giovedì 26 aprile 2018

The Place di Paolo Genovese (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: The Place
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Paolo Genovese
Cast: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Giulia Lazzarini
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico


Dopo l'enorme successo da parte della critica e del pubblico, che lo ha enormemente premiato al botteghino per il per me bellissimo "Perfetti sconosciuti", il regista italiano Paolo Genovese era atteso al varco, dopo aver apparentemente raggiunto la maturità artistica, con il suo ultimo film "The Place". A dirla tutta io con il cinema di Paolo Genovese ho un buon rapporto da qualche anno, da quando per caso vidi "Immaturi", niente di eccezionale ma comunque una commedia piuttosto soddisfacente. Non ho particolarmente apprezzato "Una famiglia perfetta", mentre trovo sia abbastanza riuscito "Tutta colpa di Freud", anche se, appunto, finora la sua summa artistica - che denota anche una certa voglia di sperimentare con le sceneggiature - si può tranquillamente considerare "Perfetti sconosciuti", con sette personaggi in una stanza che si massacrano a causa dei segreti contenuti nei propri smartphone.
"The Place", per il cinema italiano, è un po' l'equivalente dell'All Star Game della NBA: tutti i più forti - anche se a volte si dà spazio ai più famosi - dentro e vediamo che partita ne viene fuori. Ed ecco che nel film è presente un cast che farebbe invidia a qualsiasi grande produzione con, fra gli altri Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo e l'emergente Alessandro Borghi e chi più ne ha più ne metta. Al centro della vicenda c'è un uomo, interpretato da Valerio Mastandrea, che passa l'intera giornata allo stesso tavolo dello stesso bar. Nel corso dei giorni si recano da lui diversi personaggi, che chiedono all'uomo di esaudire i loro desideri: si va dal recupero dei soldi di una rapina al desiderio di vedere il proprio figlio sopravvivere ad una terribile malattia, passando per il desiderio di passare una notte di sesso con una modella - che immagino abbiate già capito sia il desiderio del personaggio interpretato da Rocco Papaleo -. L'uomo in cambio chiede che i personaggi facciano qualcosa, il più delle volte mettendo in discussione i propri precetti morali nel modo più discutibile possibile.
Il giochino dell'alternanza dei diversi personaggi all'interno del bar, luogo in cui si svolge praticamente tutta la vicenda, mentre le storie dei vari personaggi ci vengono raccontate attraverso i dialoghi, all'inizio funziona particolarmente: il ritmo è piuttosto serrato e, nonostante i dialoghi non sempre siano brillantissimi, le varie storie si riescono a seguire abbastanza bene. C'è anche da dire che attrae particolarmente il mistero riguardo all'uomo seduto nel bar, del quale non si conoscono motivazioni che lo spingano a fare ciò che fa e che contribuiscono a dare un po' di fascino alla vicenda. Arriva però quel momento in cui nella sceneggiatura, tra l'altro ispirata alla serie americana "The Booth at the End", sembra rompersi qualcosa e tutto il fascino che si provava verso il protagonista e verso i personaggi che da lui si avvicendano comincia a scemare e quel momento è proprio quello in cui le storie degli avventori del locale si intrecciano in un modo che non mi è parso essere stato gestito benissimo.
Ed ecco che allora si ritorna alla metafora di cui si parlava qualche riga sopra: "The Place" è l'equivalente cinematografico italiano dell'All Star Game della NBA. Tutti i migliori o i più famosi sono dentro a giocare, cominciano a farlo dando spettacolo e facendo divertire il pubblico. Poi però ad un certo punto le alternative sono due: o il punteggio è tirato e allora si inizia anche a difendere, rendendo la partita veramente spettacolare, oppure una squadra prevale sull'altra in maniera netta e si continua fino alla fine con giochi da circo un po' fini a se stessi facendo chiedere allo spettatore se sia valsa la pena passare la notte in bianco per assistere allo spettacolo. La partita di "The Place" ha chiaramente seguito il secondo schema: tantissima attesa, tantissima speranza di trovarsi davanti ad una bella parata di stelle, con dialoghi brillanti e una sceneggiatura ottima, che poi però, ad un certo punto, comincia a offrire situazioni e dialoghi fini a se stessi. Nulla di così brutto, ma da questa parata di stelle sarebbe stato lecito aspettarsi di meglio.

