venerdì 28 aprile 2017

Collateral Beauty di David Frankel (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Collateral Beauty
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Allan Loeb
Cast: Will Smith, Edward Norton, Kate Winslet, Michael Peña, Keira Knightley, Helen Mirren, Jacob Latimore, Naomie Harris, Ann Dowd, Mary Beth Peil, Liza Colón-Zayas, Michael Cumpsty
Durata: 96 minuti
Genere: Drammatico


Capita a volte che la critica decida di demolire un film praticamente per partito preso, ma poi il pubblico, in qualche modo, lo premia. Capita anche, negli ultimi tempi sempre più frequentemente, che il pubblico, ascoltando gli echi della critica bacchettona, decida di non dare fiducia ad un film, non premiandolo al botteghino. E' un po' quello che è capitato al film di cui vi parlo oggi, il "Collateral Beauty" diretto da David Frankel ("Un anno da leoni", "Il Diavolo veste Prada") e con un cast di tutto rispetto: la critica ne ha detto peste e corna, il pubblico più affezionato alle sale cinematografiche non è andato al cinema a vederlo ed il film è stato etichettato come una delle pellicole più brutte degli ultimi anni.
Per parlare in maniera completa di questa pellicola, bisogna partire dal trailer che ti parla di un qualcosa per poi, nel film, mostrarti tutt'altro: lo spettatore cinematografico vede il trailer e pensa ad una storia molto simile a "A Christmas Carol" di Charles Dickens" in cui il protagonista incontra delle impersonificazioni della Morte, del Tempo e dell'Amore. In realtà chi è andato a vedere il film basandosi sul trailer si è ritrovato un po' spiazzato, dato che il film parla di Howard Inlet, interpretato da Will Smith ("Suicide Squad"), che ha da poco subito una tragedia familiare. I suoi amici e colleghi nell'azienda da lui fondata, interpretati da Edward Norton ("Birdman"), Kate Winslet ("Steve Jobs") e Michael Peña ("Sopravvissuto - The Martian") decidono, per rispondere a delle lettere metafisiche che egli scrive proprio alla Morte, all'Amore e al Tempo, di ingaggiare tre attori - Helen Mirren ("Hitchcock"), Jacob Latimore ("Maze Runner - Il labirinto") e Keira Knightley ("Tutto può cambiare") - per interpretare queste tre entità e dargli di nuovo un motivo per riprendere in mano la sua vita.
La critica di questo film ne ha dette peste e corna: eccessivo sentimentalismo, una sceneggiatura scritta su un foglio di carta igienica, un buonismo che si respira dal primo all'ultimo minuto e tante altre cose. E non avevano nemmeno così tanto torto, dato che "Collateral Beauty" è tipo una delle cose più smielate che abbia mai visto in vita mia. Eppure, pur sprecando malamente un cast di assoluto livello composto dagli attori che ho già citato, il film si lascia guardare e i suoi novanta minuti di durata passano in maniera nemmeno troppo spiacevole. Certo è che un cast del genere risulta sprecato con una sceneggiatura del genere, così come certo è che il regista e gli sceneggiatori abbiano voluto strafare cercando di affrontare le storie di ben quattro personaggi e dandoci per ognuno di essi degli insegnamenti da Baci Perugina, però non so bene per quale motivo, ma non me la sento proprio di dare troppo addosso a questo film, che alla fin fine potrebbe essere apprezzato - relativamente - anche da un cattivone cinico e bastardo come me.

Voto: 5,5

giovedì 27 aprile 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Le uscite cinematografiche di questo weekend sono cominciate già da qualche giorno, complice il ponte del 25 Aprile, e molte di esse sono anche abbastanza interessanti, anche se tanti sono i film italiani e tanti i documentari a questo giro. Uno di questi avrà sicuramente lo scettro di film della settimana al botteghino, pare abbastanza scontato, mentre per gli altri bisogna comunque passare attraverso i miei pregiudizi!


La tenerezza di Gianni Amelio

Commedia drammatica all'italiana con protagonisti Elio Germano e Micaela Ramazzotti che promette davvero buonissime cose. E quest'anno di film italiani ne ho ancora visionati pochi - di uno di questi parlerò a breve - e quindi spero che questo possa essere abbastanza interessante.

La mia aspettativa: 7/10


Guardiani della Galassia Vol. 2 di James Gunn


Dopo l'ottimo primo capitolo, il "Marvel Cinematic Universe" torna alla ribalta con un sequel che promette scintille dall'inizio alla fine. E le recensioni lette dalle anteprime e da chi è andato a vederlo nei primi giorni di proiezione sembrano essere molto molto confortanti!

La mia aspettativa: 8/10


A casa nostra di Lucas Belvaux

Pellicola drammatico/politica che sembra essere abbastanza attuale visto il periodo storico che stiamo vivendo. Dalla Francia arrivano o robe serie che non si prendono troppo sul serio o cose fin troppo autoriali. Per un'eventuale visione, spero che sia la prima delle due alternative.

La mia aspettativa: 6,5/10


Altin in città di Fabio del Greco

Dramma noir - avete notato che in questa settimana escono solo film dal doppio genere? - pseudo-autoriale italiano che verrà proiettato in tre o quattro sale in tutta Italia e che quindi mi risparmierà l'imbarazzo di decidere se vederlo o meno.

La mia aspettativa: 5/10


La guerra dei cafoni di Davide Barletti, Lorenzo Conte

Una commedia italiana diretta da due registi che non conosco per nulla, ma che ad una lettura della trama mi ispira abbastanza e per la quale ci potrebbe essere una delle sorprese più interessanti della settimsna.

La mia aspettativa: 7/10


La ragazza dei miei sogni di Saverio Di Biagio

Una commedia drammatica fantasy - facciamo anche del fantasy??? - italiana della quale non è che senta particolarmente il bisogno. La visione la lascio ad un eventuale fan di Saverio Di Biagio.

La mia aspettativa: 4/10


L'amore criminale di Denise Di Novi

Thrillerino americano con protagonista la sempre bellissima Katherine Heigl che potrebbe essere adatto per una seratina all'insegna del disimpegno. Non di più però, ovviamente.

La mia aspettativa: 6/10


Le donne e il desiderio di Tomasz Wasilewski

Tanta Polonia in questo film e, almeno per quel che riguarda i miei gusti, le parole Polonia e cinema messe assieme mi danno quasi sempre una gran noia e un'odore di film d'autore dall'eccessivo impegno.

La mia aspettativa: 5/10


Le verità di Giuseppe Alessio Nuzzo

Thriller italiano che non promette grandi cose ad una lettura della trama, ma che ha come protagonista un certo Francesco Montanari; che non vedo all'opera come attore dalla straordinaria performance nei panni del Libanese, nella prima stagione di "Romanzo criminale: La serie". Potrei dunque, vista la stima verso il protagonista, concedergli una visione!

La mia aspettativa: 6/10


L'eccezione alla regola di Warren Beatty

Posso fidarmi di un film diretto da colui che ha scaricato la patata bollente alla moglie facendole annunciare il vincitore sbagliato dell'Oscar a miglior film? In realtà il film non sembra sia poi così malaccio, però non è certo tra le mie priorità in questo fine settimana.

La mia aspettativa: 5,5/10


The Circle di James Ponsoldt

C'è Emma Watson, quindi lo vedrò di sicuro. La tematica tecnologica e sociale mi interessa abbastanza, il rischio è che si tratti di un thrillerino con poca roba interessante da dire. Ma a me basta che Emma Watson sia abbastanza carina e la sufficienza su questo blog la potrebbe anche sfangare.

