mercoledì 31 maggio 2017

Alien Covenant di Ridley Scott (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: John Logan, Dante Harper
Cast: Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir, Carmen Ejogo:, Amy Seimetz, Jussie Smollett, Uli Latukefu, Callie Hernandez, Tess Haubrich, Nathaniel Dean, Alexander England, Benjamin Rigby
Durata: 122 minuti
Genere: Fantascienza


Ho volutamente deciso in questa rassegna dedicata alla saga di Alien di saltare i due capitoli del crossover "Alien vs. Predator" - per magari riprenderli il prossimo anno quando pare uscirà anche un reboot della saga di "Predator" che mi piace moderatamente anche se meno di quella che ho appena concluso - e così dopo avervi narrato le gesta di Ridley Scott in "Alien", quelle di James Cameron in "Aliens - Scontro finale", quelle di David Fincher in "Alien³", quelle di Jean-Pierre Jeunet in "Alien - La clonazione" per poi ritornare, ieri, con il "Prometheus" di Ridley Scott". Oggi, finalmente, dopo questo viaggio nel tempo durato ben trentatre anni, si ritorna nel 2017 con la recensione dell'ultimo film della saga, seguito diretto di "Prometheus" e quindi prequel della saga originale, l'"Alien: Covenant" sempre diretto da Ridley Scott e atteso da una grande fetta di pubblico perchè il trailer pareva promettere davvero grandissime cose.
Più e più volte il regista stesso avrebbe dichiarato che questo suo ultimo lavoro non sarebbe stato un sequel diretto di "Prometheus", che aveva deluso i più, ma che a me era anche abbastanza piaciuto nonostante qualche incongruenza a livello di sceneggiatura, ma, alla fin fine, quello che lo spettatore si trova davanti una volta cominciato il film, è proprio il sequel diretto di "Prometheus" con tutti i pregi e tutti i vari difetti che ne conseguono. Siamo sulla navicella Covenant che sta viaggiando verso il pianeta Origae-6 con oltre duemila coloni a bordo. Tra di loro c'è anche il robot Walter, interpretato da Michael Fassbender e nuova versione del David 8 del film precedente - David 8 che poi vedremo più avanti nel corso del film -, con il quale la nave intercetta una trasmissione radio da un pianeta vicino, che si rivelerà poi essere lo stesso pianeta in cui la Dottoressa Shaw - interpretata nel film precedente da Noomi Rapace - era atterrata dieci anni prima.
Vale nel bene e nel male quanto già detto per quel che riguarda "Prometheus" di cui ho parlato ieri: ci troviamo davanti ad un regista che dimostra ogni volta la sua grande maestria portando con sè tutti i pregi del film precedente, ma davanti ad una sceneggiatura che, seppur migliorandosi abbastanza, non riesce a reggere del tutto l'impatto con questo universo che il regista sta tentando di spiegarci raccontandoci ciò che è venuto prima di "Alien". Il problema però dello spiegare troppo è che, in qualche modo, si perde del fascino e mentre nel primo film non conoscevamo lo Xenomorfo, qui sappiamo bene o male cosa sia e quando ci viene mostrato il modo in cui questo si sia evoluto non è che e rimaniamo troppo sorpresi.
Non siamo comunque davanti ad un brutto film e a testimoniarlo, come detto, ci sono delle sequenze, soprattutto quelle più d'azione, davvero notevoli, così come, proprio nel film precedente, ho apprezzato davvero moltissimo il personaggio di David 8, che si rivela qui in tutta la sua natura e che, nel primo film, era solamente risultato infinitamente ambiguo mettendo sospetti nello spettatore ma senza mai rivelarsi in maniera chiara e precisa. Per quanto dunque abbia guardato questo ultimo lavoro di Ridley Scott con un certo piacere, è innegabile che questa saga prequel che il regista sta tentando di portare alla ribalta, per ora non è per nulla all'altezza nè del primo nè del secondo capitolo della saga originale, che al momento gli mangiano allegramente in testa senza correre il rischio di venire scalzati nei cuori degli spettatori.

Voto: 6+

martedì 30 maggio 2017

Prometheus di Ridley Scott (2012)


USA 2012
Titolo Originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Jon Spaihts, Damon Lindelof
Cast: Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce, Logan Marshall-Green, Sean Harris, Rafe Spall, Emun Elliott, Benedict Wong, Patrick Wilson, Kate Dickie, Daniel James, John Lebar, Ian Whyte
Durata: 124 minuti
Genere: Fantascienza


Terminata la saga originale di "Alien" con le recensioni dell'omonimo primo capitolo, di "Aliens - Scontro finale", di "Alien³" e di "Alien - La clonazione" è arrivato il momento di giungere al dunque, parlando della nuova saga prequel, incominciata e portata avanti dallo stesso Ridley Scott ideatore del primo capitolo nel 2012 e giunta pochi giorni fa al cinema con il seguito "Alien: Covenant". Anche in questo caso grandissimi nomi coinvolti, su tutti spiccano una Noomi Rapace fino ad allora vista principalmente in produzioni televisive come Smallville; ma soprattutto Michael Fassbender, che in quel periodo stava ancora vivendo la fase di ascesa della sua carriera, consacrata grazie all'ottima interpretazione in "Shame" di Steve McQueen. A "Prometheus", nonostante non si sia rivelato il film che i fan della saga di Alien si aspettavano, vanno comunque dati dei meriti, tra i quali il principale è stato proprio quello di avvicinare alla saga ideata dallo stesso Ridley Scott nel 1979 anche gli spettatori "occasionali" che non sapevano bene cosa stessero andando a vedere.
E' interessantissimo vedere come in "Prometheus" il regista Ridley Scott sia partito in qualche modo dall'idea di creare un prequel di Alien che poi si è rivelato essere non tanto un prequel, quanto più che altro una buona storia a sè che si ispira alle vicende dello xenomorfo più cattivo della storia del cinema. L'intento del film è però quello di spostarsi, in maniera forse un po' troppo ambiziosa, anche su riflessioni di più alto livello rispetto al mero film di fantascienza in cui il mostro uccide e i bravissimi umani vengono uno ad uno sventrati. Qui Ridley Scott vuole anche tentare di aprire qualche riflessione filosofica basata sulle grandi domande dell'umanità a cui vuole tentare di dare una qualche risposta - sempre mantenendosi sul livello fantascientifico ovviamente - ed a testimoniarlo c'è una scena iniziale in cui un essere antropomorfo si discioglie in un corso d'acqua originando la specie umana. Peccato che poi di questa scena il film se ne dimentichi quasi completamente non affrontando più la questione per tutta la sua durata.
Il difetto più grande del film, che visivamente è davvero molto bello e per il quale la regia di Ridley Scott non si smentisce, sta in una sceneggiatura che non affronta a dovere tutti gli argomenti che vuole trattare, riducendosi ben presto ad un film action che poco di significativo ha da dire al pubblico. E' il peccato più grande di un film che riesce innanzitutto a farsi guardare con piacere nonostante i grandi difetti e grazie ad un buon ritmo nella narrazione, ma che alla fin fine sviluppa a dovere un solo personaggio, che è quello dell'androide David 8 interpretato da Michael Fassbender, che risulta essere, nonostante la sua acclarata capacità di provare emozioni, il personaggio più ambiguo della vicenda: la sua apparente apatia sembra per tutto il film nascondere qualcosa di importante che purtroppo non ci viene anticipato e che verrà effettivamente risolto solamente in "Alien: Covenant".
Per quanto io pensi di essere uno dei tre o quattro fan di Alien al mondo ad aver apprezzato questo prequel per il resto piuttosto non entrato nei cuori dei fan, ne riconosco i suoi difetti e ritengo sia stato un vero peccato, soprattutto per non aver cotto a dovere tutta la carne che viene messa al fuoco nelle prime battute del film e per non essere riuscito, in generale, a darci un minimo di empatia con i personaggi, tanto da lasciarci con un unico personaggio veramente apprezzabile ed interessante: un androide senza emozioni.

