mercoledì 13 dicembre 2017

La babysitter di McG (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Babysitter
Regia: McG
Sceneggiatura: Brian Duffield
Cast: Judah Lewis, Samara Weaving, Bella Thorne, Robbie Amell, Hana Mae Lee, Emily Alyn Lind, Leslie Bibb, Ken Marino, Andrew Bachelor
Durata: 85 minuti
Genere: Horror


Faccio sempre abbastanza fatica a fidarmi quando Netflix propone un nuovo film originale e questo film appartiene al genere slasher. In realtà negli ultimi anni non è tanto Netflix il problema in questo senso, quanto più che altro il genere slasher in generale, che pare da tempo non avere molto più da dire, finendo per diventare ogni volta una ripetizione di cose già viste e riviste, con il sangue che difficilmente prende il sopravvento come invece in teoria dovrebbe fare. Ecco che però in tal senso poco tempo fa mi è venuto in soccorso "Auguri per la tua morte", un "Ricomincio da capo" in salsa slasher che è riuscito nell'intento di divertirmi e, pur senza particolare originalità e mescolando il genere cinematografico "ricomincio da capo" - sì perchè ormai, continuo ad affermarlo, è un genere cinematografico - con il thriler e anche con la commedia, di risultare effettivamente un film fresco e assolutamente godibile. Netflix più o meno nello stesso periodo ci propone "La babysitter", diretto da McG, che manco a dirlo è il film di cui vi dovrei parlare oggi.
Cole, interpretato da Judah Lewis, è un ragazzino di dodici anni, particolarmente introverso e con una sola amica della sua età, Melanie interpretata da Emily Alin Lynd, che stranamente ha ancora bisogno di una babysitter. A dodici anni però i ragazzini cominciano a pensare che quella cosa in mezzo alle gambe serva effettivamente a qualcosa e il buon Cole dimostra di avere una cotta pazzesca per la sua babysitter, di nome Bee e interpretata da Samara Weaving. Ora, il film sarebbe stato infinitamente più originale se il ragazzino NON fosse stato innamorato della sua babysitter, dato che è impossibile non avere una cotta per Samara Weaving, ma il regista ha deciso di marciare su questa cosa e, alla fin fine, non è che abbia proprio sbagliato. Con i genitori di Cole fuori casa Bee viene chiamata per badare al ragazzino, che presto scopre, durante la notte, che la ragazza ha organizzato un rito satanico con tanto di sacrificio di sangue in casa sua assieme a dei suoi amici.
Ripetendo brevemente il concetto, "La babysitter" non ha nulla di originale, nemmeno il pretesto da cui prende spunto. Ma alla fine non è nemmeno detto che un film originale sia bello per forza, si sono viste tante idee originalissime che poi si sono trasformate in film di merda, così come altre volte, la ripetizione di un canovaccio sicuro, porta a risultati magari non eccelsi ma, per l'appunto, rassicuranti per lo spettatore. C'è da dire poi che il film riesce, oltre ad essere rassicurante nella sua poca originalità, a lasciarsi guardare senza particolari problemi, mettendo lo spettatore davanti ad una specie di commedia horror in cui gli omicidi non sono poi così tanto cruenti, quanto più che altro stupiscono per l'assurdità con i quali sono portati in scena. Tutte le morti che si vedono in questo film sono volutamente poco plausibili, ma riescono nell'intento di strappare un sorriso, soprattutto se si cerca di guardare il film senza troppi pensieri per la testa e senza avere particolari pretese sul risultato finale.

Voto: 6

martedì 12 dicembre 2017

Marvel's Inhumans - Stagione 1


Marvel's Inhumans
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Scott Buck
Rete Americana: ABC
Rete Italiana: Fox
Cast: Anson Mount, Serinda Swan, Ken Leung, Eme Ikwuakor, Isabelle Cornish, Ellen Woglom, Iwan Rheon
Genere: Supereroi


