martedì 18 novembre 2014

Due giorni, una notte (2014)

Belgio, Francia, Italia 2014
Titolo Originale: Deux jours, une nuit
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Cast: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Olivier Gourmet, Baptiste Sornin, Christelle Cornil
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Sandra, rientrata al lavoro dopo una crisi depressiva, viene licenziata. Il suo capo infatti, ha indetto una votazione tra gli appartenenti al suo reparto promettendo un bonus di mille euro a chi avesse votato a favore del licenziamento. Il direttore del personale, venuto a conoscenza del fatto che il voto fosse stato influenzato, indice una nuova votazione per il lunedì seguente. La donna avrà dunque due giorni e una notte per convincere i suoi colleghi a rinunciare al bonus di mille euro e votare a favore del reintegro in azienda.

Il lavoro è una delle tematiche più attuali in questo periodo. La perdita di un lavoro, i licenziamenti, la ricerca di un lavoro, sono problemi che ora come ora affliggono moltissima gente in tutta Europa. La crisi economica poi ha accentuato esponenzialmente il problema, lasciando delle famiglie con scarsa disponibilità di denaro e le aziende in una condizione per cui non possono prendersi il rischio di assumere nuovo personale. Il film in questione però prende la tematica da un'angolazione ben diversa da quella che siamo abituati a vedere: mentre infatti spesso e volentieri ci vengono propinate commedie in cui si fa ironia sulla mancanza di un lavoro stabile per tutti, molte delle quali le ritengo anche piuttosto inconcludenti, questa pellicola ci mette davanti alla dura realtà, ce la sbatte in faccia e ci fa capire quanto, la difesa del proprio posto di lavoro (per chi ce l'ha) sia una cosa per cui lottare a denti stretti.

La protagonista della pellicola, Sandra, interpretata da una Marion Cotillard sempre fantastica, sempre sul pezzo e che per tutto il tempo ci mostra la sua naturale bellezza, recitando struccata per tutta la durata della pellicola, è una donna che ha appena perso il lavoro. Al suo rientro dopo una crisi depressiva, infatti, tutti i suoi colleghi, convinti da un bonus di mille euro in busta paga, votano per estrometterla dall'azienda. Fatta luce sul condizionamento fatto agli impiegati che hanno votato a favore del suo licenziamento, alla donna viene concessa una nuova votazione ed ella avrà soltanto il weekend per convincere i suoi colleghi a rinunciare ai mille euro di bonus e a votare per il suo reintegro.

In questo film, che alla fine non è altro che una sorta di cronaca di questo weekend e della captatio benevolentiae della protagonista verso i suoi colleghi vediamo tutte quelle che sono le reazioni umane ai bisogni di Sandra: abbiamo chi decide di votare a favore del licenziamento perchè il bonus di mille euro gli serve per vivere, abbiamo chi non vuole mettere in una situazione spiacevole una persona e si ritova disposto ad aiutare la donna a mantenere il suo lavoro. Entrambe reazioni normali che uno spettatore non si sente di condannare: è ovvio che per un uomo con famiglia mille euro in più servano o siano addirittura necessari, mentre ci sono anche coloro che, addirittura, si sentono male al solo pensiero di aver votato, precedentemente, a favore del suo licenziamento. I registi ci presentano tutta una serie di storie, tutte diverse, non le approfondiscono in maniera particolare, ma riescono a dare uno spaccato piuttosto realistico della diversa psicologia di tutte queste persone e di come sia l'ambiente lavorativo in cui si trovava la protagonista.

Però, perchè c'è un però, un difetto grosso secondo me il film lo presenta abbastanza chiaramente. L'intento dei due registi sembra quasi essere quello di voler essere imparziali nel presentare le due "fazioni" che si vengono a scontrare. E' abbastanza visibile il fatto che vorrebbero mantenere una posizione di imparzialità verso chi vota contro il licenziamento e verso chi vota a favore. Peccato però che l'obiettivo, soprattutto nel finale, non viene raggiunto appieno. Il tentativo di essere imparziali lascia spazio ad un parteggiamento abbastanza chiaro per una delle due posizioni e, il finale della storia, mi è anche sembrato eccessivamente buonista. La storia parte non volendo "giudicare" nè l'una nè l'altra posizione, dato che sono entrambe comprensibili ed entrambe, a loro modo, giuste, ma finiscono col dirti quale, secondo loro, fosse la posizione da seguire. Cosa che, francamente, non ho molto apprezzato, avrei di gran lunga preferito un'imparzialità totale per tutta la durata della pellicola.

Voto: 7+

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