Voto 6

lunedì 29 maggio 2017

Alien - La clonazione Jean-Pierre Jeunet (1997)


USA 1997
Titolo Originale: Alien: Resurrection
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Joss Whedon
Cast: Sigourney Weaver, Winona Ryder, J.E. Freeman, Dominique Pinon, Ron Perlman, Gary Dourdan, Michael Wincott, Kim Flowers, Dan Hedaya, Brad Dourif, Raymond Cruz, Leland Orser, Rodney Mitchell
Durata: 105 minuti
Genere: Fantascienza


Senza volerlo veramente, ci siamo presi ben quattro giorni di pausa per la mia rassegna dedicata alla saga di Alien, iniziata nel 1979 da Ridley Scott con "Alien", proseguita nel 1986 da James Cameron con "Aliens - Scontro finale" e ripresa in mano nel 1992 da un quasi esordiente David Fincher con "Alien³". A prendere le redini di "Alien - La clonazione", fino ad ora l'ultimo capitolo della saga originale, mentre sia "Prometheus" sia l'ultima uscita "Alien: Covenant" sono dei prequel del primo "Alien", è Jean-Pierre Jeunet nel 1997, dopo soli due film all'attivo e successivamente regista di due film particolarmente apprezzati dalla critica come "Il favoloso mondo di Amélie" e l'ultimo carinissimo "Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet", mentre protagonista rimane - anche se in un modo totalmente diverso - il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretato da Sigourney Weaver.
Per quanto questo "Alien - La clonazione" sia nato male sin dall'inizio, con un protagonista morto nel film precedente e che obiettivamente non aveva più nulla da dire alla saga, i nomi coinvolti nella realizzazione sono quelli che fanno tremare le pareti: il già citato regista e la protagonista Sigourney Weaver confermata a cui si aggiungono il grande Joss Whedon alla sceneggiatura, Winona Ryder e Ron Perlman nel cast a dare una parvenza di serietà ad un film che poi, per tutta la sua durata, ti sbatte in faccia tutta la sua inutilità, risultando una visione particolarmente indigesta anche per un fan della saga come me, anche se non accanitissimo. Ovvio d'altronde prendere un personaggio morto nel precedente capitolo e farlo risorgere clonandolo - poi dato il periodo storico in cui il film fu realizzato si spiegano molte cose -, meno giusto il modo in cui tutta la trama viene sviluppata intorno a questo fatto.
Purtroppo, come se non fossero bastati i tre film precedenti per farcelo capire, i militari di turno o chi per loro tentano ancora di controllare gli xenomorfi, grazie soprattutto al DNA recuperato dall'originale Tenente Ripley, che ora è diventata Ripley 8 proprio perchè l'ottavo esperimento e unico riuscito, che porta con sè alcuni ricordi della sua vita precedente - la storia è ambientata circa duecento anni dopo "Alien³" - ma anche alcune abilità speciali tipiche degli Xenomorfi, come ad esempio il sangue acido e una forza straordinaria. Quella che può sembrare una trama piuttosto lineare, per quanto tirata per i capelli, alla visione risulta diventare un gran gran casino, con un eccesso di carne al fuoco che ne mette in luce tutti gli indicibili difetti.
E' strana poi la sensazione per cui, con molti film brutti, si finisca a provar simpatia per loro per quanto involontariamente divertenti: il mio ricordo della prima visione di questo film è di una schifezza quasi totale, ma la seconda visione ha messo in luce qualche sequenza che, effettivamente, è involontariamente divertente tanto che, se nel primo film si poteva parlare di horror di fantascienza e nel secondo ci si spostava più sull'azione per poi tornare ad atmosfere ben più cupe nel terzo, qui possiamo parlare quasi di una totalmente involontaria commedia di fantascienza, insomma non alla "Balle spaziali" ma più vicina a quei film della Asylum perfetti per il periodo estivo. "Alien - La clonazione" mi è sembrato un bel bidone di spazzatura in cui è stato buttato un sacco di caviale, visti i nomi che si avevano a disposizione per realizzare un film quanto meno dignitoso. E non capisco come coloro che difendono questo film riescano a ritenerlo persino migliore di un dignitosissimo - seppur incongruente - "Alien³".

Voto: 4

giovedì 25 maggio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

E' Giovedì ed è come al solito giunto il tempo di parlare delle uscite della settimana, prendendoci una piccola pausa rispetto alla rassegna su Alien da me organizzata. Non sono molti i film davvero interessanti in uscita in questo weekend e solo due vedranno maggiore spazio in questa rubrica, come al solito con i miei commenti pregiudizievoli!


Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar di Joachim Roenning, Espen Sandberg


Lo dirò molto sinceramente, a me la saga dei Pirati dei Caraibi ha abbastanza rotto le palle. I primi due capitoli non mi erano nemmeno dispiaciuti più di tanto, ma il terzo e il quarto - arrivato tra l'altro fuori tempo massimo - mi avevano abbastanza deluso, motivo per cui non sentivo particolarmente il bisogno di un nuovo film che ne proseguisse la saga o la concludesse come sembra voler fare.

La mia aspettativa: 5/10


47 metri di Johannes Roberts

Ho letto qualche commento arrivato dalle anteprime cinematografiche di qualche giorno fa e la cosa mi ha un po' scoraggiato, dato che io questo film l'ho visto ormai un anno fa e mi era anche piaciuto parecchio, avendolo trovato abbastanza originale e altamente claustrofobico. Per me un thriller/horror davvero valido, spero solo di non essere l'unico a cui è piaciuto!

LEGGI LA MIA RECENSIONE


Le altre uscite della settimana

Noi eravamo: Recensioni positivissime, sarà un po' meno positiva la distribuzione che lo relegherà in due o tre sale in tutta Italia.
Cuori puri: Film pseudo-autoriale italiano cui faccio volentieri a meno di dedicarmi.
2Night: Pellicola dal titolo ggiovane che potrebbe anche intrigarmi più del previsto!
Milano in the Cage - The movie: Qualcuno mi spieghi per quale assurdo motivo la MMA ha cominciato ad andare così di moda...
Ritratto di famiglia con tempesta: Spazio anche per il cinema d'essai in arrivo dal Giappone. Film sicuramente da trovare e da scoprire.

mercoledì 24 maggio 2017

Alien 3 di David Fincher (1992)


USA 1992
Titolo Originale: Alien³
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: David Giler, Walter Hill
Cast: Sigourney Weaver, Charles S. Dutton, Charles Dance, Paul McGann, Brian Glover, Ralph Brown, Danny Webb, Christopher John Fields, Holt McCallany, Lance Henriksen, Christopher Fairbank, Carl Chase, Leon Herbert, Vincenzo Nicoli, Pete Postlethwaite, Paul Brennen, Peter Guinness:, DeObia Oparei, Phil Davis, Niall Buggy, Hi Ching, Danielle Edmond
Durata: 110 minuti
Genere: Fantascienza, Horror


Dopo esserci occupati su questo blog di "Alien" e di "Aliens - Scontro finale", diretti rispettivamente da due nomi enormi della regia come Ridley Scott e James Cameron, oggi si parla di "Alien³" - perchè si sa che dopo il due viene il tre, il quattro vien da sè e non c'è cinque senza sei, ma se facciamo sette poi è un attimo che diventano otto - diretto niente popo di meno che da David Fincher, diventato in tempi più recenti uno dei mostri sacri del cinema thriller prima con film come "Seven" e "Fight Club", poi, per arrivare a tempi ancora più recenti, con "Gone Girl - L'amore bugiardo". Un terzo capitolo, questo "Alien³", che non nasce però sotto una buona stella: passano sei anni rispetto al suo predecessore per poterlo vedere nei cinema, ma questi sono sei anni di inferno. Uno dopo l'altro se ne vanno produttori e sceneggiatori fino a rimanere con David Fincher, fino ad allora regista di videoclip, visto un po' come ultima spiaggia per portare il film nelle sale.
Ad essere sincero una mia prima visione, avvenuta non molti anni fa, mi aveva parecchio deluso: ai tempi non mi informavo particolarmente su ciò che mi accingevo a guardare, così come neppure dopo la visione andavo ad approfondire, semplicemente perchè la cosa mi interessava relativamente. La delusione era arrivata particolarmente vicina allo schifo e prima di decidere di rivedere il film per questa rassegna, sono stato ancora più influenzato dalle cose che ne ho letto in tempi più recenti, con buona parte dei fan che lo hanno quasi all'unanimità definito come il film peggiore della saga di Alien - anche se penso che si siano dimenticati del fatto che c'è stato un altro seguito ben peggiore -, ma la sensazione che ne ho avuto all'ultima visione, avvenuta all'incirca una settimana fa, non è stata poi così terribile.
Il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretato da una Sigourney Weaver sempre più protagonista della saga, persi tutti i suoi compagni sulla navicella a causa di un cortocircuito mentre si trovava in ipersonno, viene recuperata sul pianeta Fiorina "Fury" 161, abitato da una colonia penale formata principalmente da stupratori e serial killer che non possono in alcun modo avere a che fare con persone di sesso femminile. Qui Ripley sospetta che uno Xenomorfo si sia intrufolato nella sua navicella e ne ha ben donde quando scopre che uno di questi esseri viene partorito da un cane - assumendo le sembianze di un quadrupede - e iniziando a terrorizzare l'intera comunità di detenuti.
E' chiaro che una lavorazione così travagliata, per un film, si faccia sentire e anche parecchio, così come succede anche in tempi recenti a maggior ragione la cosa succedeva venticinque anni fa. Il film d'altronde presenta una serie di buchi di sceneggiatura non indifferenti, ma soprattutto perde, per buona parte della sua durata, tutto il mordente che la saga aveva acquisito nei due capitoli precedenti. Per quanto l'idea dello Xenomorfo cane non sia poi così malvagia, questa appare solo uno stratagemma per modificare un po' le sembianze del nemico principale dei nostri protagonisti, rendendolo potenzialmente ancora più temibile, ma finendo per far perdere fascino al personaggio. Nonostante tutti questi difetti però il film alla fin fine si lascia guardare e, soprattutto dal punto di vista tecnico in cui Fincher già dimostrava di saperci fare eccome dietro la macchina da presa, non mi è sembrato di trovarmi davanti al film pessimo che praticamente tutti hanno dipinto nel corso degli anni e anche di questi ultimi mesi in cui, moltissimi, hanno ripreso in mano la saga di Alien per prepararsi all'uscita di "Alien: Covenant".