La mia aspettativa: 6/10

mercoledì 26 aprile 2017

Marvel's Iron Fist - Stagione 1


Marvel's Iron Fist
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Scott Buck
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Finn Jones, Jessica Henwick, Tom Pelphrey, Jessica Stroup, Ramón Rodríguez, Sacha Dhawan, Rosario Dawson, David Wenham
Genere: Supereroi


Giunti in quella che ormai da un paio di anni è stata designata come l'annata decisiva per la collaborazione tra Netflix e i Marvel Studios, la cui collaborazione è cominciata nel 2015 con la prima stagione di "Marvel's Daredevil" e di "Marvel's Jessica Jones" - entrambe di altissimo livello -, proseguita nel 2016 con la seconda stagione di "Marvel's Daredevil" - sempre di alto livello - e con la prima stagione di "Marvel's Luke Cage" - quella sì che mi ha un po' deluso - e che in questa annata vedrà l'uscita, oltre alla prima stagione di "Marvel's Iron Fist" di cui vi parlo oggi, anche di "Marvel's The Defenders" - che è per l'appunto il cross-over su cui la collaborazione si è fondata in questo triennio - e molto probabilmente anche la prima stagione di "Marvel's The Punisher", personaggio conosciuto nella seconda stagione di "Daredevil" e subito diventato di culto.
L'ultima produzione seriale prima di quella decisiva per la casa di streaming e per i Marvel Studios partiva con degli evidenti rischi per il suo successo, mentre per "The Defenders" l'hype sta salendo, per questa "Iron Fist" non si sono mai viste, prima del giorno della sua pubblicazione, scene di isterismo dovuto all'attesa, sembrava quasi che questa produzione venisse data per scontata e che attorno al quarto personaggio che farà parte dei difensori non ci fosse tutto questo interesse, o per lo meno un interesse decisamente minore rispetto a personaggi ben più famosi e apprezzati come Daredevil. La serie poi veniva pubblicata su Netflix con il pesante accompagnamento di una mezza stroncatura da parte della critica che non era rimasta particolarmente affascinata dall'anteprima dei primi due episodi, che sono effettivamente risultati troppo lenti e non in grado di farmi affezionare subito al personaggio come avrebbero dovuto.
Per chi non conoscesse ancora il personaggio, la serie si concentra principalmente sugli inizi della sua carriera da supereroe. Il protagonista Danny Rand, interpretato da Finn Jones, torna a New York dopo essere sparito e dato per morto per quindici anni per riprendere in mano l'azienda di famiglia. Il suo nemico principale è la Mano, organizzazione criminale che avevamo avuto modo di conoscere nella seconda stagione di "Daredevil" - e che qualcosa mi dice che sarà anche uno dei nemici principali in "The Defenders" - e la combatterà grazie all'abilità acquisita nel kung-fu durante gli anni di lontananza dalla sua città e soprattutto grazie alla possibilità di evocare il Pugno d'Acciaio.
Forse i detrattori del personaggio avevano ragione a ritenerlo uno dei meno interessanti del quartetto, anche se fare peggio di Luke Cage in quanto a coinvolgimento del pubblico verso personaggio era parecchio difficile, ma in questo caso i produttori della serie ci sono andati vicinissimi ed è un peccato viste le sue potenzialità narrative - ovviamente non conosco nulla del suo corrispettivo fumettistico quindi le mie sono esclusivamente supposizioni -. Oltre ad un difficile rapporto con il personaggio principale avuto per tutta la durata di questa prima stagione, si aggiunge anche il fatto che la serie, soprattutto nei primi sei o sette episodi, faccia davvero moltissima fatica ad ingranare, dando addirittura l'impressione che non stia accadendo nulla di particolarmente rilevante. Che la lentezza della narrazione sia una cosa voluta in tutte le serie sui supereroi finora prodotte da Netflix, per concentrarsi maggiormente sullo sviluppare il carattere del personaggio, lo avevamo capito, ma qui si fa veramente fatica a comprendere il carattere di Danny Rand e ancor meno ad entrare in empatia con lui. Quando nella serie inizia ad accadere qualcosa è forse troppo tardi per recuperare e la sensazione che rimane al termine della visione è principalmente quella di essersi trovati davanti ad un'occasione sprecata. Per molti il punto più basso della collaborazione Netflix/Marvel Studios è stato "Luke Cage", io sinceramente non lo so, li metterei quasi alla pari, in negativo.

Voto: 5,5

lunedì 24 aprile 2017

La bella e la bestia di Bill Condon (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Beauty and the Beast
Regia: Bill Condon
Sceneggiatura: Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky
Cast: Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McKellen, Emma Thompson, Audra McDonald, Gugu Mbatha-Raw, Nathan Mack, Hattie Morahan, Gerard Horan, Thomas Padden
Durata: 129 minuti
Genere: Fantastico


Avete presente quando si dice "Battere il ferro finchè è caldo"? Ecco, io in questo periodo di questo motto me ne sto abbastanza fregando, dato che, spesso e volentieri, le mie recensioni arrivano con considerevole ritardo rispetto all'uscita dei film in sala. Non potevo però rimandare ulteriormente il mio commento a "La bella e la bestia", remake in live action del film d'animazione Disney del 1991 con protagonista l'essere più incommensurabilmente perfetto per interpretare il ruolo di Belle, ovvero Emma Watson. Non starò qui per tutta la recensione a lamentarmi del fatto che questi continui remake da parte della Disney di loro film d'animazione sia una mossa commerciale bella e buona e compagnia di varie lamentele che si sono lette e sentite in questo periodo al seguito. Mi limiterò dunque a commentare il film, per quanto mi è possibile, comparandolo magari con il suo corrispettivo originale. Anche perchè, pur trattandosi di una mossa commerciale, a me questa tendenza dei remake in live action non sta in assoluto dispiacendo, dato che con "Cenerentola" era venuto fuori un buon esperimento, anche se non eccezionale, e con "Il libro della giungla" ci siamo trovati davanti ad un buonissimo film che si è preso i favori di critica e pubblico.
La storia de "La bella e la bestia" penso che la conosciate tutti così come conoscerete, immagino, la sua morale: non fermarsi a giudicare dalle apparenze e compagnia cantante di quei tanti messaggi di bontà a cui la Disney ci ha da sempre abituato, sin dalla nostra infanzia - e quando usciva il film d'animazione originale io avevo un solo anno di vita -. Per quel che riguarda la trama c'è proprio poco da dire, dato che questo remake poco si discosta dal film d'animazione da cui è tratto, o forse addirittura per niente. Così come identiche sono anche le canzoni a parte l'inserimento dei brani "How Does a Moment Last Forever" cantato nella versione originale da Celine Dion - che nel film del 1991 cantava il brano principale della pellicola "Beauty and the Beast", qui eseguito da Ariana Grande e John Legend - e "Evermore" eseguito da Josh Groban. Se per quel che riguarda le canzoni presenti nel film originale è forte l'effetto nostalgia, soprattutto per quelle più caratteristiche come la stessa "Beauty and the Beast", per "Gaston" e per "Be Our Guest", per le due nuove non posso dire di aver provato lo stesso trasporto e probabilmente nemmeno un secondo o un terzo ascolto potrebbero farmele rivalutare.
Per quel che riguarda la messa in scena del film abbiamo un sapientissimo uso degli effetti speciali, in modo da ricreare tutti i personaggi che avevano reso fantastico il film d'animazione del 1991, effetti speciali che da una parte sanno ricreare in maniera abbastanza credibile tutti gli "abitanti" del castello della bestia, mentre dall'altra in certi frangenti mostrano qualche limite soprattutto a livello di realismo. Dal punto di vista registico Bill Condon ("Mr Holmes - Il mistero del caso irrisolto") ne risulta parecchio penalizzato, mostrandosi come un mestierante in grado di reggere il film, ma non in grado di dare un tocco personale alla vicenda. C'è però da dire, a sua discolpa, che per film del genere la Disney immagino se ne freghi bellamente del tocco personale del regista imponendo la propria visione senza alcuna possibilità di discostarsi da essa.
Per quel che riguarda gli interpreti della vicenda, come al solito sono rimasto pienamente soddisfatto dalla performance di Emma Watson ("Colonia", "Regression", "Bling Ring"), che so che alla maggior parte delle persone no è piaciuta, ma io non ci posso fare niente, in qualche modo il suo modo di recitare mi dà sempre qualche soddisfazione. Nei panni della bestia abbiamo invece Dan Stevens ("The Guest", la prima stagione di "Legion") il cui volto si vede poco ed è particolarmente difficile giudicarne la performance senza vedere il film in lingua originale, così come è difficile giudicare la performance di tutti quegli attori, tra cui ci sono Ewan McGregor ("Mortdecai", "Moulin Rouge"), Stanley Tucci ("Hunger Games", "Amabili resti") e Emma Thompson ("Saving Mr. Banks", "Beautiful Creatures - La sedicesima Luna"), che hanno interpretato gli abitanti del castello della bestia, il cui volto reale si vede solo nelle ultime battute. Non ho apprezzato invece la performance di Luke Evans ("La ragazza del treno", "Dracula Untold") nei panni di Gaston, così come Josh Gad ("Pixels", "Jobs") nei panni di Le Tont non mi è sembrato particolarmente in forma, così come totalmente inutile mi è parso il tanto parlare fatto intorno al fatto che il suo personaggio fosse apertamente omosessuale, il primo nella storia della Disney.
Insomma, "La bella e la bestia" non sarà stato quel capolavoro che molti si attendevano, ma penso che questa sarebbe dovuta essere una considerazione abbastanza scontata data la natura di rifacimento di una storia già esistente, ma sicuramente risulta in grado di reggere per tutta la sua durata e, in qualità di blockbuster e di film di puro intrattenimento, funziona anche abbastanza.