Voto: 6

martedì 24 aprile 2018

WEEKEND AL CINEMA... DI MARTEDÍ

Questa settimana i due film più importanti escono tra oggi e domani, quindi la rubrica si sposta ad oggi, sperando che per me che non faccio il ponte lungo, il weekend arrivi il più in fretta possibile. Al solito tutti i film che usciranno tra oggi e giovedì li vedrete commentati in base ai miei pregiudizi!


Avengers: Infinity War di Anthony Russo, Joe Russo


È finalmente arrivato il giorno in cui i nerd di tutto il mondo, me compreso, saranno contenti. Esce il terzo film dedicato agli Avengers, che promette fuoco e fiamme, soprattutto alla luce degli eventi narrati in "Captain America: Civil War" e in vista dell'ingresso in scena, nel più grande crossover mai realizzato, dei Guardiani della Galassia. Le carte in regola per vedere un film della Madonna - per quanto riguarda l'aspetto da cinema di intrattenimento ovviamente - ci sono tutte. E io sto già attendendo il weekend, quando finalmente lo andrò a vedere.

La mia aspettativa: 8/10


Loro 1 di Paolo Sorrentino


I distributori cinematografici italiani decidono di fare una cosa estremamente furba e fanno uscire la prima parte del film su Silvio Berlusconi diretto da Paolo Sorrentino solamente un giorno prima di "Avengers: Infinity War". E siccome poi la seconda parte uscirà solamente tra due settimane, immagino quale possa essere il suo successo, a livello commerciale, dato che sarà surclassato dal film della Marvel. Detto questo, anche per questo film ho un fomento incredibile, spero di godere per davvero.

La mia aspettativa: 8/10


Le altre uscite della settimana

Interruption: Presentato lo scorso anno a Venezia, potrebbe rivelarsi una visione piuttosto sorprendente, nel caso decidessi di affrontarla. Sarà dura.
I fantasmi d'Ismael: Dramma francese metacinematografico che non mi ispira più di tanto.
Nato a Casal di Principe: Film biografico su un certo Amedeo Letizia, che ammetto di non aver mai sentito nominare. Penso che lascerò passare inosservata la pellicola.
Tu mi nascondi qualcosa: Commedia italiana discretamente interessante con un cast capitanato da Giuseppe Battiston e da Rocco Papaleo. Non so se gli darò un'opportunità, però non lo escludo nemmeno a priori.
Youtopia: Altro film italiano che però stavolta mi ispira abbastanza, nonostante il tema sia parecchio impegnativo.
La Mélodie: Altro film francese, ancora una volta proveniente da Venezia. Non so bene cosa aspettarmi, ma nel dubbio mi sa che lo scarto.

lunedì 23 aprile 2018

Tenebre di Dario Argento (1982)


Italia 1982
Titolo Originale: Tenebre
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Anthony Franciosa, John Saxon, Daria Nicolodi, Giuliano Gemma, Christian Borromeo, Mirella D'Angelo, Veronica Lario, Ania Pieroni, Eva Robin's, Carola Stagnaro, John Steiner, Lara Wendel, Isabella Amadeo, Mirella Banti, Ennio Girolami, Marino Masè, Fulvio Mingozzi, Giampaolo Saccarola, Ippolita Santarelli, Lamberto Bava, Michele Soavi
Durata: 96 minuti
Genere: Thriller