Voto: 5,5

martedì 23 maggio 2017

Aliens - Scontro finale di James Cameron (1986)


USA 1986
Titolo Originale: Aliens
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Cast: Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton, William Hope, Jenette Goldstein, Al Matthews, Mark Rolston, Tip Tipping
Durata: 137 minuti
Genere: Fantascienza, Azione


Avevamo giusto parlato ieri di quanto "Alien" di Ridley Scott sia stato uno di quei film in grado di reinventare un genere, quello della fantascienza-horror, riuscendo nell'intento di creare un mostro iconico per gli anni a venire mostrandolo sullo schermo per soli quattro minuti. Sette anni dopo "Alien" arrivò "Aliens - Scontro finale" - che qui in Italia chiamarono "scontro finale", ma poi, visto quanti altri film ci hanno tirato fuori, mi sa che non è stato tanto il capitolo finale -, con la regia affidata ad un emergente James Cameron, regista allora trentenne con alle spalle due soli film: uno che sinceramente non conosco nemmeno io come "Piraña paura", mentre il secondo era una di quelle robe da poco come "Terminator". Certo, il buon James Cameron il meglio, soprattutto in termini economici, lo ha dato dopo con "Terminator 2" - altro capolavoro -, "Titanic" e "Avatar", ma per molti il punto più alto della sua carriera rimane tuttora il seguito di "Alien", per molti, me compreso, addirittura migliore - anche se con modalità del tutto differenti - del suo predecessore.
Dicevamo di quanto la bellezza di "Alien" stesse nel nascondere il più possibile quella che era la fonte del terrore - tecnica che ancora oggi ricerco ossessivamente in molti film horror, anche se a dirla tutta in pochi la utilizzano -, qui invece tutto ci viene mostrato un po' di più. Anche perchè se il primo film risultava un misto sapiente tra fantascienza e horror, questo secondo capitolo riesce a spostarsi, risultando ugualmente credibile, verso risvolti un po' più da film action, seguendo quella che è una regola fondamentale dei sequel: fare qualcosa di più del capitolo precedente. Più personaggi, più morti, più sangue, più dialoghi. Anche perchè ci troviamo sempre in un'astronave, sì, ma questa è militarizzata e l'unico personaggio senza esperienze in tal senso e con un ruolo da scienziato è il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretata da Sigourney Weaver.
La "militarizzazione" dell'ambientazione e la resa della lotta come qualcosa che potesse coinvolgere una squadra militare facilita anche quelle che sono le tipiche battute da cameratismo tipico americano, così come anche dei momenti in cui, queste battute, riflettono un'aspra critica verso la società degli anni '80, il tutto condito da una narrazione che procede con un ritmo quasi forsennato, senza dimenticarsi mai però di caratterizzare a dovere tutti quei personaggi che meritano la nostra attenzione. "Aliens - Scontro finale" perde rispetto al precedente per quel che riguarda l'atmosfera, che giocava un ruolo fondamentale in "Alien", ma guadagna enormemente per quel che riguarda la costruzione del mito legato a questa saga, con lo Xenomorfo che viene meglio contestualizzato e spiegato al pubblico.
Se dunque con "Alien" ci trovavamo davanti ad una pietra miliare del genere, con "Aliens - Scontro finale", pur cambiando le modalità in cui la storia viene mostrata al pubblico, siamo davanti al giusto proseguimento di una storia grandiosa, un proseguimento che non solo rispetta in maniera coerente tutte le regole dei seguiti cinematografici, riuscendo ad amplificare tutto ciò che si era visto nel predecessore, ma riesce anche a dare un senso ancora più interessante a quella che è la storia immaginata sette anni prima da Ridley Scott e che James Cameron ha contribuito a portare nella leggenda con un seguito, se possibile, addirittura migliore del film che lo ha preceduto.

Voto: 9

lunedì 22 maggio 2017

Alien di Ridley Scott (1979)


Regno Unito 1979
Titolo Originale: Alien
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Dan O'Bannon
Cast: Sigourney Weaver, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright, Ian Holm, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, John Hurt
Durata: 117 minuti
Genere: Fantascienza, Horror


Ve lo avevo promesso in vari post precedenti e ora, dopo il giusto tempo che mi ci è voluto per organizzarmi e regalarvelo in un'unica soluzione - con le sole interruzioni classiche del Giovedì e del weekend -, arriva sugli schermi di Non c'è Paragone lo speciale dedicato ad Alien, vista l'ormai recente uscita di "Alien: Covenant", l'ultima fatica di Ridley Scott dedicata alla saga dello xenomorfo che negli anni ha vissuto di grandi gioie, ma anche di qualche dolore, soprattutto per quel che riguarda gli ultimi capitoli. Si parte dunque da "Alien", il film del 1979 diretto da uno dei registi di fantascienza più importanti della storia del cinema recente e passato, all'epoca dell'uscita, sotto al solito martello della critica che lo aveva accolto in maniera piuttosto discordante, sicuramente in maniera migliore rispetto ad latri film che poi, ad ora, sono considerati dei veri e propri cult per il pubblico e per la critica contemporanea che è riuscita a rivalutarli.
Uno dei miei difetti da cinefilo è che non mi fa particolarmente impazzire l'idea di rivedere un film più e più volte, tanto che alle pellicole che vedo non dò moltissime possibilità: la prima visione è fondamentale, importantissima per entrare nel mio cuore e per, eventualmente, guadagnarsene una seconda alla quale reagirò in maniera sicuramente più consapevole. Sono infatti pochissimi i film che ho visto moltissime volte - forse meno di dieci -, mentre quelli che proprio secondo me meritano davvero li guardo al massimo due o tre volte, soprattutto nell'ultimo periodo in cui preferisco dedicarmi quasi sempre a qualcosa di nuovo. "Alien", pur avendolo amato particolarmente alla prima visione, è stato uno di quei film a cui non ho voluto mai dare una seconda opportunità - fino a qualche giorno fa - semplicemente perchè pensavo di averne compresa appieno la bellezza, non rendendosi necessarie ulteriori visioni. Avendolo rivisto però una manciata di giorni fa con uno sguardo più consapevole e sapendo ciò che sarebbe successo, si può tranquillamente concordare con tutto ciò che nel corso dei trentotto anni di storia di questo film si è detto: siamo davanti ad una pietra miliare, uno di quei film in grado di riscrivere per intero un genere che fino ad allora non aveva visto dei lavori particolarmente interessanti. E se pochi sono ora gli esempi di film di fantascienza-horror, all'epoca qualcosa c'era, ma difficilmente era riuscito a farsi notare come "Alien".
Ridley Scott dirige e si vede perfettamente la sua mano, che al contrario di quanto pensano molti non è che sia peggiorata in questi ultimi anni - basti pensare all'odiatissimo da me "Exodus - Dei e re" -, quanto più che altro si è dedicata a sceneggiature non proprio solidissime; Sigourney Weaver si prende il ruolo di protagonista con il personaggio del Tenente Ellen Ripley, diventando poi nei tre seguiti della saga originale la protagonista assoluta della tetralogia durata quasi vent'anni per un totale di quattro film e lo Xenomorfo disegnato da Hans Ruedi Giger - scultore svedese poi premiato nel 1980 con l'Oscar per gli effetti speciali - , soprattutto in questo primo film della saga, è più una presenza che altro, in grado di terrorizzare protagonisti e spettatori comparendo in scena la bellezza di... quattro minuti. Quattro minuti per creare un mito immortale alimentatosi soprattutto grazie a dei fan che a questa saga sono davvero legatissimi e in cui, bene o male, tutto ciò a cui siamo legati si nasconde per buona parte della durata del film, insinuandosi nei corpi dei protagonisti e mettendo in scena alcune tra le migliori sequenze horror - pensate, in un film di fantascienza! - della storia del cinema. Avete presente poi la scena del parto alieno di cui è protagonista John Hurt? Beh, sì che l'avete presente, è la più famosa dell'intera saga! Bene, nessuno del cast sapeva cosa sarebbe successo, lo spavento degli attori in scena è reale!
Contribuiscono poi ad alzare a dismisura la frequenza cardiaca degli spettatori il gioco che Ridley Scott mette in scena con le luci, creando una variante del più classico degli slasher - sì, ne abbiamo visti un sacco di film in cui un gruppo di persone scappa e viene inesorabilmente ucciso dal mostro di turno finchè la final girl non rimane in vita e vissero tutti morti e ammazzati -, la cui sensazione opprimente è amplificata da un'ambientazione che è allo stesso tempo ristretta come una navicella spaziale e sterminata come lo spazio aperto in cui questa naviga. Una sensazione di claustrofobia crescente che non fa altro che ricordarti quanto, come recitava la locandina del tempo, "Nello spazio nessuno può sentirti urlare".

