domenica 18 febbraio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #6 - Solo: A Star Wars Story

Sesto episodio con la rubrica sui trailer ed eccoci qui a parlare di uno dei trailer più discussi dopo la notte del Super Bowl, che notoriamente viene utilizzata anche come enorme vetrina per presentare i trailer di grandi film in uscita.



La mia opinione: Non si avevano informazioni su questo film. Molti speculavano sul fatto che probabilmente lo avrebbero spostato a Dicembre, per mantenere un anno di distanza da "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi", alcuni addirittura pensavano che la Disney stesse in qualche modo odorando un potenziale flop e fosse in procinto di cancellare lo spin-off su Han Solo, uno dei personaggi più amati dell'universo creato da George Lucas. Ecco le persone che pensavano ad un potenziale flop secondo me hanno le scimmie nel cervello: i fan trentennali di "Star Wars", ma anche quelli un po' meno stagionati, aspettano da anni un film su Han Solo e si bagnano al solo pensiero, in quale modo sarebbe potuto essere un flop? Il trailer poi è bellissimo, sembra esserci ben ritratto lo spirito del protagonista e i suoi tratti caratteriali principali. Pare che una data papabile per l'uscita sia intorno alla fine di Maggio, periodo in cui la Disney avrà in uscita anche "Avengers: Infinity War" e "Deadpool 2" e in cui potrebbe, addirittura, farsi concorrenza da sola. Chiamali stupidi...

sabato 17 febbraio 2018

25 indiscrete domande cinematografiche

Nel ringraziare Giulia del blog "La collezionista di biglietti" per la nomination, rispondo a questa catena fatta per conoscere i gusti di ognuno di noi. 25 domande per conoscere i propri gusti cinematografici ed ecco qui le mie risposte!

1. Il personaggio cinematografico che vorresti essere: Una fatica pazzesca ogni volta rispondere a questa domanda. Per personalità vorrei tanto essere il professor Terence Fletcher interpretato da J. K. Simmons in "Whiplash".

2. Genere che ami e genere che odi: Adoro gli horror, mi subisco anche le peggiori merde pur di vedere un horror, detesto il western.

3. Preferisci i film in lingua originale o doppiati?: Non ho una vera e propria preferenza, sicuramente con quelli doppiati faccio meno fatica, ma guardarli in originale, ogni tanto, mi fa anche piacere.

4. L'ultimo film che hai comprato: Ho fatto partire giusto ieri il preordine del DVD di "Fabrizio De Andrè - Principe libero".

5. Sei mai andato al cinema da solo? Sì e mi piace anche farlo.

6. Cosa ne pensi dei Blu-Ray? Non possiedo un lettore Blu-Ray ma voglio procurarmelo al più presto. Penso però che non abbiano avuto un grosso successo e siano destinati a morire.

7. Che rapporto hai col 3D? Il secondo e ultimo film che ho visto in 3D era una merda e mi ha fatto venire un mal di testa fortissimo.

8. Cosa rende un film uno dei tuoi preferiti? Mi deve emozionare e farmi venire la voglia di guardarlo di nuovo, anche più di una volta.

9. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? Li guardo quasi tutti da solo, praticamente.
10. Ultimo film visto (al cinema oppure no): Fabrizio De Andrè - Principe libero.

11. Un film che fa riflettere: Ce ne sarebbero tantissimi a dire la verità, andando su qualcosa di più recente direi "Her".

12. Un film che fa ridere: A me fa ridere tantissimo "Scary Movie 3", per dire. La mia commedia preferita in assoluto è "Terapia d'urto".

13. Un film che fa piangere: "7 minuti dopo la mezzanotte".

14. Un film orribile: Non citerò un film volutamente orribile visto la scorsa settimana e di cui parlerò anche a breve. Meglio citare uno di quei film che si credono belli: "Bedevil".

15. Un film che non hai visto perché ti sei addormentato: Se mi capita di addormentarmi, recupero la parte mancante, con tutt'altro spirito però. Direi che l'ultimo con cui mi è capitato è stato "Thor: Ragnarok".

16. Un film che non hai visto perché stavi facendo le "cosacce": Ecco una cosa che non mi è mai capitata!

17. Il film più lungo che hai visto: Senza scomodare statistiche o andarmi a cercare la cosa, probabilmente è stato "Balla coi lupi".

