quando ridere che sto seguendo, tra qualche episodio deciderò se nella mia vita da spettatore non ce ne saranno proprio più in assoluto.

Voto: 5+


The Last Man on Earth - Stagione 3

The Last Man on Earth
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 18
Creatore: Will Forte
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Fox Comedy
Cast: Will Forte, Kristen Schaal, January Jones, Mel Rodriguez, Cleopatra Coleman, Mary Steenburgen
Genere: Commedia


"The Last Man on Earth" è stata per ben due stagioni una comedy in grado di divertirmi: la prima era stata davvero geniale, con tredici episodi uno meglio dell'altro, la seconda un po' meno - anche perchè di last man on Earth ce ne sono almeno una quindicina - ma comunque si era rivelata piuttosto godibile e con trovate davvero divertenti. La terza invece è stata la noia totale: fondamentalmente ho passato i primi quattro o cinque episodi a chiedermi quando arrivasse il momento in cui avrebbe fatto ridere, poi quel momento è arrivato in un episodio, poi a sprazzi in qualche altro, ma il tutto è risultato talmente ripetitivo che ho fatto un'enorme fatica a proseguire nella visione e portarla a termine. L'idea dunque di cimentarmi con la visione della quarta stagione è abbastanza remota, anche perchè ormai il tempo scarseggia e bisogna fare qualche taglio!

Voto: 4,5

giovedì 28 settembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo una settimana in cui, in effetti, qualcosa di interessante era uscito, eccone un'altra in cui risulta veramente difficile fare una scelta che non sia quella scontata del vedere il film del regista che adoro. Ecco che dunque, come al solito, tutte le uscite di questo Giovedì verranno commentate in base ai miei pregiudizi e non so quante di queste passeranno effettivamente per i miei occhi.


Madre! di Darren Aronofsky


La mia speranza tre anni fa fu che "Noah" fosse solo uno scivolone. Eppure "Madre!", presentato a Venezia meno di un mese fa, ha preso pernacchie, risate e fischi. Pernacchie, risate e fischi di cui non me ne frega assolutamente nulla e mi fionderò al più presto al cinema a vedere questo film perchè Aronofsky, la Lawrence e Bardem li adoro a prescindere. E anche perchè con Aronofsky per i critici è fin troppo facile parlare per partito preso e spero che sia anche questo il caso.

La mia aspettativa: 7,5/10


Jukai - La foresta dei suicidi di Jason Zada

L'anno scorso la rete mi aveva dato l'opportunità di vedere "The Forest", che poi alla fine ho preferito non vedere. In occasione però dell'uscita in Italia con tanto di titolo a prova di idiota che ci racconta già tanto sulla trama del film, non posso perdermi questo horror con protagonista la bellissima Natalie Dormer. Anche se a dir la verità lo vedo più in quanto horror che per un reale interesse.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Alibi.com: Commedia francese dal presupposto un po' stupido che però, a sorpresa, potrebbe anche moderatamente divertirmi.
Babylon Sisters: Commedia italiana pseudo autoriale con la quale difficilmente avrò a che fare.
Chi m'ha visto: Altra commedia italiana con protagonisti Pierfrancesco Favino e Giuseppe Fiorello. E' giusto più interessante del film subito sopra, ma meno della mia personalissima soglia di interesse.
Emoji - Accendi le emozioni: Bambinata della settimana dedicata alle (o agli?) emoji. Me la posso tranquillamente evitare.
Il contagio: Dramma tutto italiano con Anna Foglietta e Vinicio Marchioni che potrebbe fare al caso mio, visto il tema criminale. Potrebbe essere una delle sorprese della settimana.
L'incredibile vita di Norman: Io Richard Gere non lo posso proprio vedere. Eppure questo film ha un cast che a parte il protagonista mi ispira abbastanza e una trama che potrebbe essere pure interessante. Potrei dargli un'occasione.
L'intrusa: Altro film italiano autoriale con cui non avrò a che fare.
Una famiglia: Di quest'altro film italiano presentato a Venezia ho letto solo commenti piuttosto negativi. Non penso dunque che gli darò un'occasione, anche se sarebbe meglio toccare con mano.