Voto: 9

venerdì 19 maggio 2017

Rick e Morty - Stagioni 1 e 2

Rick e Morty
(serie TV, stagioni 1 e 2)
Episodi: 11 (stagione 1), 10 (stagione 2)
Creatore: Justin Roiland, Dan Harmon
Rete Americana: Adult Swim
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: Rick Sanchez, Morty Smith, Summer Smith, Beth Sanchez, Jerry Smith
Genere: Animazione


Tra le tante visioni che offre Netflix è bene ogni tanto spingersi oltre, verso cose ignote che, grazie soprattutto al passaparola, diventano di dominio pubblico e apprezzate fortemente dal pubblico. E' stato più o meno questo che mi ha spinto a dare un'opportunità a "Rick e Morty", serie animata prodotta da Adult Swim, canale nato circa quindici anni fa da una costola di Cartoon Network dedicato alla programmazione animata per adulti. Tra le tantissime serie animate prodotte - molte delle quali particolarmente volgari o addirittura malate - le due stagioni che fino ad ora compongono "Rick e Morty" sono arrivate in Italia grazie alla piattaforma di streaming più grande e meno costosa - in rapporto all'offerta - del mondo.
Tale serie narra la storia di Rick, scienziato ubriacone e socialmente disadattato inventore di moltissimi marchingegni fantascientifici e spesso protagonista di avventure in universi paralleli. Contrariamente alle indicazioni della famiglia di sua figlia, con cui vive da anni, porta sempre con sè nelle sue avventure Morty, il nipote che va male a scuola ma è fortemente interessato ai misteri che regolano l'universo. Condita di volgarità e di situazioni ad altissimo livello di assurdità, le due stagioni che compongono questa serie animata offrono venti puntate una più spassosa dell'altra, ognuna con una specifica avventura in un universo parallelo con le caratteristiche più disparate e con delle trame parecchio intricate che però, sorprendentemente, alla fine, quadrano e tutto torna. Fortunatamente gli autori hanno deciso di non mettere i viaggi nel tempo in questa serie per evitare di dover forzare un po' troppo la mano sulle trame e questa è una scelta che apprezzo particolarmente.
Non siamo però solamente davanti ad una serie stupida in grado di far ridere spegnendo totalmente il cervello: "Rick e Morty" è una serie animata cattiva, non sempre elevata a livello di contenuti, ma in grado di premere sull'accelerazione della cattiveria quando c'è da criticare la società contemporanea e soprattutto in grado di aprire, anche se poche volte fortunatamente, delle interessanti riflessioni sul nostro modo di vivere, facendoci affezionare ai personaggi che, nel corso della serie, evolvono psicologicamente non rimanendo sempre uguali a come erano all'inizio.

Voto: 7,5

giovedì 18 maggio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci qui di nuovo, come ogni Giovedì, con la rubrica settimanale dedicata alle uscite cinematografiche del weekend. La rubrica ha preso una nuova forma, non vengono commentati tutti i film, ma solo quelli più interessanti, mentre agli altri verrà dedicata solo una riga o due. Quello che non è cambiato sono i pregiudizi con cui questi film verranno commentati!


7 minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona

Dopo l'enorme successo di "The Orphanage", uno degli horror più belli dell'ultimo decennio, e il passaggio ai film drammatici con "The Impossible", decisamente meno avvincente, il regista spagnolo Juan Antonio Bayona si dedica al fantasy, con un film che si propone di affrontare tematiche importanti filtrate da quella che è la mente di un bambino dodicenne. Spero sinceramente di trovarmi davanti ad un film validissimo, pur mantenendo qualche riserva sulla sua effettiva riuscita.

La mia aspettativa: 7/10


I peggiori di Vincenzo Alfieri

Film italiano che dopo "Lo chiamavano Jeeg Robot" e il suo enorme successo, si propone di fare una satira sul mondo dei supereroi, creando una combriccola di peggiori. Lo spunto di partenza fa tanto pensare a "Kick-Ass", anche se la speranza è quella di trovarsi davanti ad un film che non si vergogni troppo di essere italiano.

La mia aspettativa: 7/10


Scappa - Get Out di Jordan Peele


In questo periodo non si fa altro che parlare di questo horror a tema razziale, in grado di far paura, ma soprattutto di risultare anche una critica efficace contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti d'America. Ultimamente gli horror li prendo sempre parecchio con le pinze, però questa potrebbe essere senza alcun problema l'uscita più interessante dell'annata per un genere che non sta attraversando un buon periodo, ma che con qualche lavoro di qualità sta tentando di riprendersi il posto che merita.

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Alcolista: Thriller statunitense che potrebbe anche risultare un piacevole, seppur frivolo, intermezzo.
La notte che mia madre ammazzò mio padre: Commediola spagnola di cui faccio sinceramente a meno.
Orecchie: Commedia italiana che sa tanto di amatoriale e di cui, anche in questo caso, faccio tranquillamente a meno.
Sicilian Ghost Story: Questi lavori regionali in qualche modo mi son sempre mediamente piaciuti. Il problema è trovare il modo di vederli.
The Dinner: Io i film con Richard Gere non ce la faccio proprio ad affrontarli.
Fortunata: Il ritorno di Sergio Castellitto alla regia mi ispira di più dei suoi ultimi, dimenticabili, lavori.
La notte non fa più paura: Film sul terremoto in Emilia Romagna. Vista l'importanza del tema - anche se non è che un film mi interessasse molto - lo proietteranno in due sale in croce.

mercoledì 17 maggio 2017

Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Sceneggiatura: Max Borenstein, Derek Connolly, John Gatins, Dan Gilroy
Cast: Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman, Cree Summer, Brie Larson, Jing Tian, Thomas Mann:, John C. Reilly, John Ortiz, Corey Hawkins, Eugene Cordero, Jason Mitchell, Shea Whigham, Toby Kebbell, Terry Notary
Durata: 121 minuti
Genere: Avventura, Azione


Tanto per farla breve e giusto per il fatto che questa recensione sarà abbastanza stringata nei contenuti: non sono mai riuscito per davvero a reggere il franchise dedicato al personaggio di King Kong. L'idea di un mostro gigantesco che, negli anni in cui fu inventato, passa dal diventare una creatura antropomorfa distruttrice ad essere, progressivamente con il passere degli anni, sempre più umano innamorandosi di belle donne non mi ha mai entusiasmato, così come non mi hanno mai entusiasmato quei pochi film dedicatigli che ho visto. Non poteva dunque sortire un effetto migliore su di me questa ripresa del franchise, che si va ad inserire nell'universo cinematografico inaugurato nel 2014 con "Godzilla", ma che, spettatori paganti arrivati al cinema prima di me, mi avevano detto essere il giusto mix tra azione ed ignoranza, un giusto mix che se condito di sano e involontario trash, avrebbe potuto fare al caso mio.
In effetti ciò che mi era stato detto da questi spettatori un po' nel film l'ho ritrovato: con "Kong: Skull Island" ci troviamo davanti ad un lavoro che parte con l'idea di creare qualcosa che non si prenda eccessivamente sul serio, ma che veda al suo interno la partecipazione di pezzi da novanta della recitazione come Brie Larson ("Room"), Tom Hiddleston ("Solo gli amanti sopravvivono"), Samuel L. Jackson ("The Hateful Eight") e John Goodman ("Fratello, dove sei?") in grado di attirare a sè il grande pubblico. Tutto benissimo? Insomma, non proprio. Al termine della visione ciò che rimane di essa è veramente poco, con solo un paio di scene d'azione davvero memorabili e con, bisogna ammetterlo, i vari personaggi creati in computer grafica che risultano veramente credibili, mentre non lo sono quasi per nulla i personaggi reali, il cui spessore a livello di sceneggiatura è quello di un foglio di carta velina. E' per questi motivi che "Kong: Skull Island" si guarda e non ci si rimane poi nemmeno troppo male, dato che non è per nulla un brutto film. Peccato che lo si guardi e si esca dalla visione rimanendone del tutto indenni, quasi indifferenti, motivo per cui la pellicola in questione non fa altro che confermare quelli che sono i miei pregiudizi sul personaggio di King Kong; con il quale già precedentemente non è che avessi un buon rapporto.