Abbiamo visto assieme su questo blog - tre o quattro gatti e io che ho scritto - il percorso artistico di Dario Argento nei suoi primi 10 anni di carriera, in cui è stato capace di inanellare tre buoni successi di pubblico per quel che riguarda il genere thriller - con la "Trilogia degli animali" composta da "L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code" e "4 mosche di velluto grigio" -, passando poi per la parentesi della commedia popolare su sfondo storico con "Le cinque giornate", per ritornare poi al thriller con ovvie influenze horror con "Profondo rosso", suo maggiore successo acclamatissimo in patria. Si dà poi all'horror soprannaturale con la sua summa artistica, quel "Suspiria" che gli darà il successo e la fama internazionale, e con il suo seguito "Inferno", sicuramente con minor carisma rispetto al predecessore, ma non di meno valore a livello artistico. Con "Tenebre" del 1982 si ritorna al thriller con un film scritto e sceneggiato dallo stesso Argento che si avvale dell'assistenza alla regia di Lamberto Bava e di Michele Soavi che negli anni successivi entreranno a far parte della scena horror italiana.
Peter Neal, interpretato da Anthony Franciosa, è uno scrittore statunitense sulla cresta dell'onda, che si ritrova a Roma per la presentazione del suo ultimo best-seller, "Tenebre". Una volta a Roma si troverà invischiato in una serie di delitti che si ispirano ad eventi narrati nel suo romanzo e le vittime sono principalmente donne che, a detta dell'assassino, sarebbero colpevoli di orrende aberrazioni. Presto Peter comincerà ad indagare sugli omicidi anche per conto suo, mentre l'assassino nel frattempo continua a colpire, precedendo sempre le mosse della polizia. Ottimo successo di pubblico e anche particolarmente apprezzato dalla critica, "Tenebre" è, come per gli altri thriller di Dario Argento, un assassino seriale mosso da un trauma pregresso che lo spinge ad agire contro determinati tipi di soggetti. L'ispirazione per il film, inoltre, arriva proprio da un'inquietante vicenda vissuta dallo stesso regista che due anni prima dell'uscita del film fu molestato da un fan ossessivo, che lo telefonava di continuo e arrivò persino a minacciare di ucciderlo. La vicenda, sgonfiatasi poco dopo, finì per ispirare quello che a tutti gli effetti è un thriller piuttosto solido ed interessante anche alla luce dei suoi lavori precedenti.
Quando iniziai la rubrica dedicata al regista, ammisi che molti film li avevo già visti almeno una volta, mentre altri li avrei affrontati per una prima visione proprio per completare questa rassegna - che durerà ancora a lungo, ovviamente - e "Tenebre" è proprio uno di quelli. Una prima visione che mi ha decisamente soddisfatto soprattutto perchè anche qui, come in buona parte dei suoi film precedenti, è ben visibile il talento visionario di Argento, soprattutto per il suo modo di sperimentare alla regia, utilizzando ancora una volta la tecnica di mostrare le scene degli omicidi con gli occhi dell'assassino e dando una certa dimensione artistica persino alle scene più sanguinolente. La sceneggiatura, pur non arrivando ai livelli di genio già toccati con "Profondo rosso", funziona soprattutto nel modo in cui i traumi dell'assassino vengono spiegati, con un colpo di scena finale che mi ha piuttosto sorpreso ed è abbastanza coerente con ciò che si è visto nel corso della pellicola.
Con la colonna sonora ancora affidata ai Goblin, ottima ma sicuramente non ai livelli delle due esperienze precedenti in "Profondo rosso" e "Suspiria", e che si incastra per bene con il ritmo della narrazione e persino con gli inquietanti sussurri dell'assassino prima di uccidere le sue vittime, "Tenebre" può essere considerato come una specie di film di passaggio che precede quello che per me è un altro dei suoi grandi capolavori. Sicuramente non un film geniale come i suoi più grandi successi, ma una pellicola solida e che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse il bisogno, la capacità visionaria del regista.

Voto: 7,5

domenica 22 aprile 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #15 - Deadpool 2

Eccoci arrivati al quindicesimo appuntamento con la rubrica sui trailer, che prosegue imperterrita ogni Domenica su questo blog. Stavolta tocca ad un sequel particolarmente atteso, anche da queste parti. Vi chiedete quale sia? Ma li leggete i titoli dei miei post?