18. Un film che ti ha deluso: "The Post", abbastanza.

19. Un film che sai a memoria: "Terapia d'urto", "Shining", i primi quattro film di Aldo, Giovanni e Giacomo, "School of Rock".

20. Un film che hai visto al cinema perché ti hanno trascinato: "Le morti di Ian Stone".

21. Il film più bello tratto da un libro: Ahimè non sono un grande lettore. Tra quelli che ho letto e ho visto anche il film dico però, senza alcun dubbio, "Arancia meccanica".

22. Il film più datato che hai visto: "Nosferatu - Il vampiro", 1922.

23. Miglior Colonna Sonora: "La La Land" quasi senza dubbio, ma anche quelle di "Interstellar" e di "Dunkirk" sono pazzesche.

24. Miglior Saga: Direi "Star Wars", ma non ne sono sicurissimo.

25. Miglior Remake: Di molti remake non ho visto l'originale. Sono indeciso tra "Scarface" di Brian De Palma, remake di "Scarface - Lo sfregiato" del 1932 o "The Departed" di Martin Scorsese, remake di "Infernal Affairs", in cui per me originale e remake sono praticamente alla pari.

E ora, tempo di nominare i (s)fortunati che dovranno partecipare a questa catena e rispondere alle domande!

La bara volante
Pietro Saba World
Stories Books and Movies
Gioco Magazzino
Moz 'o Clock

venerdì 16 febbraio 2018

Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: Tutto quello che vuoi
Regia: Francesco Bruni
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Cast: Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Emanuele Propizio, Riccardo Vitiello, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni, Andrea Lehotská
Durata: 102 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Casualità vuole che, pochi giorni dopo aver visto "Ella & John", film che parlava della vecchiaia in un modo delicato e coinvolgente, grazie alle proiezioni che organizzo con il Cineforum Vimodrone ho avuto la possibilità di vedere "Tutto quello che vuoi", film italiano uscito nel corso del 2017, terzo lavoro cinematografico del regista Francesco Bruni dopo "Scialla! Stai Sereno" e "Noi 4".
Il film è ambientato a Roma dove Alessandro, interpretato da Andrea Carpenzano, è un ragazzo di ventidue anni che passa le sue giornate con i suoi tre amici, barcamenandosi tra i pomeriggi al bar e qualche piccolo crimine. Accetta, obbligato dal padre, un lavoro come accompagnatore di Giorgio, interpretato da Giuliano Montaldo, anziano poeta di ottantacinque anni affetto dal morbo di Alzheimer. Appartenendo a due mondi completamente diversi i due personaggi avranno modo di conoscersi e di trarre il meglio l'uno dall'altro, con Alessandro che vedrà risvegliarsi il suo interesse verso la cultura e una certa volontà di prendere in mano la sua vita e trovarsi un lavoro stabile, mentre Giorgio avrà modo, prima di morire serenamente, di ritrovare il tesoro da lui sepolto durante la Seconda Guerra Mondiale, grazie anche all'aiuto degli amici di Alessandro che lo accompagneranno nel suo ultimo viaggio terreno.
Ricordo che lo scorso anno, dato che non sempre si può vedere tutto quello che si vuole - ah ah, ho fatto un gioco di parole col titolo... ah ah... no eh!?! -, avevo saltato a piè pari la visione di questa pellicola non per disinteresse, quanto più che altro per indifferenza. Ammetto candidamente quando i miei pregiudizi verso una pellicola sono sbagliati e anzi, quando la cosa accade in senso positivo ne sono anche particolarmente contento, dato che la visione in questione è stata in grado di sorprendermi e di farmi comunque riflettere. Non siamo davanti ad un capolavoro indimenticabile della storia del cinema, siamo però davanti ad un perfetto film da cineforum che, visto in un ambiente in cui al termine del film è possibile confrontarsi, assume ancora più valore. E il film dà tantissimi spunti di discussione, soprattutto per quanto riguarda la sua sceneggiatura e il modo in cui sono scritti i personaggi, poi poco importa se gli attori coinvolti - tanti semi-esordienti - non siano poi il massimo a livello recitativo e se la regia si limita a fare il compitino: se la storia lascia qualcosa allo spettatore allora il film, anche se non eccelso a livello tecnico, merita di essere ricordato.
E quella narrata da "Tutto quello che vuoi" è una storia bella in cui tutti, in qualche modo, guadagnano importanti esperienze di vita: Alessandro e i suoi amici stando di fianco a Giorgio ed aiutandolo ad esaudire un suo grande desiderio troveranno la voglia di vivere, di rendersi utili a chi sta loro intorno, di prendere in mano il proprio futuro, chi riprendendo gli studi, chi cercandosi un lavoro, mentre Giorgio darà loro, indirettamente, questa grande forza, rivivendo anche le esperienze che hanno in qualche modo segnato la sua vita. Una storia bella che sicuramente lascia qualcosa di cui riflettere anche nei giorni successivi alla visione.