Voto: 5-

martedì 16 maggio 2017

Legion - Stagione 1

Legion
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Noah Hawley
Rete Americana: FX
Rete Italiana: FOX
Cast: Dan Stevens, Rachel Keller, Aubrey Plaza, Bill Irwin, Jeremie Harris, Amber Midthunder, Katie Aselton, Jean Smart
Genere: Fantascienza, Supereroi


Negli scorsi mesi tutti gli appassionati di fumetti e di cinecomic hanno fatto un gran parlare di "Legion", la serie TV andata in onda su FX e con protagonista Legione, un componente degli X-Men - che tra l'altro sono gli unici supereroi i cui film dedicati mi sono particolarmente indigesti, ogni volta che tento di guardarne uno mi va di traverso tutto ciò che ho mangiato nella settimana precedente -, interpretato dal Dan Stevens già apprezzato dalle donzelle per il suo ruolo nella serie britannica "Downton Abbey" e dai maschietti per il suo personaggio pazzesco protagonista del film sorpresa di un paio di anni fa "The Guest". Tutti che hanno gridato al capolavoro per quel che riguarda la prima stagione di questa serie e io che, dopo il primo episodio, ho anche pensato che lo potesse essere per davvero.
Il primo episodio di "Legion" è qualcosa di veramente folgorante, registicamente magnifico, con dei momenti di vera e propria follia e in grado di presentare nella giusta maniera i vari personaggi della vicenda. Il fatto che di questo primo episodio si capisse veramente poco per come è stato strutturato passa in secondo piano davanti all'effettiva bellezza della messa in scena e poi è risaputo, da tempo, che mi piace spesso e volentieri guardare dei prodotti che non si preoccupino troppo di spiegare quanto più che altro di narrare. A fine primo episodio ho pensato "Non ho capito, ma bello!". Ci troviamo però davanti ad una serie TV, che ha dei tempi lunghi, che può sì essere cervellotica quanto si vuole, ma che, prima o poi deve dare qualche spiegazione allo spettatore. Ed a questa bellezza visiva del primo e anche di tutti gli episodi successivi non è seguita la tanto agognata spiegazione degli eventi, di ciò che viene non-narrato in tutta la prima stagione. Lo spettatore finisce così tanto dentro la mente contorta che contorta è un eufemismo di Legione, che, in maniera razionale, mi vien da pensare che pure gli autori a un certo punto non abbiano capito più niente.
Ora, dal secondo al settimo episodio mi è venuta una voglia matta di andare, uno per uno, da tutti quelli che hanno visto la serie prima di me e hanno detto "CAPOLAVOROHHH", rinchiuderli in una gabbia di vetro infrangibile e di farmi scrivere da ognuno di essi un libretto di istruzioni per capire la serie. Perchè "Capolavoroh, capolavoroh", ma adesso ti metti lì e me la spieghi e se non la capisco ti taglio le mani. Con enorme sorpresa però questa prima stagione di "Legion" si riscatta clamorosamente con il suo ultimo episodio, in cui buona parte delle cose che venivano non-narrate dalla non-narrazione di questa serie vengono a galla e, per quel che ci ho capito io, quadrano pure! E allora forse questa prima stagione di "Legion", bellissima e coraggiosissima dal punto di vista dello stile e dei dialoghi, ma anche, perchè no, delle interpretazioni dei protagonisti, ma che sono ben lungi dal definirla un capolavoro anche perchè sennò dovrei rinchiudermi in una gabbia di vetro infrangibile per scrivere un manuale di istruzioni per me stesso, aveva davvero qualcosa da dire al suo pubblico, era stata davvero ben strutturata a livello di sceneggiatura... per quelli che però non si sono arresi al fatto di non averci capito un acca fino all'ultimo episodio.

Voto: 7,5

lunedì 15 maggio 2017

Mine di Fabio Guaglione, Fabio Resinaro (2016)

USA, Spagna, Italia 2016
Titolo Originale: 2016
Regia: Fabio Guaglione, Fabio Resinaro
Sceneggiatura: Fabio Guaglione, Fabio Resinaro
Cast: Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer, Geoff Bell, Juliet Aubrey
Durata: 106 minuti
Genere: Drammatico


Uscito nelle sale italiane qualche mese fa, ma recuperato da me solamente pochi giorni fa, "Mine" mi è parso uno dei pochissimi casi o forse l'unico di cui ho memoria, di film tutto italiano a livello registico e di produzione, che però arriva dagli Stati Uniti, dove viene fatto uscire in anteprima e solamente dopo esportato nel paese di produzione. Una consuetudine realizzativa molto in voga negli anni '70, basti pensare ai film con Bud Spencer e Terrence Hill, o ai lavori di Sergio Leone soprattutto per quel che riguarda la sua produzione western ma che negli ultimi anni non mi era mai capitato di vedere, anche perchè lavori come "Youth - La giovinezza" di Paolo Sorrentino o "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone hanno sì un cast internazionale, ma sono stati a tutti gli effetti considerati come film italiani.
"Mine" è l'ultima fatica produttiva di Peter Safran, che tra i tanti film in cui ci ha messo i soldi figura anche un lavoro come "Buried - Sepolto", uno dei film più spernacchiati qui in Italia dal pubblico medio solamente perchè "Cheppalle un film con uno chiuso in una bara tutto il tempoh!", ma che a me soprattutto a livello di idee e di regia era piaciuto abbastanza e al quale questo "Mine", soprattutto a livello di trama, deve moltissimo. Certo il protagonista, qui interpretato da Armie Hammer ("Animali notturni", "The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo"), non si ritrova chiuso in una bara, uno spazio angusto e claustrofobico, ma si ritrova nel bel mezzo del deserto con il piede poggiato su una mina antiuomo, di ritorno da una missione di ricognizione in Nord Africa. Per quanto il termine di paragone tra i due film possa risultare forzato, gli sviluppi sono, bene o male, molto simili: il protagonista si ritrova solo, finendo presto i viveri e in preda ad allucinazioni o a ricordi della sua vita passata, ma l'effetto che viene creato dai registi italiani, poi candidati al David di Donatello come migliori registi esordienti, risulta parecchio agorafobico - nella sua reale accezione che è quella di paura degli spazi aperti e non di paura di trovarsi in mezzo ad un folla - grazie a valide trovate registiche e ad una narrazione che contribuisce ad alzare di molto la tensione dello spettatore.
Non siamo certo davanti ad un film privo di difetti, quanto più che altro ad un film che si lascia guardare con piacere, pur mantenendo dei ritmi piuttosto lenti - vabbeh se vi lamentate dei ritmi lenti in un film in cui il protagonista è costretto a stare fermo su una mina non capite proprio una vacca di niente! E' già tanto che il film non sia completamente fermo! - che in realtà rendono bene le sensazioni provate dal protagonista della vicenda. Fabio Guaglione e Fabio Resinaro in questo loro lavoro hanno anche il grande merito di inserire in un film che sarebbe potuto tranquillamente essere il più frivolo possibile per quanto avvincente, un accenno di critica alla guerra, cercando anche di mettersi nei panni di quelle popolazioni invase che non sempre sanno come reagire all'invasore americano.
Forse forse su questo aspetto critico si sarebbe potuto lavorare di più e questo è uno dei grandi difetti del film, così come, se proprio devo essere sincero, non mi ha particolarmente soddisfatto la risoluzione finale della vicenda anche se il tutto mi è apparso ben giustificato soprattutto per quel che riguarda quei dialoghi che avvengono tra il protagonista e il berbero interpretato da Clint Dyer che per buona parte della pellicola si prende cura del protagonista cercando di non lasciarlo solo. Sono i dialoghi tra i due forse i punti più alti di un film che funziona, senza strafare e con quei difetti che non fanno altro che renderlo più umano. Insomma, per i due registi siamo davanti ad un esordio di buonissimo livello e la speranza è che la situazione per i due possa solamente migliorare in futuro.