Voto: 6,5

venerdì 21 aprile 2017

Man Seeking Woman - Stagione 1

Man Seeking Woman
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 10
Creatore: Simon Rich
Rete Americana: FXX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Jay Baruchel, Eric André, Britt Lower, Maya Erskine, Katie Findlay
Genere: Commedia


Dopo due stagioni in cui abbiamo seguito il nostro amato Josh Grenberg, interpretato da Jay Baruchel ("RoboCop", "Cosmopolis"), alla ricerca di una donna con cui passare la sua vita e dopo che lo abbiamo visto, grazie alla genialità in cui è nata la serie nella prima stagione, attraversare le diverse fasi della ricerca di una compagna di vita, genialità calata un po' nella seconda stagione, questo bisogna ammetterlo, ecco che nell'ultimo ciclo di episodi, che ovviamente non sarà l'ultimo, ma molto probabilmente avremo una quarta stagione, lo vediamo alle prese con un rapporto di coppia vero e proprio. Dopo ben due stagioni di peripezie e di ricerche, anche il nostro Josh Greenberg ce l'ha fatta e ciò dimostra che c'è speranza per tutti, anche per uno come me!
La ragazza perfetta per Josh, per cui tutti in queste trenta puntate abbiamo fatto il tifo, si chiama Lucy, è interpretata da Katie Findlay ("Jem e le Holograms") e per fortuna i creatori della serie non hanno deciso di farcela conoscere dopo nove stagioni, per poi dirci che in realtà è morta nell'ultimo episodio - sì lo so, se non avete ancora visto "How I Met your Mother" sono fatti vostri, ma io sono una persona crudele e uno spoiler del genere mi era diventato necessario! -. Lucy è carinissima, simpatica e in qualche modo sembra vivere anche lei quelli che sono i problemi tipici di Josh, che anche in questa terza stagione vengono affrontati nella solita maniera, ovvero attraverso delle metafore azzeccatissime che però, e un po' mi duole dirlo, alla lunga perdono il loro effetto comico.
Se nella prima stagione il modo in cui il rapporto di Josh con le donne spiazzava così tanto da ucciderti dal ridere, pian piano con il passare delle puntate qualche trovata inizi anche ad aspettartela e le risate, conseguentemente, calano. Insomma, per quanto la tecnica narrativa di questa serie rimanga ad alti livelli di genialità e dopo tre stagioni sia ancora alta la voglia di vedere cosa si inventeranno gli autori per parlare nella loro maniera dei rapporti di coppia, è proprio la quantità di risate all'interno di questa ultima stagione ad essere un po' mancata. Ovviamente si spera che queste possano tornare, con grande prepotenza e con tutta la loro esplosività, nel corso della prossima stagione!

Voto: 6

giovedì 20 aprile 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Primo Giovedì dopo Pasqua e si va dritti verso la Pentecoste... per chi è religioso diversamente da me. Per quelli come me invece si va dritti verso mesi lavorativi duri e complicati, ma soprattutto verso uscite cinematografiche che piano piano si avvicineranno a quelli che sono i tipici gusti estivi, spensierati e sicuramente meno interessanti rispetto a quelle della prima parte dell'anno. Le uscite di questa settimana sono ben nove e come al solito verranno commentate in base ai miei pregiudizi!


The Bye Bye Man di Stacy Title


Arriva un nuovo film horror che ci promette di essere in grado di non farci rimpiangere i grandi serial killer degli anni '80 come Freddy Krueger, Jason Voorhees e Michael Myers. Sinceramente sono molto curioso, anche perchè il trailer questa volta sembra promettere davvero bene, ma quando vengono fatti proclami del genere qualche dubbio mi viene sempre.

La mia aspettativa: 7/10


Acqua di Marzo di Ciro de Caro

Ma se un film che si chiama "Acqua di Marzo" esce quasi a fine Aprile, ci dobbiamo davvero fidare dei distributori cinematografici nostrani? Io, nel dubbio, di questo film pseudo autoriale italiano, non mi fido quasi per nulla.

La mia aspettativa: 4/10


Baby Boss di Tom McGrath

Si torna all'animazione e questa volta si potrebbe anche tornare ad apprezzare un film d'animazione, tanto lontani mi sembrano i miei apprezzamenti verso "Zootropolis" e "Inside Out". Sperando non sia una bambinata, potrei seriamente dargli fiducia!

La mia aspettativa: 7,5/10


Boston - Caccia all'uomo di Peter Berg

Ultimamente quando vedo Wahlberg impegnato in un film d'animazione faccio davvero a fidarmi. Men che meno quando vedo la regia di Peter Berg, che tanto mi aveva deluso con "Lone Survivor" e che con questo "Boston - Caccia all'uomo", che parla dell'attentato durante la maratona di Boston del 2013, non è che mi aspetti chissà che cosa.

La mia aspettativa: 5,5/10


Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse di Hugo Gélin

Uno dei film più sponsorizzati del momento, con protagonista Omar Sy fattosi conoscere al grande pubblico grazie alla grande interpretazione in "Quasi amici". Sperando di trovarci davanti ad una commedia brillante ed in grado di far riflettere, direi che qualche euro su questo film ce lo potrei anche puntare!

La mia aspettativa: 7,5/10


L'accabadora di Enrico Pau

Altro film italiano in questa settimana, direttamente dal 2015, con un ritardo di ben due anni. La trama letta su comingsoon non lascia per nulla pensare ad un film spensierato, ma anzi, ad un mattonazzo senza precedenti direttamente dalle terre sarde. Mattonazzo di cui lascio tranquillamente la visione a qualcun altro!

La mia aspettativa: 4,5/10


Lasciami per sempre di Simona Izzo

Commedia italiana con un cast fatto principalmente da volti che cancellerei senza alcun problema dalla commedia italiana di questi ultimi anni. Motivo per cui, lascio la visione di questo film ai fan di Maurizio Casagrande e compagnia. Ma... esistono fan di Maurizio Casagrande???

La mia aspettativa: 2/10


Le cose che verranno di Mia Hansen-Løve

Pellicola francese presentata all'ultima berlinale con protagonista la candidata all'Oscar Isabelle Huppert. L'idea che mi pervade è che anche con questo film potremmo trovarci davanti ad un bel mattone, però un po' della Francia cinematografica mi fido e penso che potrei dargli un'opportunità.

La mia aspettativa: 6/10


Wilson di Craig Johnson

Commedia spensierata americana che forse potrebbe fare al caso mio con protagonista Woody Harrelson. Spero come al solito di trovarmi davanti a qualcosa di divertente e non troppo stupido.

La mia aspettativa: 6/10

mercoledì 19 aprile 2017

E' solo la fine del mondo di Xavier Dolan (2016)

Canada, Francia 2016
Titolo Originale: Juste la fin du monde
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura: Xavier Dolan
Cast: Nathalie Baye, Vincent Cassel, Gaspard Ulliel, Léa Seydoux, Marion Cotillard, Antoine Desrochers
Durata: 90 minuti
Genere: Drammatico


Con considerevole ritardo rispetto all'uscita nei cinema italiani, dato che per poterlo vedere ho dovuto aspettare la disponibilità del film in versione home video, arriva la recensione dell'ultimo lavoro di Xavier Dolan, sesto film per il talento canadese di soli 28 anni che arriva dopo l'enorme successo di "Mommy", risultato su questo blog come uno dei film più amati del 2015. L'idea nei prossimi tempi, magari facendo un qualcosa anche a stretto giro, è quella di recuperare tutti i film del regista, dato che alle mie visioni mancano proprio i primi quattro film, mentre ho iniziato a seguire Dolan solamente dopo la visione di "Mommy", senza però mai avere la possibilità di recuperare i suoi film precedenti.
Con "E' solo la fine del mondo", si ritorna in qualche modo a parlare di rapporti familiari: Louis, interpretato da Gaspard Ulliel ("Hannibal Lecter - Le origini del male"), è uno scrittore, malato terminale, che decide di ritornare dalla sua famiglia dopo dodici anni di lontananza per annunciare loro il suo triste destino. Tutti i componenti della famiglia reagiscono in modo diverso alla sua notizia, mettendo in luce tutte quelle motivazioni che hanno spinto Louis ad andarsene. Siamo davanti ad un film dialogato, che non ha una vera e propria trama, di quelli con cui si può fare il tipico parallelismo con lavori come "Carnage", del quale però si perde totalmente tutta la componente commediale e spensierata. E' il secondo film di Xavier Dolan che vedo nella mia vita - e vorrei vedere anche gli altri quattro che mi mancano - ma posso dire con certezza che entrambi, alla fine, sono riusciti a spezzarmi il cuore in mille pezzi.
Ciò che appare subito chiaro allo spettatore, nel momento in cui Louis torna finalmente in contatto con la sua famiglia, è il fatto che ci sia qualcosa di insensato, forse di istintivo, che ha spinto questa a disgregarsi in questo modo. Abbiamo da una parte Suzanne, interpretata da Léa Seydoux ("La bella e la bestia", "La vita di Adele"), sorella minore che praticamente non ha mai conosciuto Louis, ma per il quale prova una sorta di affetto incondizionato, mentre dall'altra Antoine, il fratello maggiore interpretato da Vincent Cassel ("Il racconto dei racconti", "Il cigno nero"), da sempre invidioso di Louis, colpevole di attirare sempre le attenzioni della famiglia su di sè. Un po' in disparte sta sua moglie Catherine, interpretata da Marion Cotillard ("Allied - Un'ombra nascosta", "Due giorni, una notte"), mentre a tentare di tenere le redini della famiglia, magari sperando di ricostruire un rapporto, un dialogo mai nato, c'è la madre Martine, interpretata da Nathalie Baye ("Prova a prendermi").
Una sequela di dialoghi di cui spesso e volentieri si fa fatica a percepirne il significato, proprio perchè di significato vero e proprio non ne hanno nemmeno le motivazioni del distacco. E se le inquadrature, che soprattutto all'inizio giocano molto sul riprendere le scene dall'alto, mentre alla fine vediamo moltissime riprese ad un livello inferiore rispetto ai volti dei protagonisti, è proprio la sceneggiatura ad essere in grado di rimanere ben fissa nella mente dello spettatore, che da questa visione, comunque l'abbia affrontata, è facile che ne esca emotivamente distrutto.