Voto: 7+

giovedì 15 febbraio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo arrivati al weekend di San Valentino e su ciò non voglio fare commenti, dato che il "film di San Valentino" è uscito settimana scorsa. Ci sono però due film interessantissimi: uno per prepararsi agli Academy Awards, il secondo per prepararsi all'uscita di "Avengers: Infinity War" che avverrà tra un paio di mesi. Vediamo però quali saranno i miei commenti pregiudizievoli verso i cinque film in uscita questa settimana!


La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo Del Toro


Uno dei grandissimi favoriti per gli Academy Awards, di cui avevo anche parlato nel secondo episodio della mia rubrica sui trailer, in grado di ricevere ben tredici nomination, tra cui quella per miglior film e miglior regia. Inutile dire che è da quando ha vinto il Leone d'oro all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che attendo di vedere questo film ed è molto molto facile che mi fiondi al cinema a vederlo già questa sera!

La mia aspettativa: 8/10


Black Panther di Ryan Coogler


Altro film di cui ho parlato nella rubrica sui trailer e che sembra stia passando abbastanza in sordina, anche tra gli appassionati dei cine-comics, forse complice l'uscita particolarmente ravvicinata di "Avengers: Infinity War", che sarà importantissimo per il Marvel Cinematic Universe. Sarà interessante vedere come sarà reso un personaggio che non conosco praticamente per nulla, ma che sembra essere molto importante nell'economia di questo universo cinematografico.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

A casa tutti bene: Il problema che io ho con i film di Gabriele Muccino è che secondo me quello che gli fa i trailer è bravissimo e riesce ad ingannarmi. Poi però quando guardi il film ti accorgi di quale sia il vero problema dei suoi lavori.
San Valentino Stories: Ecco il film di San Valentino che nessuno - lo spero, di sicuro io - vuole vedere.
Hannah: Non so bene perchè, ma quando vedo Charlotte Rampling negli ultimi anni comincio ad annoiarmi già in partenza. Questo film italiano non sembra essere da meno.

mercoledì 14 febbraio 2018

The Post di Steven Spielberg (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Post
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer
Cast: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, Jesse Plemons, David Cross, Zach Woods, Pat Healy, Jessie Mueller
Durata: 130 minuti
Genere: Biografico, Storico, Drammatico