Voto: 7

venerdì 12 maggio 2017

Life: Non oltrepassare il limite di Daniel Espinosa (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Life
Regia: Daniel Espinosa
Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick
Cast: Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds, Olga Dihovichnaya, Hiroyuki Sanada, Ariyon Bakare
Durata: 103 minuti
Genere: Fantascienza, Horror


Non so bene quale sia l'attrattiva che trovo in un certo tipo di film, ma quando vedo un trailer relativo ad un film ambientato nello spazio difficilmente riesco a resistergli. Sarà il fascino che ho sempre provato per l'astrofisica o per la ricerca di vita al di là della Terra che, checchè ne dicano le alte sfere religiose, vista l'elevatissima quantità di mondi possibili è una cosa molto molto probabile, ma quando vedo qualcuno indossare la tuta da astronauta in un film di fantascienza mi fiondo quasi subito in sala a dargli i miei soldi. A convincermi ancora di più per quel che riguardava la visione di "Life - Non oltrepassare il limite" è stata la presenza nel cast di uno dei miei idoli di questo periodo, quel Jake Gyllenhaal capace di sorprendermi in giovane età con "Donnie Darko" e di confermare la sua enorme bravura anche in lavori molto più recenti come "Lo sciacallo - Nightcrawler" o "Animali notturni", ma, perchè no, anche quella di Ryan Reynolds entrato nelle mie grazie recitative grazie soprattutto al ruolo in "Deadpool".
"Life - Non oltrepassare il limite" dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale che, riuscito a recuperare una sonda alla deriva proveniente da Marte, viene incaricato di indagare su un campione recuperato da essa per studiare l'eventuale presenza di vita extraterrestre. Scoperta la forma di vita all'interno del campione, questa verrà chiamata Calvin che presto si dimostrerà straordinariamente intelligente e soprattutto straordinariamente affamato, tanto da assimilare prima un topo da cavia, poi in successione i membri dell'equipaggio, partendo da Ryan Reynolds. Insomma, siamo davanti ad un film che già da metà della sua durata dichiara quanto sia importante, per quel che riguarda la fantascienza moderna, la saga di "Alien" cui a breve dedicherò uno speciale per arrivare preparato alla visione della nuova uscita "Alien: Covenant".
Non è dunque un mistero il fatto di trovarsi alle prese con una specie di horror fantascientifico in cui una forma di vita apparentemente innocua come Calvin mette a ferro e fuoco un'intera navicella spaziale. Non molti però sono, purtroppo, i meriti del film, che non riesce quasi mai ad oltre al mero citazionismo e alla chiara ispirazione cui si rifa. Uno di questi è la capacità di creare un'atmosfera tesa nella giusta maniera in un ambiente ristretto quale è quello di una stazione spaziale, tensione in grado di rendere la visione abbastanza piacevole nonostante dal film, in qualche modo, mi aspettassi qualcosa di più, anzi, a dirla tutta, proprio qualcosa di diverso come, ad esempio, una certa volontà di rispondere a quelle domande filosofiche che regolano l'Universo, cosa che invece "Life - Non oltrepassare il limite" non fa e si capisce sin dall'inizio non volerlo fare.

Voto: 5,5

giovedì 11 maggio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Oggi si va in onda con una versione decisamente più breve della rubrica dedicata alle uscite cinematografiche, semplicemente perchè sentivo la necessità di modificarne un po' il format e di snellirlo un po'. Da ora in poi commenterò dunque solo quei film che ritengo più interessanti non tanto per me quanto più che altro per ogni tipo di pubblico possa immaginare. Ovviamente queste uscite saranno giudicate secondo i miei pregiudizi!


King Arthur di Guy Ritchie

Film adatto per gli appassionati della storia di Re Artù e perchè no anche per quelli che se ne sono appassionati grazie a "La spada nella roccia". Io invece non sono un grande fan del personaggio, così come nemmeno di Guy Ritchie a dirla tutta, che mi ha impressionato in positivo in pochissime occasioni e in negativo in altre. E ultimamente i film di natura storico-mitologica fanno anche abbastanza schifo.

La mia aspettativa: 5/10


Song to Song di Terrence Malick

Dei pochi film che ho visto di uno dei registi più acclamati dai cinefili di tutto il mondo devo dire che non sono mai rimasto pienamente soddisfatto. Queso, invece, dal trailer promette cose enormi e, complice un cast in cui ci sono tre tra i miei preferiti del momento come Ryan Gosling, Michael Fassbender e Rooney Mara, potrebbe essere decisamente la visione della settimana.

La mia aspettativa: 8/10


Alien: Covenant di Ridley Scott


Il ritorno di Ridley Scott alla saga di Alien dopo la direzione di "Prometheus", film di cui penso di essere l'unico ad averlo minimamente stimato. Sto preparando per le prossime settimane su questo blog un qualcosina per celebrare questa uscita il cui trailer mi fomenta tantissimo, vedremo se avrà lo stesso (in)successo delle altre rassegne a tema che ho fatto in passato!

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Richard - Missione Africa - Film d'animazione per bambini dal quale starò alla larga.
E se mi comprassi una sedia? - Commedia italiana che pare fin troppo stupida per essere vera.
On the Milky Road - Film serbo-britannico che sa di eccessivo impegno.
Qualcosa di troppo - Commedia francese che potrebbe anche risultare simpatica.
This Beautiful Fantastic - Commedia sentimentale britannica che non sembra voler aggiungere nulla di nuovo alla storia del cinema.
Tutto quello che vuoi - Commedia italiana che sembra voler ricalcare "Il postino" e che finirà per fallire miseramente nel suo intento.
Una settimana e un giorno - Pellicola israeliana perfetta per chi ha estrema voglia di impegnarsi in una visione pesante.

mercoledì 10 maggio 2017

The Walking Dead - Stagione 7

The Walking Dead
(serie TV, stagione 7)
Episodi: 16
Creatore: Robert Kirkman, Frank Darabont
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: FOX
Cast: Andrew Lincoln, Chandler Riggs, Norman Reedus, Melissa McBride, Lennie James, Lauren Cohan, Danai Gurira, Sonequa Martin-Green, Alanna Masterson, Josh McDermitt, Christian Serratos, Seth Gilliam, Ross Marquand, Austin Nichols, Katelyn Nacon, Austin Amelio, Tom Payne, Xander Berkeley, Jeffrey Dean Morgan, Steven Ogg, Khary Payton, Pollyanna McIntosh
Genere: Drammatico


Inizi bello convinto nel guardare la settima stagione di una serie che nei primi cicli di episodi stava per diventare un tuo cult personale e la termini maledicendo il fatto di averle dato ancora una volta fiducia dopo le ultime tre stagioni, decisamente molto molto sotto tono rispetto alle prime tre. D'altronde come si faceva ad abbandonare la serie al suo destino senza darle una possibilità dopo il finale della scorsa stagione - che ci lasciava clamorosamente in sospeso sul destino di uno dei suoi personaggi - e soprattutto dopo un primo episodio di questa settima stagione che risulta tranquillamente essere il miglior episodio di questi ultimi anni di "The Walking Dead", fatti principalmente di noia e di tantissimi discorsi che non portano a nulla. E no, carissimi, io non sono uno di quelli che in una serie che dovrebbe essere sugli zombie vuole vedere per forza gli zombie, mi sta anche bene che si lavori molto sui personaggi vivi, peccato che non è così che si lavora sui protagonisti.
L'inserimento di Negan, interpretato da Jeffrey Dean Morgan, avrebbe potuto tranquillamente rappresentare la miglior scelta da parte degli autori per dare nuova vita ad una serie che si avviava verso il suo destino di morto vivente, fatto di tanti telespettatori - e di questo purtroppo nonostante il calo di ascolti bisogna dargliene atto, dato che mi ci trovo in mezzo anche io -, ma anche di tantissimi momenti in cui ci si chiede dove gli autori vogliano andare a parare. E la cosa strana è che molto probabilmente non sono solamente gli spettatori a chiederselo, ma anche gli stessi autori, che me li immagino lì a discutere su che direzione far prendere alla serie e non sapendolo scrivono dialoghi un po' a cazzo di cane che fanno venire il latte alle ginocchia. Sono ben due stagioni che attendo che i protagonisti muoiano tutti malissimo e che la serie finisca. Forse forse, con questa serie va a finire che la faccio finita prima io di loro.