Voto: 7,5

martedì 18 aprile 2017

The Great Wall di Zhang Yimou (2016)

USA, Cina 2016
Titolo Originale: The Great Wall
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy
Cast: Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe, Andy Lau, Eddie Peng, Numan Acar, Luhan, Hanyu Zhang
Durata: 104 minuti
Genere: Fantasy


Dopo le due settimane dedicate alla saga di "The Ring" - ricordo che potete recuperare tutte le recensioni al link che ho messo sul nome della saga, ma anche, per tutto il periodo in cui questo blog rimarrà in vita, su uno dei banner alla sinistra di questo post - si ritorna alla solita programmazione di "Non cè Paragone" - che se non ci aveste fatto caso è proprio il nome di questo sito -, fatta di recensioni di film in sequenza totalmente casuale, inframezzate dai commenti sulle uscite della settimana il giovedì e da giorni di completo riposo come il Sabato, la Domenica e pure i festivi infrasettimanali. Si torna dunque oggi, dopo il weekend pasquale in cui spero abbiate mangiato agnelli, carne a volontà e pure qualche vegano e in cui tengo anche a ricordare, cari vegani, che il mio cibo caga sul vostro, parlando di un film che avevo accolto nel periodo della sua uscita con milioni di doverosissimi dubbi. Anche perchè "The Great Wall" non è che sin dal trailer promettesse grandi cose, tanto che l'unica speranza che rimaneva agli spettatori era quella di trovarsi davanti ad una visione totalmente disimpegnata, ma al contempo in grado di intrattenere e, perchè no, anche di esagerare con il livello di cazzate tirate in ballo.
"The Grat Wall" è in pratica la trasposizione cinematografica di una delle tantissime leggende che ruotano intorno alle motivazioni riguardo la costruzione della Grande Muraglia cinese, ovvero la presenza di bestie chiamate Taotie, che ciclicamente ogni circa sessant'anni minacciano l'intera umanità. William Garin, interpretato da Matt Damon ("Sopravvissuto - The Martian", "Interstellar"), e Pedro Tovar, interpretato da Pedro Pascal ("Narcos", "Game of Thrones"), sono due mercenari provenienti dall'Europa in cerca della polvere nera, un specie di precursore della polvere da sparo, che si imbattono in una di queste bestie riuscendo a reciderle un arto che verrà utilizzato come prova del fatto che i Taotie si stanno avvicinando sempre di più alla muraglia e che l'umanità sarebbe in pericolo.
La presenza di queste bestie fa subito capire davanti a quale tipo di film ci troviamo: non un film storico e plausibile sulla costruzione della Grande Muraglia, quanto più che altro un film mitologico, che si propone quanto meno di tentare ad avvicinare il pubblico occidentale ad una mitologia a noi sconosciuta e con la quale rarissimamente abbiamo a che fare. Un tentativo sicuramente nobile che, se affidato nelle mani di un regista cinese come Zhang Yimou che dopo il gioiello "Hero" - per me ancora uno dei più bei film cinesi che abbia visto in vita mia - che però cerca di parlare ad un pubblico diverso da quello della sua nazione inserendo un personaggio presumibilmente britannico come quello interpretato da Matt Damon e uno ispanico come quello interpretato da Pedro Pascal. Tentativo che però piuttosto presto si perde nell'assurdità della narrazione e nella presenza di una serie di buchi di sceneggiatura o di scene trash che sicuramente vanno oltre i più nobili intenti del regista.
Se da una parte appare piuttosto improbabile che un esercito spietato come quello cinese si faccia abbindolare in maniera così evidente da un gruppo di bestie sicuramente meno intelligenti - così almeno ce le presentano - altrettanto trash appare la scena in cui una di queste bestie viene catturata e sottoposta e degli esperimenti che fanno tanto pensare alle teorie complottiste sull'Area 51. E se il risultato a livello di intrattenimento è piuttosto insipido e senza il minimo mordente, la colpa non è solo della sceneggiatura consistente quanto un foglio di carta, ma anche della regia di Yimou, che si limita a fare il compitino per tutta la sua durata, con solo un paio di scene veramente interessanti, e anche alla svogliatezza con cui gli interpreti principali interpretano i rispettivi ruoli. Ai due protagonisti Matt Damon e Pedro Pascal si aggiunge poi un Willem Dafoe in uno dei ruoli probabilmente più inutili ed insensati della sua intera carriera in uno dei film che di certo non spicca nella storia del cinema per quel che riguarda il livello di utilità per il pubblico.

Voto: 4,5

venerdì 14 aprile 2017

The Ring 3 di F. Javier Gutiérrez (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Rings
Regia: F. Javier Gutiérrez
Sceneggiatura: David Loucka, Jacob Aaron Estes, Akiva Goldsman
Cast: Matilda Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki, Vincent D'Onofrio, Aimee Teegarden, Jill Jane Clements, Bonnie Morgan, Zach Roerig, Chuck David Willis, Patrick R. Walker, Laura Slade Wiggins, Lizzie Brocheré, Andrea Laing, Surley Alvelo, Adam Fristoe, Drew Grey
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Ci siamo, dopo una maratona bloggereccia durata ben due settimane - con le ormai consuete pause del weekend perchè così come non vado in banca a programmare, non sto nemmeno sul blog a scrivere - e che ha visto ben sette recensioni - questa è l'ottava - dedicate alla saga di "The Ring" in tutte le sue forme, sia quella giapponese formata da "Ring", "Ring 2" e "Ring 0: The Birthday", sia quella americana formata da "The Ring" e "The Ring 2" - e in ultimo da questo "The Ring 3" - sia quella spin-off giapponese formata da "Sadako 3D" e "Sadako 3D 2"... ci avete fatto caso che in ogni post ho ripetuto le recensioni scritte nei giorni precedenti solo per poter mettere i link? Ecco, da oggi, sulla colonna di sinistra di questo blog, trovate un banner riassuntivo che rimarrà in quel punto - o forse un po' più in basso - del blog finchè questo avrà vita, se ci cliccate sopra trovate gli stessi link che ho scritto in ogni post. Fatene buon uso!
"The Ring 3", insomma. Ci hanno provato i giapponesi con due film "Sadako 3D" e "Sadako 3D 2" a riportare in auge una saga che forse avrebbe dovuto riposare nelle menti degli spettatori senza essere ripresa e deturpata e ci hanno riprovato gli americani, riprendendo una saga chiusa ormai da tredici anni e della cui ripresa forse non se ne sentiva tanto il bisogno. Ma tant'è, dato che se questa saga non avesse avuto un terzo capitolo probabilmente non mi sarei mai sognato di dedicarle una rassegna di ben due settimane e quindi, per chiudere il cerchio, è bene parlare anche di questo ultimo capitolo, che è buono solo per rimpolpare una fantomatica lista di film visti durante l'annata e farne aumentare il numero. Sì, perchè "The Ring 3" non è niente di più che uno dei tantissimi film che vedo nel giro di un anno solare - e saranno ancora molti, fidatevi - e dei quali mi dimenticherò qualche giorno dopo averne parlato su questo blog.
Seguendo la regola aurea delle saghe horror, ovvero quella di creare un terzo capitolo in cui esagerare, il film parte con un bel disastro aereo provocato dal filmato maledetto in cui è presente la bambina Samara. Due anni dopo questo incidente i naufraghi ancora non sono tornati a casa... mmm no, forse questa era la trama di "Lost". Dicevo, due anni dopo l'incidente un professore universitario acquista un videoregistratore - NEL 2017!!! - che contiene la videocassetta - NEL 2017!!! - maledetta e nella stessa università è presente un gruppo di persone chiamate I Magnifici Sette The Sevens, che fanno parte di un esperimento di gruppo che riguarda la videocassetta maledetta. Insomma, un grande grande casino, per una trama esageratamente complessa che viene sviluppata in una maniera altrettanto semplice e banale: insomma, alla fine crepano tutti come in tutti i film horror.
Oltre ad essere uscito con quella decina di anni di ritardo e quindi decisamente fuori tempo massimo, "The Ring 3" segue alla lettera tutti quei canoni e quei clichè tipici dell'horror da quattro soldi girato per rimpolpare gli incassi ai botteghini senza sprecarsi troppo nel creare trame accattivanti e senza dare troppo peso alla qualità cinematografica del risultato finale. Vedere "The Ring 3" è un po' come vedere la cassetta maledetta di "The Ring" con un effetto ben più devastante: sette minuti dopo la fine del film, muori!