Prosegue imperterrita la mia corsa verso la visione di tutti i film nominati all'Oscar come miglior film - e scusate la ripetizione fatta proprio così, pronti via - e a sole due settimane e mezzo dalla premiazione mancano alla mia lista solamente tre titoli, uno dei quali spero di riuscire a vederlo in questo weekend, mentre un altro verrà commentato su questo blog tra pochissimi giorni. Tra le nove pellicole candidate al massimo alloro in questa annata figura anche un nome grosso della regia, che negli ultimi anni, più o meno da quando ha iniziato ad alternare in maniera anche intelligente cinema impegnato con film come "Lincoln" o "Il ponte delle spie" a puro divertissement come "Il GGG - Il grande gigante gentile" o come "Ready Player One", sua prossima uscita tra nemmeno un paio di mesi, una nomination nella categoria regina degli Academy Awards se la è sempre beccata. Poi non ha mai vinto il premio principe, ma sia con "Lincoln" sia con "Il ponte delle spie" sono stati premiati gli attori: nel primo il protagonista Daniel Day Lewis, mentre nel secondo il non protagonista Mark Rylance e speriamo che quest'anno non si palesi uno dei miei più grandi incubi dal punto delle premiazioni agli attori: ebbene sì, come una tassa, un fardello che pende sui giudici degli Oscar, anche quest'anno Meryl Streep si è beccata la nomination mannaggia a lei, che io capisco pure che sia bravissima, ma questi c'hanno talmente voglia di nominarla che se passasse un film intero a scatarrare sul microfono o a muoversi la dentiera con la lingua davanti alla telecamera la nominerebbero lo stesso.
Con "The Post" Steven Spielberg decide di parlarci della vicenda della pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers, documenti segreti del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti pubblicati prima sul New York Times e successivamente sul Washington Post. La protagonista è Katharine Graham, interpretata da una Meryl Streep che per lo meno si guadagna la nomination senza muovere la dentiera con la lingua, ma con un'interpretazione decisamente valida sotto molti punti di vista, che è divenuta proprietaria del Washington Post in seguito alla morte del marito. Nonostante il suo ruolo all'interno dell'azienda Arthur Parsons, membro del consiglio interpretato da Bradley Whitford, e Ben Bradlee, il caporedattore interpretato da Tom Hanks, non tengono sempre in considerazione le decisioni della donna e il secondo in particolare sta indagando a seguito di alcune voci su che cosa abbia intenzione di pubblicare il New York Times: i Pentagon Papers vengono così pubblicati, creando uno scandalo di proporzioni mondiali e proteste in tutto il paese.
Posso dire senza particolari problemi di non avere nulla in contrario rispetto alle ultime produzioni di cinema impegnato del regista: d'altronde lungo tutta la sua carriera Spielberg ci ha abituato ad alternare in maniera intelligentissima il tenore delle sue uscite e anche, perchè no, il tipo di pubblico a cui esser possano venire indirizzate. Dal canto mio sono sempre rimasto affascinato da entrambi i tipi di film del regista, che hanno saputo regalarmi sempre emozioni e occasioni per riflettere. Il problema che ritrovo con il regista sta nel fatto che, per quel che mi riguarda, ha perso mordente, magari non è lui ad essere cambiato, dato che comunque è sempre stato federe ad un certo modo di fare cinema e ad un certo modo di portare in scena i suoi personaggi, magari sono io a vedere con occhi diversi le sue pellicole - sia quelle impegnate sia quelle meno complesse - e a risentire di questa sorta di perdita di originalità da parte di un regista che dal punto di vista tecnico non è arretrato di una virgola rispetto al suo modo di vedere il cinema e che rimane proprio da questo punto di vista ancora un regista ineccepibile.
Eppure in un film come "The Post", che del dialogo fa il suo fondamento e dalle interpretazioni dei suoi protagonisti cerca di trarre il suo punto di forza, non mi ci sono ritrovato proprio: i dialoghi mi sono sembrati fin troppo verbosi e tirati abbastanza al limite, il ritmo ne risente terribilmente e presto, in un film che dura più di due ore, è sopravvenuta una certa sensazione di noia durante la visione. Insomma saremo pure davanti ad un film in cui il regista mette ancora una volta tutto se stesso, in cui la solita Meryl Streep offre una performance buona - ma sarà stata davvero da Oscar o dite tutti che lo è solo perchè si chiama come si chiama? - e nel quale, però, non ci ho trovato, oltre che un'ottima confezione, un'anima vera e propria.

Voto: 6-

martedì 13 febbraio 2018

4 mosche di velluto grigio di Dario Argento (1971)


Italia, Francia 1971
Titolo Originale: 4 mosche di velluto grigio
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Michael Brandon, Mimsy Farmer, Jean-Pierre Marielle, Bud Spencer, Stefano Satta Flores, Marisa Fabbri, Francine Racette, Costanza Spada, Calisto Calisti, Oreste Lionello, Fabrizio Moroni, Aldo Bufi Landi, Tom Felleghy, Guerrino Crivello, Corrado Olmi, Gildo Di Marco, Leopoldo Migliori, Fulvio Mingozzi, Dante Cleri, Pino Patti, Ada Pometti, Jacques Stany, Renzo Marignano
Durata: 102 minuti
Genere: Thriller