Voto: 3

martedì 9 maggio 2017

Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse di Hugo Gélin (2016)

Francia 2016
Titolo Originale: Demain tout commence
Regia: Hugo Gélin
Sceneggiatura: Hugo Gélin, Mathieu Oullion e Jean-André YerlèsCast: Omar Sy, Gloria Colston, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Ashley Walters, Clémentine Célarié, Anna Cottis, Raphael Von Blumenthal
Durata: 117 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Quando un paio di settimane fa uscì "Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse", decisi di andarlo a vedere. Mancavano pochi giorni all'uscita di "Guardiani della Galassia Vol. 2" e le uscite nei cinema non è che fossero così interessanti, così ho scelto quello che mi ispirava di più, insomma, un po' quello che ritenevo il meno peggio. Nonostante un buon trailer e una trama che alla fin fine non sembrava offrire nulla di nuovo al panorama cinematografico internazionale, mi sono fatto convincere principalmente dalla presenza nel cast del simpaticissimo Omar Sy ("Quasi amici", "Samba"), che tempo fa sembrava avere una grande carriera come attore davanti a sè, ma che fino ad ora non si è mai veramente discostato dal ruolo del simpaticone scapestrato che assume un ruolo per il quale sembra non essere pronto - devo ancora vedere "Mr Chocolat" nel quale forse si sarebbe potuto un po' distaccare - e lo fa con estrema naturalezza e genuinità.
"Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse" è il remake francese del film messicano "Instructions not Included" e narra la storia di Samuel, che vive una vita nel totale disimpegno senza l'apparente capacità di assumersi qualsiasi tipo di responsabilità. Un giorno viene raggiunto sulla sua barca da Kristin, interpretata da Clémence Poésy ("7 minuti"), una sua vecchia fiamma che gli presenta sua figlia, concepita durante una relazione occasionale un anno prima. La donna con una scusa si allontana, abbandonando lui e la figlia al proprio destino. Una trama già vista in moltissimi altri film in cui però, come poche volte accade, si ribaltano i ruoli tra i genitori. Un film che parte sin dalle prime battute con il dichiarato intento di essere una pellicola dei buoni sentimenti, in cui empatizzare con i personaggi in scena, divertirsi e farsi commuovere dalle loro storie.
Ciò è niente di più e niente di meno quello che ci fornisce il film in questione: viene reso in maniera interessantissima il rapporto tra Samuel e sua figlia Gloria, i due provano un amore reciproco istintivo, nel quale il padre è disposto a mentire sulla reale identità di Kristin solo per non fare soffrire sua figlia. Si tratta però anche di un film in cui, obiettivamente, non sono molti gli spunti di riflessione, dato che si concentra principalmente su momenti di assoluta leggerezza alternati ai momenti in cui la mancanza di uno dei due genitori, nella fattispecie quella della madre di Gloria, si fa sentire in tutta la sua pesantezza. Siamo dunque davanti ad un film carino che, almeno per quel che mi riguarda, verrà presto dimenticato e del quale sinceramente - non avendo visto l'originale messicano - non ho ben capito la scelta di inserire una componente tragica - sulla quale non posso dire niente per non fare spoiler - che appare abbastanza scollegata dal resto della vicenda e che viene affrontata solamente in un finale piuttosto sbrigativo.

Voto: 6-

lunedì 8 maggio 2017

Tredici - Stagione 1

Tredici
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Brian Yorkey
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Dylan Minnette, Katherine Langford, Christian Navarro, Alisha Boe, Brandon Flynn, Justin Prentice, Miles Heizer, Ross Butler, Devin Druid, Amy Hargreaves, Derek Luke, Kate Walsh
Genere: Drammatico


Si è fatto un gran parlare in questo periodo della prima stagione di "Tredici", che in lingua originale è intitolato con un molto più esplicativo "13 Reasons Why" che ti mette già più in guardia su quella che sarà la trama della serie, e io mi accodo alle voci, anche se con considerevole ritardo, visto che ormai non riesco più a seguire tutte le serie che vorrei e sono costretto a guardarle in un tempo molto più diluito, soprattutto quelle firmate Netflix che vengono pubblicate tutte nella stessa giornata. Decido di accodarmi alle voci perchè da una parte la serie è stata una delle più discusse dell'ultimo mese, mentre dall'altra ha diviso non soltanto il pubblico, ma anche associazioni di genitori, psicologi, religiosi, ONU sui temi trattati e le discussioni che si sono create hanno addirittura causato la crisi in atto tra il governo degli Stati Uniti e la dittatura di Pyongyang.
Per me la questione è molto più semplice di tutte le questioni che sono state costruite attorno alla prima stagione - forse l'unica? - di questa serie, tratta dall'omonimo romanzo di Jay Asher: mi è piaciuta per molti motivi, ha qualche difetto, non è una serie perfetta. Facile no? Potrei chiudere qui la mia recensione. Invece no, preferirei partire dall'inizio, più che altro per quelli che in questo periodo hanno vissuto in una campana di vetro: "Tredici" parla di un suicidio, quello di Hannah Baker, interpretata da Katherine Langford, che in qualche modo è riuscita a far circolare tra i suoi compagni di scuola, soprattutto tra quelli che in qualche modo hanno causato il suo suicidio, delle audiocassette in cui spiega le ragioni del suo gesto. Ogni cassetta ha un protagonista e chi le riceve per ascoltarle è sicuramente incluso in esse. Tra questi c'è anche il protagonista della serie, Clay Jensen interpretato da Dylan Minnette ("Piccoli Brividi", "Man in the Dark"), che non riesce a spiegarsi perchè le cassette siano arrivate a lui.
"Tredici" però è una serie che in qualche modo risulta essere molto più leggera rispetto a quelle che potrebbero essere le sue premesse: la narrazione ha un piglio molto fresco ed avvincente, ciò che vediamo sullo schermo è un alternarsi tra il presente e ciò che viene narrato nella cassetta specifica a cui fa riferimento la singola puntata, ma soprattutto è interessante l'idea di trattare una tematica così pesante come il bullismo nelle scuole e il suicidio di una sedicenne senza essere una serie eccessivamente melensa e tragica, pur nella sua intrinseca tragicità. In tredici episodi vengono affrontati così tanti argomenti, tra cui anche l'amore e l'amicizia, che è praticamente impossibile che venisse dato a tutti lo stesso peso, quanto paiono altrettanto esasperate determinate motivazioni che hanno spinto la ragazza al suicidio. E' interessante vedere però come con "Tredici" gli autori siano riusciti ad arrivare - nel bene e nel male - a qualsiasi tipo di pubblico, magari con la speranza che non si pensi che questa sia solamente una serie TV senza alcun corrispettivo nella realtà.

Voto: 7+

giovedì 4 maggio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci qua, per un altro Giovedì dedicato ai miei pregiudizi sulle uscite cinematografiche, che sono ben tredici se escludiamo i tre documentari che ci aspettano in due o tre sale in croce in tutta Italia. Tredici uscite per un post chilometrico e soprattutto per pochi lavori veramente interessanti!


East End di Giuseppe Squillaci, Luca Scanferla

Un film d'animazione sul derby di Roma senza nemmeno un personaggio che finisce accoltellato o in una rissa? Potrebbe essere il miglior film di fantascienza del mondo.

La mia aspettativa 0/10


Adorabile nemica di Mark Pellington

Commedia con protagoniste la vecchia gloria Shirley MacLaine e la promessa non ancora del tutto mantenuta Amanda Seyfried. Il cast è interessante, saprà esserlo anche il film? Dalla trama letta in rete non ne sono così sicuro.

La mia aspettativa: 5/10


Codice Unlocked di Michael Apted

Ho visto il trailer di questo action spionistico un paio di volte al cinema e devo dire che ancora non so bene cosa aspettarmi da questo film: questo fatto può anche voler dire che il trailer è fatto davvero bene. Potrebbe rivelarsi, inaspettatamente visto il tema, una interessante sorpresa.

La mia aspettativa: 6/10


Gold - La grande truffa di Stephen Gaghan


Chi ha fatto il trailer gioca molto con "The Wolf of Wall Street" e con la presenza di Matthew McConaughey - qui protagonista - nel cast del film di Scorsese. Io di questi giochetti solitamente mi fido meno di zero, ma, mediamente, tendo a fidarmi di McConaughey soprattutto negli ultimi tempi.

La mia aspettativa: 6,5/10


Il mondo di mezzo di Massimo Scaglione

Film pseudoimpegnato all'italiana con protagonista Matteo Branciamore, letteralmente scomparso dopo la fine de "I Cesaroni". Ecco, sarebbe anche potuto rimanere lì dove era finito, invece di "resuscitare" proprio ora.