Voto: 4

giovedì 13 aprile 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Un altro weekend non particolarmente scoppiettante attende i cinefili di tutta Italia. D'altronde si sa che il weekend pasquale dovrebbe essere un weekend di sofferenza e di astensione da qualsiasi piacere della vita, per poi darsi alla pazza gioia nel giorno in cui Jesoo è reesorto, ma siccome i film escono di Giovedì, giorno in cui fu tradito, i distributori tradiscono anche noi, portando al cinema sette film, con nessuno che sembra essere potenzialmente in grado di sparigliare le carte, almeno per quel che riguarda il redattore principale - ed unico - di questo blog.


Moglie e marito di Simone Godano

Diciamo che per quel che mi riguarda un film con Pierfrancesco Favino - che stimo abbastanza - e con Kasia Smutniak - che è sempre una visione femminile più che interessante - lo vedrei abbastanza volentieri. Soprattutto in questa settimana in cui c'è davvero poca roba, potrebbe tranquillamente guadagnarsi il posto di prima o forse seconda scelta cinematografica del weekend.

La mia aspettativa: 5,5/10


Fast and Furious 8 di Gary Gray

La saga di "Fast and Furious" mi ha stufato. Non che con i suoi primi capitoli mi avesse particolarmente coinvolto, ma se non altro non si aveva la percezione di una possibile saga che ad oggi conta otto capitoli e che non sembra volersi arrestare. Lascio la visione agli appassionati della saga, io me ne terrò abbastanza alla larga.

La mia aspettativa: 4,5/10


Lasciati andare di Francesco Amato

Altra commedia all'italiana in questa settimana e questa volta il protagonista è un altro attore che apprezzo parecchio come Toni Servillo e pure un ruolo per quel Luca Marinelli che negli ultimi anni sto tanto tanto adorando come interprete. Forse forse sarà questa la prima scelta, mica "Moglie e marito.

La mia aspettativa: 6,5/10


Mal di pietre di Nicole Garcia

Pellicola sentimentale in arrivo dalla Francia con protagonista Mario Cotillard. In un'altra occasione avrei accolto il film con una certa curiosità, ma i commenti non certo positivi letti in giro per la rete mi influenzano troppo in negativo per concedere seriamente a questo film il beneficio del dubbio.

La mia aspettativa: 5/10


Mothers di Liana Marabini

Altro film italiano che parla della storia di due madri - una cattolica e l'altra musulmana - che vedono i loro figli arruolarsi per la jihad. E per quanto il tema possa essere importantissimo in questo periodo, l'odore di eccessivo - e stavolta è davvero eccessivo - impegno pervade la stanza in cui sto scrivendo non permettendomi di pregiudicare in maniera ragionevole il film.

La mia aspettativa: 5,5/10


Personal Shopper di Olivier Assayas


E contro ogni pronostico dalla Francia arriva quello che può essere tranquillamente definito come il film più interessante di questa settimana difficile per noi cinefili. La protagonista è Kristen Stewart - e Dio solo sa quanto in questi ultimi tempi abbia cambiato opinione sulle sue capacità recitative - e il regista è Olivier Assayas, lo stesso di quel gioiellino di "Sils Maria": insomma, premesse per un altro potenziale gioiello!

La mia aspettativa: 7,5/10


Planetarium di Rebecca Zlotowski

Stavolta si ritorna a parlare di film provenienti dagli Stati Uniti, con questo "Planetarium" che, seppur in misura minore rispetto a "Personal Shopper, pare promettere cose abbastanza buone. Il cast poi vede la partecipazione di una delle mie attrici preferite, Natalie Portman, il che gioca nettamente a suo favore!

La mia aspettativa: 6,5/10

mercoledì 12 aprile 2017

Sadako 3D 2 di Tsutomu Hanabusa (2013)


Giappone 2013
Titolo Originale: 貞子3D2
Regia: Tsutomu Hanabusa
Sceneggiatura: Daisuke Hosaka, Noriaki Sugihara
Cast: Miori Takimoto, Kōji Seto, Kokoro Hirasawa, Itsumi Osawa, Takeshi Onishi, Yusuke Yamamoto, Ryosei Tayama, Satomi Ishihara
Durata: 96 minuti
Genere: Horror


Per quel che riguarda la rassegna sulla saga di "The Ring" che si sta avviando alla conclusione - mancano solo questa recensione e quella di Venerdì su "The Ring 3" - tocca scrivere un post, anche se immagino sarà davvero di scarsi contenuti, su "Sadako 3D 2", il seguito della mezza ciofeca recensita ieri, "Sadako 3D" e che nel corso di queste due settimane è stata preceduta dalla trilogia originale di "Ringu" - composta da "Ring", "Ring 2" e "Ring 0: The Birthday" - e dai due film che componevano fino a poche settimane fa la saga americana - "The Ring" e "The Ring 2" -. In un futuro conto anche di recuperare il cross-over "Sadako vs Kayako", magari, perchè no, in una rassegna dedicata a "The Grudge" di cui ho visto solo il primo film della saga giapponese e lo ricordo come una delle cose più terrificanti mai viste in vita mia.
Ma ora ci tocca parlare di "Sadako 3D 2", appartenente allo spin-off della saga originale giapponese e non chiamatelo sequel perchè sennò poi i fan veri della saga - e anche io un pochino - si arrabbiano di brutto. La narrazione riprende cinque anni dopo gli eventi narrati nel film precedente, Akane è morta dando alla luce sua figlia, che ora ha cinque anni ed è stata affidata dal padre Takanori alle cure di sua sorella Fuko. Fuko, come è ovvio che sia in un film del genere, lamenta però delle stranezze che riguardano la bambina, chiamata Nagi, che prende spesso le distanze dai compagni di classe, disegna strane immagini e si trova spesso vicino a persone che poco dopo decidono di commettere un suicidio. Insomma, quel tipo di bambina che in una saga di horror giapponesi a caso getteresti in un pozzo per poi chiuderlo ermeticamente... occhiolino ammiccante.
Proprio come il suo predecessore, "Sadako 3D 2" è un film brutto, ma non tanto brutto a livello tecnico, dove appare evidente il miglioramento sensibile del regista rispetto al film precedente o, forse, un aumento del budget a disposizione. Purtroppo è sempre la trama a funzionare in maniera totalmente sbagliata e quando ieri dicevo che con questo film si era raggiunto il peggio della saga di "The Ring" - anche se "The Ring 3", che ora ho visto, se la gioca per buona parte della sua durata - non intendevo ovviamente a livello tecnico. "Sadako 3D 2" da quel punto di vista è pure più bello del predecessore, ma mi è stato immensamente più indigesto, più antipatico, più totalmente inutile e avulso da quella che è la saga di "The Ring". Insomma, mentre "Sadako 3D" era un brutto esperimento, a volte con qualche risvolto comico, per riportarne in auge la saga, con questo il regista ci si è messo troppo sul serio... sbracando in maniera ancora più devastante.