Dopo una settimana di pausa - la rubrica in questione non ha scadenza e potrebbe anche andare di pari passo con l'inizio di nuove rubriche, in questo periodo mi pare di avere un sacco di idee, vedremo se riuscirò a portarle avanti tutte! - si ritorna a parlare di Dario Argento, nello speciale a lui dedicato, con la recensione del suo terzo film, anche terzo capitolo della Trilogia degli animali, trilogia antologica composta da "L'uccello dalle piume di cristallo", esordio alla regia per Argento e di gran lunga il migliore dei tre, "Il gatto a nove code", film abbastanza deludente e pasticciato, e appunto "4 mosche di velluto grigio" che arrivò nei cinema italiani nel 1971, pochi mesi dopo l'uscita del capitolo precedente e girato in poco meno di due mesi. A chiusura della Trilogia degli animali, che negli intenti del regista sarebbe dovuta proseguire con "La tigre dai denti a sciabola" cui poi fu cambiato il titolo diventando lo sconosciutissimo "Profondo rosso", si venne a creare, grazie anche al grande successo ottenuto, un vero e proprio filone di film, tutti girati tra il 1971 e il 1977, con il nome di un animale nel titolo, tra cui si segnalano "Non si sevizia un paperino" di Lucio Fulci e "Il gatto dagli occhi di giada" di Antonio Bido.
In "4 mosche di velluto grigio" il protagonista della vicenda è Roberto Tobias, interpretato da Michael Brandon, il batterista di un complesso rock che da qualche tempo pare essere pedinato da un losco figuro. Deciso ad affrontarlo una volta per tutte, una sera, dopo le prove con la sua band, lo segue fino all'interno di un teatro e accidentalmente lo uccide utilizzando lo stesso pugnale impugnato dal suo pedinatore. L'omicidio viene fotografato da una persona mascherata che si trovava sul loggione del teatre, che successivamente inizia a perseguitarlo e a minacciarlo. Dopo alcune minacce e un'aggressione scampata, Roberto decide di confidare la cosa all'amico Diomede, chiamato Dio e interpretato da Bud Spencer, che gli consiglia di rivolgersi a Gianni Arrosio, un investigatore privato interpretato da Jean-Pierre Marielle, per fare luce sulla questione.
In questo terzo lavoro di Dario Argento sono presenti diversi elementi che poi, riutilizzati nel corso di suoi film successivi, soprattutto negli anni '80, faranno la vera e propria fortuna del regista. Il primo è il fatto di essere il suo primo lavoro in cui la colonna sonora presenta brani con influenze progressive rock, con la sola scena iniziale che musicalmente vale da sola la colonna sonora dell'intero film, composta comunque per intero da Ennio Morricone, alla sua terza collaborazione con il regista. Il secondo sta invece nel porre l'attenzione dello spettatore e dunque la risoluzione dell'intero caso su un singolo dettaglio che, una volta riconosciuto come quello fondamentale per scoprire l'assassino, rende le visioni successive totalmente diverse dalla prima - tengo però a sottolineare che questo è uno di quei film del regista che ho recuperato apposta, assieme al prossimo che sarà quello più diverso della sua intera carriera, per scrivere questa rubrica -, utilizzando tra l'altro uno di quegli stratagemmi che poi verranno riutilizzati con scarsi risultati in altri esemplari del cinema horror anche contemporaneo, ovvero l'idea che la retina di un morto contenga l'immagine dell'ultima cosa da lui vista.
Spostando a volte l'attenzione su una dimensione onirica decisamente inquietante, Dario Argento riesce a portare in scena un film decisamente migliore rispetto al precedente anche se ancora a livello di sceneggiatura c'è qualcosa che non quadra - ma se è per quello ci sono cose che non quadrano nemmeno in "Profondo rosso", che però è così bello che chissene frega - e a livello di coinvolgimento e di tensione non siamo nè ai livelli del suo primo lavoro nè a quelli di quei film che faranno la sua fortuna a livello cinematografico negli anni successivi della sua carriera. Rimane però un buon film che mostra ancora una volta la maestria di Dario Argento dietro alla macchina da presa e il suo volere di sperimentare soprattutto a livello narrativo. Saranno poi le sue stesse paure ed ossessioni ad entrare prepotentemente nel suo modo di fare cinema, che qui vediamo ancora in uno stato embrionale attraverso l'utilizzo di una componente onirica sicuramente interessante.

Voto: 7
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