Lo avevo già preannunciato quando vi avevo parlato della seconda stagione di "Marvel's Agent Carter" che, nonostante la pubblicità negativa fatta dalla critica e il fatto che la serie sia stata cancellata ancora prima dell'inizio della sua prima, e quindi unica, stagione, mi sarei cimentato comunque con la visione di "Marvel's Inhumans", seconda serie spin-off nata dalla costola di "Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D." basata sugli Inumani, che sono già stati introdotti largamente nel corso della serie madre e ai quali sarebbe dovuto essere dedicato un film appartenente al Marvel Cinematic Universe, progetto poi abbandonato in favore di una serie TV prodotta dalla ABC e con protagonisti Iwan Rheon direttamente dopo essere stato sbranato dai cani in "Game of Thrones" e Anson Mount, probabilmente uno degli attori più imbarazzanti che io abbia mai visto da quando seguo assiduamente le serie TV.
Gli Inumani, esseri con poteri straordinari che si manifestano a seguito di un rito di passaggio chiamato terrigenesi a cui vengono sottoposti una volta diventati adolescenti, vivono in pace ad Attilan, una città sulla Luna, governati dal re Blackbolt, interpretato dall'attore più imbarazzante che abbia mai visto in una serie TV, e dalla regina Medusa, interpretata da Serinda Swan, una specie di Claudia Gerini alla canadese - seriamente, secondo me le assomiglia di brutto - con la quale condivide anche le capacità di recitazione. A seguito di un colpo di stato architettato da Maximus, interpretato da Iwan Rheon, l'unico che come attore ha dimostrato qualcosa ma che qui pare essersi dimenticato di aver recitato bene la parte del bastardo cattivo in "Game of Thrones", unico appartenente alla famiglia reale ad essere rimasto umano dopo la terrigenesi, l'intera famiglia reale è costretta a fuggire sulla Terra per architettare un piano per riprendersi il trono.
Io non ho mai negato di essere una persona che vuole profondamente male a se stesso e che, se inizia una cosa, fosse anche solo per pignoleria, la vuole finire - fanno eccezione le serie lunghe che mi stufano, ma in questo caso essendo tutte queste serie appartenenti allo stesso franchise non posso farne a meno -, ma già dal primo episodio ho capito quanto facesse schifo questa serie. E sì che mentre ero in vacanza in Olanda alloggiavo davanti a un cinema che proiettava, in anteprima e in formato IMAX, i primi due episodi il che mi aveva fatto pensare che la serie potesse comunque meritare qualcosa. E invece no, non merita proprio nulla del tempo che gli ho dedicato per due semplici motivi, sui quali non ho nemmeno così tanta voglia di soffermarmi per analizzarli: il primo è che tutto accade a caso, completamente a caso, e vengono introdotte delle storyline che sono dei veri e propri filler, che in una serie di soli otto episodi ce ne vuole ad avere la faccia tosta di metterci dentro dei filler; il secondo è la recitazione, imbarazzante, per tutti gli otto episodi. Tanto per fare un esempio, se interpreti un personaggio che per via del suo potere non può parlare, devi essere un cazzo di attore decente. Non che ci fosse bisogno del Robert De Niro dei tempi d'oro, ma bastava un Andrew Lincoln qualsiasi. Invece no, hai deciso di prendere Anson Mount, che passa tutto il tempo con a sua bocca chiusa e i suoi mascelloni ad utilizzare il suo linguaggio dei segni inventato da lui stesso e a strabuzzare gli occhi per fare intendere le sue emozioni agli altri personaggi. Per non parlare poi della Claudia Gerini canadese che gesticola anche quando parla tramite il trasmettitore, come se avesse il suo interlocutore davanti, e per non parlare nemmeno del bulldog gigante creato in computer grafica - imbarazzante - e di Isabelle Cornish che con questo cane ci interagisce, facendo vedere quanto il fatto di interloquire con i vuoto l'abbia messa in difficoltà.
Insomma, come preventivato dalla cancellazione avvenuta ancora prima della messa in onda, "Marvel's Inhumans" è stata lo schifo totale, una delle produzioni televisive più imbarazzanti a livello qualitativo di questo 2017 e ci va tanto vicino ad essere una di quelle peggio realizzate di questo decennio.

Voto: 2

lunedì 11 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Murder on the Orient Express
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Michael Green
Cast: Kenneth Branagh, Tom Bateman, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley, Lucy Boynton, Sergei Polunin, Olivia Colman
Durata: 114 minuti
Genere: Giallo