Voto: 3

martedì 11 aprile 2017

Sadako 3D di Tsutomu Hanabusa (2012)


Giappone 2012
Titolo Originale: 貞子 3D (Sadako 3D)
Regia: Tsutomu Hanabusa
Sceneggiatura: Yoshinobu Fujioka, Tsutomu Hanabusa
Cast: Satomi Ishihara, Kōji Seto, Yusuke Yamamoto, Ryosei Tayama, Ai Hashimoto, Tsutomu Takahashi, Shōta Sometani, Hikari Takara, Yuna Taira
Durata: 96 minuti
Genere: Horror


In questa rassegna dedicata all'intera saga di "The Ring", organizzata per prepararsi alla visione di "The Ring 3" appena uscito nei cinema italiani, siamo passati attraverso la trilogia originale giapponese e i due che fino ad ora componevano la saga americana. Una saga, quella originale, che andava spegnendosi di capitolo in capitolo - dopo un folgorante "Ring" e un buon ma non buonissimo "Ring 2" è arrivato il deludente "Ring 0: The Birthday" - e un'altra, quella americana, che seguiva più o meno lo stesso percorso solo peggiorando molto prima. Prima di parlare però del terzo film della saga americana, che è stato poi il motivo per cui ho deciso di organizzare questa rassegna che mi tiene il blog occupato per ben due settimane, si ritorna in Giappone, per una serie di due film, considerati degli spin-off della saga di "The Ring", ma che portano il nome del demone che uccideva attraverso la famosa videocassetta killer, "Sadako 3D" - con l'aggiunta del suffisso 3D che vabbeh, di quello chissene frega -.
Questo primo film della - finora e spero per sempre - duologia - si dice così? - di "Sadako" ci mette praticamente subito davanti al fatto compiuto: Seiji Kashiwada crea un nuovo video maledetto, nel quale lo si vede morire in maniera inspiegabile tanto che molti pensano si tratti di un suicidio. Peccato che l'intelligentissimo Seiji stesse facendo quel video proprio perchè lo spirito di Sadako sembra intenzionato da tempo a ritornare al mondo, cercando qualcuno in cui reincarnarsi. Una giovane professoressa, Akane Ayukawa, scopre dal fidanzato la storia di questo video, ricercato da ogni adolescente della sua scuola e presto qualcuno inizia a morire, sempre in maniera apparentemente inspiegabile, lasciando pensare tutti al suicidio.
Ci sono dei problemi in questo film, problemi molto molto seri per i quali avrei voluto più e più volte cavarmi gli occhi - ed in effetti chi me lo ha fatto fare di imbarcarmi in uno spin-off che fin dall'inizio sembrava un mezzo per lucrare su una saga di successo ficcandoci dentro l'innovazione (floppissima tra l'altro secondo me) del cinema in 3D - e che saltano subito all'occhio non solo ai fan accanitissimi della saga - e io non lo sono di nessuna saga in realtà, per il semplice motivo che in qualsiasi cosa io veda, anche se lo faccio settanta volte, mi perdo dei dettagli -, ma anche a coloro che hanno visto anche un solo film, ma non della saga, in generale proprio. Ebbene sì, "Sadako 3D" è un film brutto - ma fidatevi, ho visto di peggio e qualcosa mi dice che ne parleremo domani - che sin dall'inizio mette in scena tutta una serie di incongruenze e inconsistenze che si vedono non solo in rapporto con la saga originale, ma anche con il film stesso. Buchi di trama ovunque, mai una scena che faccia paura o almeno saltare sulla sedia e soprattutto un finale che sputa in faccia e alla saga e persino all'intero sottogenere del j-horror, snaturandolo e insultandolo senza ritegno. Insomma, avrei potuto fare a meno di vedere questo film, ma ogni tanto, anche se le perturbazioni della Forza mi avvisano che sto per fare una stronzata, sento il bisogno di farmi del male e di dedicare del tempo a visioni che so già in partenza essere fallaci.

Voto: 3,5

lunedì 10 aprile 2017

The Ring 2 di Hideo Nakata (2004)


USA 2004
Titolo Originale: The Ring Two
Regia: Hideo Nakata
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Cast: Naomi Watts, David Dorfman, Simon Baker, Sissy Spacek, Elizabeth Perkins, Ryan Merriman, Emily VanCamp, Gary Cole, Kelly Overton, James Lesure, Daveigh Chase, Kelly Stables, Mary Elizabeth Winstead, Cooper Thornton, Marilyn Mclntyre, Mary Joy, Aleksa Palladino
Durata: 110 minuti
Genere: Horror


Giungiamo oggi al giro di boa della rassegna dedicata alla saga di "The Ring", che su questo blog è partita esplorando la trilogia originale giapponese composta da "Ring", "Ring 2" e "Ring 0: The Birthday" che ho apprezzato a tratti, soprattutto per quel che riguarda i primi due capitoli, mentre il terzo mi ha decisamente coinvolto di meno. Venerdì poi si è parlato di "The Ring" di Gore Verbinski, il primo film di quella che poche settimane fa è diventata una trilogia, che costituisce il remake americano della saga, in grado di sdoganare all'Occidente il personaggio di Samara che ha contribuito in maniera decisiva alla conoscenza, anche dalle nostre parti, del suo corrispettivo giapponese Sadako. Con oggi si parla invece di "The Ring 2", seguito di quell'importantissimo "The Ring", ma sicuramente dall'influenza molto meno marcata sul pubblico occidentale che ne ha decretato il successo al botteghino sull'onda del suo predecessore, successo che però non è mai arrivato per quel che riguarda l'opinione della critica.
A dirigere il film troviamo, in maniera forse clamorosa - anche se pratica già utilizzata anche per la saga di "The Grudge" sul quale ora che mi viene in mente potrei prima o poi fare uno speciale... occhiolino ammiccante - lo stesso Hideo Nakata che si era occupato dei primi due film della trilogia giapponese e una delle cose buone del film, anche se decisamente tra le poche cose buone di un secondo capitolo del tutto insipido e nel quale solo una abbastanza convincente Naomi Watts sembra trovarsi a suo agio, è il lavoro fatto sull'atmosfera che, anche se vagamente, ricalca quelle inquietanti e angoscianti di "Ring". La scelta narrativa è stata quella di non fare con questo "The Ring 2" un ulteriore remake della saga giapponese, che sarebbe stato decisamente fuori luogo, quanto più che altro quella di sviluppare un seguito per le vicende di Samara che seguisse altri orizzonti rispetto a quelli utilizzati nella versione del paese del Sol Levante.
Bene la scelta, non benissimo la realizzazione, dato che, in qualche modo, ci troviamo davanti ad un film in cui da una parte viene cambiata completamente la natura della maledizione della videocassetta che uccide - ora chi vede la cassetta ha la possibilità di salvarsi facendola vedere a qualcun altro entro sette giorni e immagino che il finale di "The Ring" preludesse comunque ad una scelta del genere -, ma soprattutto rendendo il tutto piuttosto banale e con quel sapore di già visto che spesso e volentieri mi dà un po' di fastidio. Lo sviluppo poi del personaggio di Aidan utilizzato come tramite per la maledizione di Samara - dato che viene praticamente posseduto come se si trattasse di uno di quei soliti film sulle possessioni demoniache - non appare per nulla soddisfacente e il suo potere e rapporto particolare con lo spirito di Samara si sarebbe potuto certamente sfruttare in maniera migliore.
Dai ricordi che conservo della prima visione del film posso dire che in quegli anni lo avevo accolto in maniera abbastanza soddisfacente, purtroppo però con solo tredici anni di vita, questo secondo capitolo della saga americana di "The Ring" risulta invecchiato davvero male e ne vengono a galla tutti quegli sviluppi mal sfruttati che fanno sì che la saga sia rimasta in standby per così tanto tempo. Nei prossimi giorni ci dedicheremo, su questo blog, anche ai due spin-off giapponesi "Sadako 3D" e "Sadako 3D 2" - anche se Dio solo sa cosa potrei dire su dei film così tanto deludenti e confusionari, fatti probabilmente solo per tentare di riportare in auge una saga chiusa da tempo e che probabilmente così sarebbe dovuta rimanere -, ma non stupisce affatto che il seguito della saga americana, "The Ring 3", sia arrivato con così tanto ritardo rispetto ai primi due capitoli: in un periodo in cui il cinema americano vive una crisi di idee forse senza precedenti, appare del tutto contestuale a questo periodo - in cui usciranno seguiti o reboot di saghe chiuse da tempo - la ripresa di un seguito accantonato da tempo e che, forse, non s'aveva proprio da fare. Mentre scrivo questo articolo non ho ancora visionato "The Ring 3", ma le premesse, come ho detto anche nel post dedicato alle uscite della settimana in cui arrivò nei nostri cinema, non sono per nulla confortanti.