La mia aspettativa: 3/10


Insospettabili sospetti di Zach Braff

Non ho ancora visto nessun film del simpatico Zach Braff di "Scrubs" come regista, peccato che io abbia un serio problema con quei film in cui attori vecchietti fanno cose d ggiovani per dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio. E il fatto che a dirigere i tre vecchietti protagonisti del film ci sia un giovane come Zach Braff mi dà ancora più fastidio.

La mia aspettativa: 4/10


Miss Sloane di John Madden

E' un po' che non vedo Jessica Chastain all'opera e comincio quasi a sentirmi in astinenza. Non so sinceramente se questo possa essere il miglior film in cui rivederla in azione, quello che so è che, per vari motivi, questo potrebbe essere uno dei film più interessanti della settimana.

La mia aspettativa: 7/10


Monster Trucks di Chris Wedge

Bambini, correte al cinema! Io invece ci sto il più lontano possibile. Anche perchè, bambini, al momento mi date un po' fastidio.

La mia aspettativa: troppi bambini/10


Sasha e il Polo Nord di Rémi Chayé

Bambini.. ah no, questo forse non è un film per bambini, ma un film d'animazione pseudo impegnato dalla Francia che verrà proiettato in mezza sala in tutta Italia, mentre nell'altra metà della sala a lui dedicata daranno "Fast and Furious 20385" che al pubblico italiano interessa molto di più.

La mia aspettativa: 5,5/10


Sole, cuore, amore di Daniele Vicari

Isabella Ragonese, protagonista di questo film il cui titolo riprende una canzone di Valeria Rossi - e vorrei morire solo per il fatto che lo so -, mi piace parecchio. Un po' meno mi ispira il film, anche se la critica sembra averlo accolto più che bene!

La mia aspettativa: 6,5/10


Tanna di Martin Butler, Bentley Dean

Arriva finalmente nei cinema italiani uno dei nominati all'Oscar come miglior film straniero nel 2017. Per una categoria che spesso colpevolmente ignoro, forse potrebbe essere la volta buona che decido di dedicarmici, dato che ancora non sono riuscito a vedere il film che alla fine lo ha vinto questo Oscar.

La mia aspettativa: 7/10


The Space Between di Ruth Borgobello

Commedia italo-australiana che penso ignorerò bellamente. Non me ne vogliano i creatori del film, ma in una settimana con tredici uscite, anche se nessuna di livello assoluto a quanto pare, ho delle altre priorità.

La mia aspettativa: 5/10


Una gita a Roma di Karin Proia

Se un film del 2015 arriva in Italia solo ora e, per giunta, è un film italiano, direi che c'è poco poco da fidarsi. Nonostante sia stato presentato in fior fior di festival in giro per l'Europa.

La mia aspettativa: 5/10

mercoledì 3 maggio 2017

Guardiani della Galassia Vol. 2 di James Gunn (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Guardians of the Galaxy Vol. 2
Regia: James Gunn
Sceneggiatura: James Gunn
Cast: Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Michael Rooker, Karen Gillan, Pom Klementieff, Elizabeth Debicki, Chris Sullivan, Sean Gunn, Sylvester Stallone, Kurt Russell, Vin Diesel, Bradley Cooper
Durata: 138 minuti
Genere: Supereroi, Azione


Sono ormai alcuni anni, già una decina a memoria d'uomo, che le sale cinematografiche vengono invase, almeno quattro o cinque volte in un anno - quest'anno se non mi sono perso qualcosa le uscite di questo tipo saranno cinque - dagli spettatori dei film sui supereroi. Se il "DC Universe" ancora stenta a decollare con film di scarsa qualità come "Batman v. Superman: Dawn of Justice" o "Suicide Squad" - anche se obiettivamente ho delle buone speranze su "Wonder Woman" con Gal Gadot -, il "Marvel Cinematic Universe", che rende conto alla Disney è ormai ben avviato e sta andando dritto di filato verso la conclusione della cosiddetta "fase tre", che vedrà il suo coronamento con "Avengers: Infinity War" e il suo seguito a distanza di un anno l'uno dall'altro, nel 2018 e nel 2019. A fare un po' storia a sè nella gran quantità di film usciti è la saga di "Guardiani della Galassia", composta al momento da due film standalone, ma i cui protagonisti sembra possano essere di importanza fondamentale per il prossimo capitolo di "The Avengers", in cui sarà molto probabile vedere Thanos nei panni dell'antagonista principale.
Dopo un primo capitolo folgorante, in cui i fan dell'Universo cinematografico Marvel erano stati investiti da un'ondata di freschezza e di comicità, il secondo aveva il dovere di confermarsi come una produzione di grande livello in cui non ci si dimenticasse nè della parte di intrattenimento nè di quella relativa allo sviluppo dei personaggi. E da questo punto di vista James Gunn riesce a confermarsi alla grande, dirigendo un seguito che forse non sarà riuscito a superare in bellezza il suo predecessore, ma quanto meno ad eguagliarlo: da una parte si è perso l'effetto sorpresa e la novità del primo capitolo, dall'altra si è guadagnato enormemente dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi principali, la cui storia viene esplorata in modo da dividerli in coppie in qualche modo affini tra loro e le cui storie si rivelano man mano sempre più interessanti. Per questo vediamo Star-Lord, interpretato da Chris Pratt ("Passengers"), messo a confronto con il padre Ego, interpretato da Kurt Russell ("The Hateful Eight"), il dualismo tra Gamora e la sorella Nebula, interpretate rispettivamente da Zoe Saldana ("Avatar") e da Karen Gillan ("Oculus"), il rapporto che si crea tra Drax il Distruttore, interpretato da Dave Bautista ("L'uomo con i pugni di ferro"), e Mantis, interpretata da Pom Klementieff ("Oldboy"), un nuovo personaggio interessantissimo e con un grande potenziale per il futuro, ma anche il rapporto tra Yondu, interpretato da Michael Rooker (la prima e la terza stagione di "The Walking Dead"), e Rocket, la cui voce originale è quella di Bradley Cooper ("Joy"). Una serie di dualismi che non stancano mai e che nel corso del film contribuiscono enormemente a costruire la storia dei personaggi principali tralasciando un po' quelle che sono le dinamiche tipiche dei film della Marvel.
Dinamiche che sinceramente non mi sono mancate più di tanto, vista l'ondata di divertimento e di intrattenimento allo stato puro da cui sono stato pervaso per tutta la durata del film: due ore e diciotto minuti che non stancano mai e che sono conditi in maniera intelligente da una serie di gag divertentissime a cui ci eravamo già abituati nel corso del primo episodio. Un'altra cosa che ho particolarmente apprezzato è stata la non eccessiva presenza in scena del personaggio di Baby Groot, con le movenze date da Vin Diesel ("xXx - Il ritorno di Xander Cage"), che è il tipico personaggio carinissimo perfetto per il merchandising della casa cinematografica e che viene sfruttato nella giusta maniera, ovvero non rendendolo una presenza eccessivamente pesante all'interno della pellicola. La regia di James Gunn, inoltre, mi è sembrata una spanna sopra la media dei film Marvel, con uno spettacolare piano sequenza iniziale sulla danza di Baby Groot che mette subito in chiaro come il regista abbia intenzione di non far appiattire il suo modo di vedere la realizzazione del film dai voleri della Disney che ci mette i soldi.
Mi sono piaciute poi particolarmente le interpretazioni di buona parte degli attori protagonisti del film, a partire da Chris Pratt e da Kurt Russell, anche se soprattutto il secondo è stato in grado di mettersi addosso un personaggio in grado di rubare la scena, di ammaliare lo spettatore con il suo modo di fare e di risultare ambiguo fino alla fine. E se di solito nei film della Marvel è la colonna sonora il grande punto debole, fatta principalmente da musiche non identificabili al di fuori del contesto, qui, proprio come nel primo capitolo, si cambia registro, con canzoni rock iconiche degli anni '80 che contribuiscono a creare una sequela infinita di emozioni, emozioni che sfociano in un finale letteralmente DA BRIVIDI. E' dunque presto detto il fatto che James Gunn sia riuscito nel difficile lavoro di confermarsi con questo secondo capitolo che sicuramente si va ad inserire a quella che potrebbe risultare, tranquillamente, come la saga più interessante di tutto il Marvel Cinematic Universe, che per quanto mi riguarda potrebbe giocarsela con "Doctor Strange" se il suo secondo capitolo si rivelerà all'altezza.

Voto: 8
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