mercoledì 27 settembre 2017

Saw IV - Il gioco continua di Darren Lynn Bousman (2007)


USA 2007
Titolo Originale: Saw IV
Regia: Darren Lynn Bousman
Sceneggiatura: Patrick Melton, Marcus Dunstan, Thomas Fenton
Cast: Tobin Bell, Costas Mandylor, Scott Patterson, Betsy Russell, Lyriq Bent, Athena Karkanis, Justin Louis, Simon Reynolds, Donnie Wahlberg, Angus Macfadyen, Shawnee Smith, Bahar Soomekh, Dina Meyer, Mike Realba, Marty Adams, Sarain Boylan, Billy Otis, James Van Patten, Kevin Rushton, Kelly Jones, Ingrid Hart, Niamh Wilson, Janet Land, Ron Lea, Eric Gores, Devon Bostick, Tony Nappo, Emmanuelle Vaugier, Noam Jenkins, Mike Butters, J. Larose, Oren Koules, Alison Luther, Kim Roberts, David Webster, Sandra Manson, Vincent Rother, Erik Knudsen
Durata: 93 minuti
Genere: Thriller, Horror


A meno di una settimana dalla recensione del terzo capitolo, che fa parte ovviamente dello speciale che sto tenendo a giorni alterni su questo blog in preparazione all'uscita italiana di "Saw: Legacy" ecco che vi tocca leggere subito anche la recensione del quarto capitolo della saga, che per gli autori della stessa consisteva, fondamentalmente, in una doppia missione: la prima era proseguire in maniera degna dopo un terzo episodio che sapeva tanto di conclusivo - e come sostengo da quando sono uno spettatore della saga, ne sarebbe stata la più degna conclusione -, la seconda era invece quella di non snaturare il prodotto originale che, dopo la morte dell'Enigmista si sarebbe dovuto reinventare in modo da attrarre a sè un sempre maggior numero di persone. Non che la seconda missione, soprattutto per quel che riguarda l'attrattiva sul pubblico, fosse proibitiva, dato che alla fin fine fai un seguito di una saga amatissima e il pubblico, pur con qualche pregiudizio, al cinema a vedere il film ci va, ma la prima, effettivamente, era parecchio complicata e se stiamo bene a vedere, è stato proprio lì che si è consumato il mezzo fallimento di questa pellicola, con la saga che poi tornerà ancora a migliorarsi leggermente con i suoi capitoli successivi.
Sappiamo ormai tutti, dopo ben tre film, che la saga di "Saw" si basa su dei punti cardine ben precisi: il primo sono i giochi mentali e le torture fisiche dell'Enigmista, il secondo sono i continui colpi di scena, studiati a puntino per sorprendere lo spettatore, farlo balzare sulla sedia e fargli esclamare "voglio il prossimo capitolo IERI!!!". E il problema di questo quarto capitolo sta in entrambi i punti cardine su cui si è fondata la saga: le torture hanno ormai cominciato a perdere quasi di significato, mentre nei capitoli precedenti ogni personaggio veniva sottoposto ad una tortura ben contestualizzata e che aveva quasi sempre a che fare con il suo vissuto, mentre per quel che riguarda i colpi di scena ci troviamo davanti ad una storia che sviluppa su una linea temporale che è praticamente parallela a quella del terzo capitolo, linea temporale che non è sempre gestita benissimo e gli eventi a cui assistiamo, spesso e volentieri, appaiono mal collegati a livello logico.
Inutile negare che dal punto di vista strettamente visivo, qualche trovata di questo "Saw IV - Il gioco continua" sia piuttosto interessante, ma i difetti elencati sopra contribuiscono clamorosamente a far perdere fascino ad una saga che già dal capitolo precedente iniziava un po' a soffrire dell'effetto "spremuta". A volergli trovare una nota positiva a questo film c'è da dire che risulta essere particolarmente interessante la parte costituita dai flashback in cui viene spiegata la genesi del protagonista e il perchè abbia sviluppato il suo distorto senso di giustizia che lo porta a pensare che la vita non vada mai sprecata. Una parte che funziona nei limiti di un film che però, intorno ad essa, ci mette praticamente tutti i suoi difetti in bella mostra.