Voto: 5

venerdì 7 aprile 2017

The Ring di Gore Verbinski (2002)


USA 2002
Titolo Originale: The Ring
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Cast: Naomi Watts, Martin Henderson, David Dorfman, Brian Cox, Jane Alexander, Lindsay Frost, Amber Tamblyn, Rachael Bella, Daveigh Chase, Shannon Cochran, Sandra Thigpen, Richard Lineback, Adam Brody, Pauley Perrette, Sara Rue, Aixa Clemente
Durata: 115 minuti
Genere: Horror


Dopo aver esplorato nei primi tre giorni di questa settimana la trilogia giapponese di "The Ring", con le recensioni di "Ring" e "Ring 2" diretti da Hideo Nakata e quella del prequel "Ring 0: The Birthday" che un po' troppo si discostava per stile e per coinvolgimento dai suoi due predecessori, è ora di cominciare con quella che, grazie all'uscita recente di "The Ring 3", è diventata la trilogia americana . Il primo film di questa trilogia, diretto da Gore Verbinski e con una Naomi Watts praticamente ai suoi esordi cinematografici, è stato senza ombra di dubbio uno degli horror più importanti del nuovo millennio. Per quanto si tratti di un remake fatto e finito, che ricicla un'idea già esistente trasportandola però nella cultura americana, è proprio grazie a questo film che sono entrato per la prima volta in contatto con il mito del demone Sadako, che nella versione americana si chiama Samara.
Dal punto di vista della trama e della narrazione "The Ring" non è che si discosti molto dal suo omologo giapponese "Ringu", quindi, visto che ne abbiamo parlato solamente tre giorni fa, mi sembra abbastanza inutile ricapitolarne la trama. Sarebbe stato inutile anche se non ne avessi parlato tre giorni fa dato che per non conoscere la trama di "The Ring" bisogna aver vissuto in una campana di vetro per gli ultimi quindici anni. Ciò che mi ha fatto veramente specie rivedendo questo film proprio per parlarne in questa personalissima rassegna, è stato il fatto di essermi trovato, per un'altra volta, davanti ad un lavoro che per quanto tecnicamente e culturalmente diverso dall'originale giapponese, risulta avere una potenza quasi equivalente. Una cosa che ho spesso criticato dei remake americani di horror orientali è proprio il fatto che laddove i corrispettivi orientali usano la tecnica del nascondere per incutere terrore, quelli americani tendono a mostrare. E ne è un esempio la scena più famosa di entrambi i film, quella in cui Sadako/Samara esce dal televisore: della prima si vede solo un occhio tra la folta chioma che le copre il viso, mentre della seconda viene fatto vedere il volto sfigurato per intero.
Entrambi i film traggono la loro forza proprio dalla loro essenza: "Ringu" ha il suo punto di forza principale nel nascondere, "The Ring" nel mostrare, ottenendo però, in qualche modo, lo stesso effetto sugli spettatori. E proprio come nel film originale Samara non è che si veda così tanto in scena, tant'è che per lunghi tratti "The Ring" assume più i connotati del thriller soprannaturale piuttosto che quelli dell'horror. Uscito poi in un periodo in cui la comunicazione di massa era in forte ascesa, quasi un preludio rispetto a ciò che viviamo oggi, quindici anni dopo, "The Ring" riesce anche a diventare un film in grado di riflettere molto bene il momento: la comunicazione tramite mezzo televisivo, anche se grazie ad un mezzo come la videocassetta che di lì a pochissimo sarebbe stata definitivamente soppiantata dai DVD, diventa qui un interessante punto di riflessione, vista come mezzo portatore di morte e di terrore.
Insomma, se non ai livelli dell'originale giapponese, il remake americano di "The Ring" rimane uno dei film horror che più mi hanno segnato nel corso degli anni e che sicuramente è riuscito ad assumere un'importanza capitale per quel che riguarda l'evoluzione - involuzione forse? - del genere horror nell'ultimo decennio, con un Gore Verbinski in grado di portare in occidente un personaggio tutto orientale riuscendo a non snaturarlo, ma anzi, a farlo entrare definitivamente nell'immaginario collettivo.

Voto: 7,5

giovedì 6 aprile 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Settimana un po' così per quel che riguarda le nuove uscite cinematografiche: pochi film davvero interessanti e un blockbuster che sbatterà in faccia la nostra infanzia a chi negli anni novanta aveva meno di dieci anni di vita. Vediamo tutte le uscite commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


I Puffi: Viaggio nella foresta segreta di Kelly Asbury

Non ho visto nemmeno uno dei primi due, potrei mai vedere il terzo? Gente dice che siano anche abbastanza carini, io, dal canto mio, ne faccio volentieri a meno.

La mia aspettativa: 4/10


Il segreto di Jin Sheridan

"Il segreto" non è la trasposizione cinematografica della serie spagnola con cui Mediaset ci sgretola le palle da anni, ma una pellicola sentimental-thriller irlandese - piace la mia definizione? - con protagonista Rooney Mara che potrebbe essere l'unico motivo valido per dargli un'opportunità. Anche perchè le recensioni che arrivano in Italia sono tutt'altro che positive.

La mia aspettativa: 5/10


La meccanica delle ombre di Thomas Kruithof

Altro thriller questa volta in arrivo dal Belgio. La mia paura principale è quella che si trasformi in maniera sin troppo facile in un film d'azione, che solitamente mi danno abbastanza l'orticaria. Forse però potrebbe anche essere l'uscita relativamente più interessante della settimana.

La mia aspettativa: 5,5/10


La parrucchiera di Stefano Incerti

Film drammatico italiano sul quale non ho grandi speranze. L'idea che mi dà il leggerne la trama è quella di un qualcosa di pseudo autoriale che non risulterebbe essere troppo nelle mie corde. La probabile proiezione in due sale in croce in tutta Italia mi faciliterà sicuramente il compito.

La mia aspettativa: 4,5/10


L'altro volto della speranza di Aki Kaurismäki

Dalla Finlandia arriva un altro film che pare già impegnatissimo. Va bene, è piaciuto alla critica, ma si sa che alla critica i film impegnati e talvolta anche pesanti piacciono di brutto. Io invece davanti a certi argomenti non ce la posso proprio fare.

La mia aspettativa: 5/10


Libere, disobbedienti, innamorate di Maysaloun Hamoud

Siccome questa è la settimana dei film impegnati, ne arriva un altro sulla condizione delle donne musulmane in una coproduzione tra Francia e Israele. Questa settimana al cinema non ci devo andare mi sa.

La mia aspettativa: 5/10


MMA Love Never Dies di Riccardo Ferrero

Film italiano sulla MMA, uno sport che ho provato qualche volta a guardare in televisione, ma che mi annoia persino quando guardo gli highlights su Youtube. In compenso i film sulla lotta mi hanno sempre detto qualcosa di positivo, motivo per cui non mi sento di precludere a questa pellicola ogni possibilità di visione.

La mia aspettativa: 6/10


Ovunque tu sarai di Roberto Capucci

Commedia italo spagnola che sembra tanto la solita roba già vista e rivista dalle nostre parti.

La mia aspettativa: 5/10


Piccoli crimini coniugali di Alex Infascelli

Ennesimo film italiano in questa settimana pregna di proposte che arrivano dal nostro paese. In questo caso la critica è stata abbastanza fredda, ma ho come la sensazione che potremmo però trovarci davanti a qualcosina di abbastanza interessante, motivo per cui penso che potrei anche dargli un'opportunità.

La mia aspettativa: 6,5/10


Power Rangers di Dean Israelite


Con questo film la mia infanzia mi prenderà a pugni in faccia, ma quanto meno la mia speranza è di divertirmi, possibilmente nella maniera più ignorante possibile. Il trailer sembra mantenere questa promessa!

La mia aspettativa: 6,5/10


the startup di Alessandro D'Alatri

Interessante, una proposta cinematografica, quella di Alessandro D'Alatri che sembra quanto meno molto interessante. La speranza oltre alle premesse è quella di trovarsi davanti ad un lavoro fresco e giovane come i protagonisti della sua storia.

La mia aspettativa: 7/10


Underworld: Blood Wars di Anna Foerster

Con la saga di "Underworld" mi sono fermato al prequel - il terzo in ordine di uscita -, ritenendo i primi due lavori quanto meno degni nel dare un po' di intrattenimento. Il quarto film non l'ho visto e non so quanta voglia possa avere di vedere questo quinto film che oltre ad arrivare fuori tempo massimo ha dalla sua l'aggravante di essere passato completamente in sordina negli Stati Uniti.

La mia aspettativa: 4/10

mercoledì 5 aprile 2017

Ring 0: The Birthday di Norio Tsuruta (2000)


Giappone 2000
Titolo Originale: リング0 バースデイ Ringu 0 - Bāsudei
Regia: Norio Tsuruta
Sceneggiatura: Kôji Suzuki
Cast: Yukie Nakama, Seiichi Tanabe, Kumiko Aso, Yoshiko Tanaka, Ryûji Mizukami, Takeshi Wakamatsu, Kaoru Okunuki, Daisuke Ban, Tsukasa Kimura, Junko Takahata, Masako
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Dopo aver raccontato la storia del demone Sadako, che colpiva le sue vittime dopo che esse avevano guardato una spaventosissima videocassetta, in "Ring" e nel suo seguito "Ring 2", anche i giapponesi cascano nella tentazione - che dal 2000 ad oggi è diventata tutta americana - di girare un prequel che spiegasse le origini di Sadako, o, ancora meglio, la storia di una bambina rifiutata dai genitori, gettata e chiusa in un pozzo che, misteriosamente continua a colpire le persone dall'oltretomba. Insomma, l'idea che sta alla base di questo prequel è quella di girare uno spiegone, un'idea che già era stata il grosso punto debole di "Ring 2" - il tentare di spiegare cose facendo perdere buona parte del fascino del film per lo spettatore - e che qui viene portata all'ennesima potenza.
In realtà la cosa non sarebbe un male a livello assoluto, se solo il film non fosse girato in una maniera che si discosta in maniera piuttosto evidente rispetto agli altri due capitoli della saga e per la quale si vede il totale cambio di mano che c'è tra Norio Tsuruta e l'Hideo Nakata regista dei primi due film. Un cambio di mano che alla fin fine dà relativamente fastidio. Invece da lodare il tentativo da parte di regista e sceneggiatore di scavare nell'animo umano di Sadako, cercando di riabilitarla come persona e di dare una giustificazione alla spirale di odio in cui è caduta, odio che poi è stato riportato all'interno della videocassetta assassina che noi tutti conosciamo.
Purtroppo nonostante le poche cose buone che si vedono in questo prequel, la sensazione è un po' quella di ritrovarsi davanti a qualcosa di già visto, una risoluzione piuttosto banale di una vicenda che con il primo capitolo era riuscita a terrorizzare lo spettatore con quel suo ritmo glaciale e con un modo di costruire la tensione davvero intrigante. Terrore che siamo ben lontani dal provare in questa chiusura del cerchio e tensione che non si innalza mai dai tipici livelli di guardia e per il quale, purtroppo, l'effetto dovuto alla "spiegazione" della vicenda è quello che un po' tutti temono quando in un horror si mostra troppo: la tensione e il fascino della vicenda calano in maniera clamorosa.