La mia opinione: Ho scoperto poche settimane fa che "Deadpool" appartiene all'universo cinematografico degli X-Men, quello iniziato ben prima del Marvel Cinematic Universe e per i cui film ho sempre avuto un certo rifiuto. Dopo averlo scoperto il mio disturbo ossessivo compulsivo - che mi impone di guardare tutti i film di una saga o comunque tutti i film in qualche modo collegati, come quelli di un universo cinematografico - ha iniziato a mandarmi dei segnali. Siccome però il tempo è poco e di speciali attivi su questo blog ne ho già uno e un altro già in cantiere, rimando il gran recuperone a tempi più maturi. Nel frattempo, avendo particolarmente apprezzato "Deadpool", attendo questo secondo capitolo con una certa impazienza, nonostante il trailer sia piuttosto normale e senza particolari guizzi - non un trailer che ti dice corri subito a guardare il film, almeno per quanto mi riguarda -. Attendo al varco Ryan Reynolds con uno dei suoi personaggi più riusciti, così come attendo al varco l'universo cinematografico degli X-Men, che tra non pochi mesi verrà sottoposto, finalmente, al mio giudizio!

venerdì 20 aprile 2018

Black Panther di Ryan Coogler (2018)


USA 2018
Titolo Originale: Black Panther
Regia: Ryan Coogler
Sceneggiatura: Ryan Coogler, Joe Robert Cole
Cast: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong'o, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Letitia Wright, Winston Duke, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis
Durata: 134 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Arriva, con considerevole ritardo e a poco meno di una settimana dall'uscita di uno dei film più attesi da tutti i nerd del mondo, che sarà il film che cambierà per sempre il Marvel Cinematic Universe come lo conosciamo, la recensione dell'ultimo film che lo ha preceduto nei cinema, quel "Black Panther" che ancora oggi nei cinema sta battendo - per quanto mi riguarda abbastanza inspiegabilmente - ogni record di incassi. In attesa dunque dell'uscita di "Avengers: Infinity War", per il quale ammetto di avere un fomento pazzesco, ecco che arriva finalmente il mio commento su uno dei supereroi di cui prima dell'uscita del film non sapevo una cippa - come a dirla tutta di molti altri dell'universo cinematografico - e del quale me ne fregava altrettanto e che, dopo la visione, posso dirlo tranquillamente, mi interessa forse ancora meno.
Prima di ereditare il regno del Wakanda, uno dei più ricchi del mondo per l'elevatissima presenza di vibranio, in seguito alla morte del padre, T'Challa, interpretato da Chadwick Boseman, deve affrontare determinate prove per ottenere la corona e riacquisire i poteri della Pantera Nera. Poco dopo la nomina il re scopre che un trafficante d'armi, Ulysses Klaue interpretato da Andy Serkis, ha rubato da un museo di Londra un importante attrezzo in vibranio, per poi rivenderlo in Corea del Sud. Una volta nel paese scoprirà che il suo compratore è un agente della CIA, Everett Ross, interpretato da Martin Freeman. Riuscito a sventare la vendita e a catturare Klaue, il luogo in cui questi deve essere interrogato viene assaltato, Klaue viene ucciso e T'Challa noterà, addosso al capo degli assalitori, un anello. Il capo degli assalitori ucciderà, nel corso dell'assalto, sia Klaue sia il resto della sua banda.
Non so bene per quale motivo, ma il mio approccio con questa pellicola, pompatissima dalla critica e dal pubblico mondiale che la sta premiando enormemente al botteghino rendendola la pellicola con il maggiore incasso per il Marvel Cinematic Universe - o comunque giù di lì, a ridosso del sorpasso su "The Avengers" -, non è stato dei migliori. Oltre ad aver aspettato una vita prima di guardarla, anche nel corso della visione non ci ho trovato, quasi mai, quella magia che mi cattura nelle visione di un qualsiasi film del "Marvel Cinematic Universe", vedi ad esempio "Spider-Man: Homecoming" o il da me meno conosciuto "Doctor Strange", che ho piuttosto adorato. Allo stesso modo anche per quel che riguarda questo film la mia conoscenza su Black Panther era non limitata, addirittura nulla, ma a tutti gli effetti nulla, se non il fatto di essere il film che precede "Avengers: Infinity War", mi spingeva verso la visione.
Pur avendo trovato il coraggio, il film non mi ha detto praticamente nulla: troppi personaggi in gioco, una intera cultura che il regista aveva il dovere di creare e di spiegare al pubblico, troppi eventi hanno presto mandato il film sui binari che io proprio non avrei voluto. Non dico rendendolo brutto, perchè comunque secondo gli aspetti su cui punta la casa produttrice, il film funziona anche, quanto più che altro quasi completamente innocuo a livello emotivo e mai in grado di farmi entrare in empatia con qualcuno dei personaggi in scena. Unica nota che ho apprezzato particolarmente, ed è una discreta novità visti i difetti di praticamente tutti gli altri film del "Marvel Cinematic Universe", è l'antagonista interpretato da Michael B. Jordan, che nonostante non sia scritto in maniera così approfondita, mi ha soddisfatto principalmente per l'interpretazione data dall'attore.
Non so bene quale sarà il ruolo di Black Panther in "Avengers: Infinity War", ma sembra a guardare i trailer che possa essere una pedina importantissima sullo scacchiere che si sta predisponendo - cacchio, manco stessimo parlando di "Game of Thrones" e di strategie militari - ma il cui film standalone dedicato non penso abbia funzionato particolarmente bene. A dispetto, ovviamente del pompaggio datogli dalla critica e dal pubblico statunitensi, che trovo del tutto inspiegabili.