Voto: 5

martedì 26 settembre 2017

Ozark - Stagione 1

Ozark
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Bill Dubuque, Mark Williams
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Jason Bateman, Laura Linney, Sofia Hublitz, Skylar Gaertner, Julia Garner, Jordana Spiro, Jason Butler Harner, Esai Morales, Peter Mullan, Lisa Emery
Genere: Drammatico


La possibilità data da Netflix di scaricare contenuti sul proprio cellulare in modo da non utilizzare traffico dati ha reso molto meno spiacevoli i miei viaggi in metro, nei quali spesso mi guardo una puntata di una serie con un'attenzione che, paradossalmente, a volte è addirittura maggiore di quella che ci metto a casa quando i film e le serie TV me li guardo sul mio bel televisore. Tra le serie viste al ritorno dalle ferie durante i miei viaggi in metro - le ferie sono ormai finite da due settimane e ora ho ripreso a pieno ritmo quindi ogni viaggio in metro una puntata di qualcosa di scappa sempre - spicca "Ozark", presentata su Netflix il 21 Luglio che io sono riuscito a vedere con i miei ormai consueti mesi di ritardo e la cui prima stagione, tra alti e bassi - pochi bassi e qualche alto - mi ha davvero soddisfatto.
Marty Byrde, interpretato da Jason Bateman, è un consulente finanziario che vive con la propria famiglia a Chicago e che ricicla denaro per i cartelli della droga messicani. Quando le cose si mettono male e il suo socio viene ucciso da Del Rio, interpretato da Esai Morales, per un furto subito, Marty riesce a convincere l'aguzzino a lasciarlo in vita, trasferendosi a Ozark insieme alla sua famiglia, luogo in cui è possibile riciclare enormi somme di denaro senza difficoltà. Forse in tono minore, ma guardando questa prima stagione della serie - che è già stata rinnovata per una seconda che arriverà l'anno prossimo - mi è subito venuto alla mente un paragone, secondo me nemmeno troppo forzato, con "Breaking Bad" a cui la serie mostra di ispirarsi con particolare gratitudine. Anche qui d'altronde abbiamo un protagonista che deve pensare alla sua famiglia e a proteggerla ed è disposto a tutto pur di riuscire a farlo. Qui fondamentalmente manca il tema della morte imminente, ma alla fin fine, in fondo, le due serie hanno uno spunto di partenza abbastanza simile.
Poi però lo sviluppo ed anche la qualità sono abbastanza diverse, con una prima stagione che si concentra principalmente sulle difficoltà che incontra il protagonista nel completare la sua missione, costretto a vivere in una città in cui, non tanto perchè fondata su principi di legalità convenzionali, ma più che altro perchè dominata da altri tipi di attività criminali - compreso il traffico di eroina - e da persone che tenteranno di fare di tutto pur di ostacolare Marty nella sua missione. La trama è sviluppata abbastanza bene, così come, per ora, sono anche caratterizzati in maniera soddisfacente tutti i personaggi principali della vicenda, a partire dal protagonista, dalla moglie e dai figli e dal personaggio di Ruth, che spicca clamorosamente nella seconda metà della stagione. Interessanti poi sono le parti legate a Roy Petty, interpretato da Jason Butler Harner, agente dell'FBI insospettito dalle motivazioni che hanno spinto Marty ad un trasferimento così repentino e da tempo sulle tracce di Del Rio.
Non mancano poi momenti in cui la tensione sale in maniera vertiginosa, con gli sceneggiatori bravi a far procedere la trama in maniera non troppo veloce, in modo da empatizzare il più possibile con le sensazioni dei protagonisti. Così come non manca, nell'episodio finale che dura mezz'ora in più del normale, un colpo di scena veramente clamoroso che apre a questioni ancora più grosse per la prossima stagione. Insomma, questa prima stagione di "Ozark" si è rivelata di buonissima fattura e in grado di creare nello spettatore - o per lo meno in me, ovviamente - una certa dipendenza verso i suoi episodi.