Voto: 5

martedì 4 aprile 2017

Ring 2 di Hideo Nakata (1999)


Giappone 1999
Titolo Originale: リング2 Ringu 2
Regia: Hideo Nakata
Sceneggiatura: Hiroshi Takahashi
Cast: Miki Nakatani, Rikiya Otaka, Yurei Yanagi, Hitomi Sato, Kyoko Fukada, Rie Ino'o, Yôichi Numata, Masako, Nanako Matsushima, Hiroyuki Sanada
Durata: 92 minuti
Genere: Horror


Procede a vele spiegate l'avventura di questo blog dedicata all'intera saga di "The Ring", nel quale verranno esplorati tutti i film giapponesi, tutti quelli americani e anche i due spin-off fino ad arrivare alla recente uscita americana "The Ring 3" e questa volta tocca al secondo capitolo della saga giapponese. Prima di parlarne però bisogna svelare un retroscena che magari non tutti conoscono, forse solo i fan accaniti della saga: il secondo capitolo, in Giappone, è uscito solamente pochi mesi dopo l'uscita di "Ring" e si intitolava "Spiral". Era ispirato al seguito del romanzo originale, ma ebbe talmente poco successo in patria - a differenza dell'enorme successo del film precedente - che agli annali si ritiene che il sequel ufficiale di "Ring" sia il "Ring 2" diretto dallo stesso Hideo Nakata che aveva diretto il primo capitolo, mentre "Spiral" è praticamente finito nel dimenticatoio. Per completezza di questa serie di recensioni avrei voluto recuperare anche "Spiral", ma purtroppo, nonostante abbia pregato gli dei di tutte le religioni tranne quello cattolico, non c'è proprio stato modo di recuperarlo.
"Ring 2" parte con la sua narrazione qualche tempo dopo la fine del capitolo precedente, con la protagonista Mai Takano che sta cercando delle risposte sulla morte improvvisa di Ryuji. Si imbatte nella sua ex moglie Reiko, la protagonista del primo film, e nel figlio Yoichi, che sta progressivamente iniziando a manifestare i poteri di Sadako, rimanendo però inspiegabilmente muto. Da fan della saga originale dedicata al demone Sadako - che secondo me rimane ad ora una delle invenzioni più originale degli ultimi venti anni per quel che riguarda il cinema horror - mi sono trovato, per iniziare a scrivere questo speciale sul mio blog, a rivedere tutti i tre film che la compongono, per poi dedicarmi anche a quelli che non avevo visto - come ad esempio gli spin-off -. Rivedendo questo secondo capitolo dopo qualche anno rispetto alla mia prima visione, mi sono trovato ad avere delle sensazioni nettamente differenti.
Rimangono valide le considerazioni fatte su un modo di girare gli horror che solo i registi giapponesi - ma secondo me un po' quelli orientali in generale - riescono ad avere e che a me, personalmente, è sempre piaciuto parecchio nonostante molti si fermino all'apparente lentezza della narrazione. Una narrazione che in questo secondo capitolo della saga originale, alla visione di poche settimane fa, mi è parsa piuttosto confusionaria, attenta com'è la regia di Hideo Nakata nel tentare di spiegare in qualsiasi modo possibile quale sia l'origine della maledizione di Sadako e come essa colpisca. Il regista nel girare questo film si sarà sicuramente posto tantissime domande al quale ha tentati di dare risposta, lasciando però che la storia che gira attorno a Sadako perdesse il suo innegabile fascino. Tanto insuperabile era il suo primo capitolo, quanto questo secondo risulta limitato da spiegazioni che fanno perdere un po' di quella mitologia che si viene a creare attorno al personaggio principale della vicenda.
Laddove il primo capitolo non tentava di spiegare, lasciando intuire allo spettatore ciò che stava succedendo e soprattutto mostrando Sadako il meno possibile - ed è qui la vera trovata geniale, replicata ottimamente anche nel remake americano che, anticipo, per me è quasi allo stesso livello dell'originale -, questo secondo capitolo, per quanto sia un più che degno secondo capitolo attenzione, si perde in spiegazioni che magari noi spettatori non volevamo avere, tanto eravamo rimasti affascinati dal mistero che ruotava intorno alla "bambina di The Ring".

Voto: 6,5

lunedì 3 aprile 2017

Ring di Hideo Nakata (1998)


Giappone 1998
Titolo Originale: リング (Ringu)
Regia: Hideo Nakata
Sceneggiatura: Hiroshi Takahashi
Cast: Nanako Matsushima, Hiroyuki Sanada, Rikiya Otaka, Katsumi Muramatsu, Yutaka Matsushige, Rie Ino'o, Yoichi Numata, Miki Nakatani
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Non ho mai nascosto, nel corso della mia ormai quinquennale carriera da blogger di cinema, quanto l'horror orientale sia, bene o male, l'incarnazione di ciò che cerco in un horror. Ne sono affascinato per lo stile, ne sono affascinato per la diversa cultura di chi lo produce, rispetto alla nostra. Ne sono affascinato perchè l'horror asiatico è quello che più mi ha fatto paura rispetto a buonissima parte dei film horror americani abbia visto nella mia vita. E per aprire lo speciale sulla saga di "The Ring" che accompagnerà i lettori di questo blog nelle prossime due settimane esplorando gli originali giapponesi, i remake americani, il più recente n"The Ring 3", ma anche i due spin-off "Sadako 3D" e "Sadako 3D 2" e perchè no, anche il crossover "Sadako vs Kayako", bisogna partire proprio dall'origine, quel "Ring" - o "Ringu" se preferite il titolo giapponese rispetto a quello occidentalizzato - che poi, ripreso da Gore Verbinski nel 2002 è diventato un vero e proprio cult del genere horror del nuovo millennio.
Molti nel confrontare il remake americano con l'originale giapponese criticano il fatto che il film abbia uno sviluppo piuttosto lento, una cosa che io invece ho apprezzato parecchio dato che ho sempre pensato che il sentimento di paura sia molto più forte quando viene coltivato per bene piuttosto che fatto deflagrare con i tipici jump-scare dei che vanno tanto di moda. Il regista Hideo Nakata dal punto di vista del ritmo fa la cosa giusta: il film ha un incedere lento, che carica di tensione lo spettatore utilizzando poi dei mezzi nemmeno troppo ricercati per farlo spaventare, come ad esempio uno zoom veloce su un'immagine particolarmente spaventosa. Un mezzo non particolarmente sofisticato, ma sicuramente efficace. Così come la musica che si alza nel momento di maggiore tensione, un trucchetto vecchio come il mondo che però continua a funzionare a meraviglia.
La cosa che colpisce maggiormente nel film originale - ma che viene anche riprodotta nel remake americano - è il fatto che, in fin dei conti "Ring" è un thriller con dei risvolti horror che vengono fatti vedere solamente in qualche scena. La bambina protagonista/antagonista della vicenda è tanto spaventosa quanto poco la si vede sullo schermo. Sono la sua storia, il suo passato e la famosissima videocassetta a mettere la paura nello spettatore, paura che poi esplode in quella scena che ormai conosciamo tutti in cui Sadako finalmente si palesa ed esce con un incedere lentissimo dallo schermo del televisore per uccidere Ryûji.
Per quanto il film sia uno dei miei horror preferiti mi viene da muovere una critica verso il modo in cui viene gestito il finale, che non viene nè da una parte spiegato in maniera soddisfacente, mentre dall'altra mi è risultato abbastanza sbrigativo, un po' troppo poco pensato da parte dei protagonisti, che sembra quasi si ritrovino a fare un tentativo disperato per fermare la maledizione di Sadako senza però sapere bene quale sia il risultato a cui stanno andando incontro. 

Voto: 8
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