Voto: 5,5

giovedì 19 aprile 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci giunti ad un nuovo weekend cinematografico, con alcune uscite veramente interessanti e con un esordio alla regia che ho puntato da tempo, soprattutto per una candidatura all'Oscar ricevuta alla sua attrice protagonista. Vediamo però quali saranno le nove uscite - esclusi come al solito i documentari - di questa settimana, commentate come al solito secondo i miei pregiudizi!


Molly's Game di Aaron Sorkin

Arriva finalmente anche nei cinema italiani l'esordio alla regia di uno degli sceneggiatori più apprezzati da queste parti, soprattutto per serie come "The Newsroom" e per film come "Steve Jobs". La candidatura all'Oscar come miglior attrice protagonista per Jessica Chastain mi dà un'enorme fiducia verso un film che attendo di vedere da tempo e che finalmente potrà essere sottoposto alla visione.

La mia aspettativa: 7,5/10


Ghost Stories di Andy Nyman, Jeremy Dyson

Annunciato come uno dei migliori horror che arriveranno nei cinema in questa annata, devo dire che ad essere sincero questi proclami non è che mi trasmettano così tanta fiducia, visto che anche "Paranormal Activity" è uno di quei film che hanno "sconvolto l'America". Qui la qualità, per lo meno dal punto di vista della regia - non che ci passi molto - sembra essere migliore, spero anche di riuscire a farmela un po' sotto.

La mia aspettativa: 6/10


Escobar - Il fascino del male di Fernando Leòn de Aranoa

Ennesimo film su Pablo Escobar uscito nel giro di un paio di anni - come dico da molto tempo, tira più un Pablo Escobar di uno zombie che a sua volta, fino a qualche anno fa prima di essere superato da Escobar, tirava di più di un pelo di figa - di cui effettivamente non si sentiva troppo il bisogno e che non si è tirato addosso delle buone critiche, soprattutto per scelte linguistiche apparentemente senza senso. Penso gli darò un'opportunità solo perchè adoro Penelope Cruz, per il resto non sono molto ottimista.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

Doppio amore: Ozon mi piace abbastanza, ma non so bene perchè dopo il riuscitissimo "Nella casa" non sono più riuscito ad apprezzare nessun suo film.
Il mio nome è Thomas: Terence Hill regista e protagonista di un film che ispira meno di zero.
Il tuttofare: Sergio Castellitto protagonista di un film la cui locandina è ugualissima a quella di "Parto col folle". Non mi aspetto nulla di buono ad essere sincero.
L'amore secondo Isabelle: Commedia romantica francese con Juliette Binoche. Mi ispira poco poco, ma potrebbe anche soddisfarmi se dovessi riuscire a vederlo.
Parlami di Lucy: Film che mi sta venendo un po' spammato in questi ultimi tempi, dal quale non so bene cosa aspettarmi. Dubito verrà distribuito nella sala cinematografica vicino a casa.
Wajib: Spazio anche per il cinema impegnato dal Medio Oriente, quel tipo di cinema che lascio guardare agli altri.
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