La figura di Hercule Poirot, sia per quel che riguarda la versione originale letteraria creata dal genio di Agatha Christie, sia nelle versioni televisive e cinematografiche, viene subito associata al genere giallo ed è forse la figura più famosa che qualsiasi essere umano associa alla parola "detective". Insomma, chiunque nel corso della sua vita ha letto almeno un romanzo di Agatha Christie, così come chiunque - pure io che ne ho un certo rifiuto - a visto almeno un pezzo di almeno un episodio della serie televisiva "Poirot", composta da ben settanta episodi e con David Suchet nei panni del protagonista. Per quanto riguarda invece le trasposizioni di uno dei romanzi più famosi dell'autrice - che forse se la gioca alla pari giusto con lo splendido "Dieci piccoli indiani" - ve n'è una, diretta da Sidney Lumet, entrata in qualche modo nella storia del cinema e con Albert Finney nei panni dell'investigatore più famoso e bravo del mondo, che è stata poi riproposta per ben altre tre volte, incluse questa di cui vi parlo oggi e quella della serie televisiva con Suchet.
Penso sia abbastanza inutile stare a parlare della trama e di come nasca la vicenda che viene narrata all'interno di questo film: in qualche modo credo che, al mondo, anche chi non ha mai letto il libro per intero - e io, stranamente visti i miei precedenti con le trasposizioni dei romanzi, l'ho fatto - sappia almeno qualcosa della trama e sappia, più o meno, magari non nel dettaglio, come va a finire la vicenda. Cercherò comunque di essere rispettoso verso tutte quelle persone che hanno vissuto la loro vita in una campana di vetro e di non rivelare come si evolva la storia ma cercherò di analizzare il film, magari non entrando proprio nel dettaglio, vedendo come è stato reso cinematograficamente e come gli attori coinvolti abbiano reso i personaggi.
Parto con l'affermare senza alcun problema che non avevo grosse aspettative su questo film: la storia di "Assassinio sull'Orient Express" l'abbiamo vista in talmente tante versioni che pare difficile farci sopra qualcosa di nuovo e di interessante, così come alcune recensioni lette sulla rete non mi hanno dato grosse speranze. Alla fin fine mi sono ritrovato da una parte a concordare con quelle recensioni, mentre dall'altra ad apprezzarne alcune scelte, soprattutto a livello registico e di casting, che comunque mi fanno promuovere, pur con qualche riserva, il film. Partendo dal fatto che la storia narrata mi piace e mi è sempre piaciuta, penso che innanzitutto sia difficile ottenere l'effetto che ha ottenuto Kenneth Branagh su di me con questo film, ovvero quello di coinvolgermi parecchio con una storia di cui, bene o male, conoscevo già tutto. Questo perchè il film a livello di ritmo funziona, con qualche momento un po' calante nella parte centrale, in cui le indagini di Poirot, interpretato dallo stesso Kenneth Branagh, si sviluppano in maniera forse troppo macchinosa, e soprattutto a livello registico, alcune trovate si sono rivelate azzeccate, vedasi su tutte il momento della scoperta del cadavere di Ratchett, interpretato da Johnny Depp, all'interno della sua cabina.
Bene anche alcune scelte del cast, con Johnny Depp che fortunatamente dura poco, ma riesce a trasmettere solo sensazioni negative nel tempo in cui è vivo e vegeto sullo schermo, ma soprattutto con Michelle Pfeiffer sugli scudi, che pare in questo film ricordarsi di essere stata, in passato, una buona attrice. Apprezzata poi in tutta la sua delicatezza anche l'interpretazione di Daisy Ridley - ho sentito che qualcuno, che probabilmente vive in un universo parallelo a noi fortunatamente sconosciuto, pensa che sia brutta... io la trovo splendida, sempre e comunque, anche nei panni di Rey nella nuova trilogia di "Star Wars" -, così come anche Judi Dench e Willem Dafoe mi sono sembrati particolarmente in parte. Qualche riserva ho mostrato verso il personaggio interpretato da Penelope Cruz, che sin dal primo momento mi ha annoiato per il suo modo di pensare, sia su Josh Gad, che ancora non riesco a vederlo bene in ruoli drammatici, anche se non se la cava nemmeno così male, semplicemente ho ancora qualche dubbio.
Alla fin fine "Assassinio sull'Orient Express" non sarà questo filmone, o sarà anche che la storia è così tanto conosciuta che davvero tirarne fuori qualcosa di interessante è difficilissimo, ma mi ci sono sentito coinvolto e ho trovato che fosse ben riprodotta la drammaticità della situazione. Kenneth Branagh poi, quando ha a che fare con trasposizioni di storie "classiche", riesca a dare il meglio di sè, così come penso sia stato abbastanza bravo nel dare a Poirot, nonostante le differenze fisiche con la figura iconica che tutti conosciamo - che poi è quella interpretata da Suchet - una buona caratterizzazione.

Voto: 6,5
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