Voto: 7+

lunedì 25 settembre 2017

La cura dal benessere di Gore Verbinski (2016)

USA, Germania 2016
Titolo Originale: A Cure for Wellness
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Justin Haythe
Cast: Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth, Celia Imrie, Ashok Mandanna, Adrian Schiller, Harry Groener, Tomas Norström, Carl Lumbly, Ivo Nandi, David Bishins
Durata: 146 minuti
Genere: Thriller, Horror


Qualche mese fa, quando il film di cui vi parlerò oggi è uscito nelle sale, mi sono perso la visione di questa nuova pellicola di Gore Verbinski, il regista de "La maledizione della prima Luna" e del remake di "The Ring" - sicuramente tra i suoi film più riusciti - forse intimidito dall'eccessiva durata di quasi due ore e mezza o forse semplicemente perchè non era il momento per godersi un film del genere. Deciso dunque a recuperarlo comunque prima della fine dell'anno, mi sono fatto convincere da una video recensione su Youtube che ne consigliava caldamente la visione e ho finalmente dato un'opportunità a questo thriller/horror con protagonisti Dane DeHaan e Jason Isaacs.
"La cura dal benessere" è un thriller che parte dal più semplice dei presupposti, tentando un po' di infilarsi in quel filone di film che narrano una storia fino ad un certo punto lineare per poi piazzare il colpo di scena alla fine e farti pensare di aver ben speso le due ore e mezza della sua durata. Lockhart è un giovane broker di Wall Street che si deve recare in Svizzera per far firmare all'amministratore delegato della sua azienda Rolan Pembroke le liberatorie per la fusione con un'altra azienda. Giunto in un centro benessere sulle Alpi Svizzere a seguito di un incidente scoprirà che al suo interno gli ospiti vengono sottoposti ad una miracolosa cura studiata dal dottor Heinreich Volmer che fa sentire tutti gli ospiti presto in salute. Ci troviamo dunque davanti ad un film che, pur basandosi sull'idea di spiazzare lo spettatore, parte già da un presupposto per il quale lo spettatore, bene o male, un colpo di scena alla fine se lo aspetta, o quanto meno sospetta qualcosa riguardo al centro benessere in cui si trovano i protagonisti.
Pur non ottenendo recensioni particolarmente entusiaste, la pellicola in questione è riuscita a dividere pubblico e critica tra chi lo ritiene un film mediocre con evidenti pregi a livello registico - d'altronde Gore Verbinski pur non avendo mai diretto film particolarmente impegnativi da quel punto di vista sa il fatto suo - e nella costruzione dell'atmosfera e chi invece lo ha ritenuto un buon film con altrettanto evidenti difetti nello sviluppo della trama. Così come molti sono stati quelli che non hanno apprezzato il finale di questa pellicola, mentre ad esempio a me, non ha fatto nè caldo nè freddo. Non ho amato particolarmente questo film, per lo meno non come mi sarei aspettato, con il problema che lo stesso non mi abbia lasciato nulla di particolare. Per quanto dunque lo spunto di partenza sia affascinante poi, alla fin fine, non mi è sembrato che il film potesse essere in grado di attecchire su di me. Essendo poi questo un tipo di film a cui difficilmente do una seconda opportunità temo che alla fine questo finir presto nel dimenticatoio senza lasciare particolarmente il segno nella mia mentalità cinefila.

Voto: 5,5
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