mercoledì 24 agosto 2016

The Zero Theorem di Terry Gilliam (2013)

Regno Unito, Romania 2013
Titolo Originale: The Zero Theorem
Regia: Terry Gilliam
Sceneggiatura: Pat Rushin
Cast: Christoph Waltz, Mélanie Thierry, David Thewlis, Lucas Hedges, Matt Damon, Tilda Swinton, Sanjeev Bhaskar, Peter Stormare, Ben Whishaw, Dana Rogoz, Emil Hostina, Pavlic Nemes
Durata: 107 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico

Con il consueto ritardo nella programmazione da parte dei nostri distributori di benzina cinematografici, - un ritardo che questa volta è stato di quasi tre anni, una roba imbarazzante insomma - è arrivato anche in Italia "The Zero Theorem", l'ultimo lavoro del regista Terry Gilliam, regista particolarmente apprezzato da queste parti, soprattutto per lavori come i cult "L'esercito delle 12 scimmie" e "Paura e delirio a Las Vegas" o per il bellissimo "Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo", film ricordato dai più come l'ultimo film del compianto Heath Ledger piuttosto che per le sue reali qualità artistiche, cosa che tra l'altro mi fa parecchio male perchè è un film che adoro. Nonostante il ritardo nella programmazione italiana già in molti avevano avuto modo di vedere questo film grazie ai miracoli della rete, mentre io mi sono convinto solamente nell'ultimo periodo.

Con il suo ultimo film, il buon Terry Gilliam ci racconta la storia di Qohen Leth, un hacker che vive in una chiesa sconsacrata e lavora per la Mancom, rimanendo perennemente in attesa di ricevere una telefonata che lo possa rendere felice oppure dargli le risposte a tutte le sue domande esistenziali. A seguito di una visita psichiatrica in cui viene dichiarato fisicamente sano, gli viene affidata un'intelligenza artificiale per eseguirne a sua volta una valutazione psichiatrica. Con l'autorizzazione a poter lavorare da casa, gli viene affidato il compito di risolvere lo Zero Theorem, una complessa formula matematica che presto lo renderà vittima di terribili incubi in cui si vede risucchiato in un buco nero.

Il lavoro di Terry Gilliam in questo film è strano e parecchio incomprensibile, se non lo si guarda con la giusta attenzione, tant'è che penso che un film di questo tipo possa essere in grado di guadagnare ulteriormente valore solo dopo una seconda, o forse anche una terza visione. Il regista non sembra avere poi l'intenzione di spiegarci per bene quale sia il messaggio di fondo che ci vuole mandare, limitandosi a darci qualche indizio riguardo la misteriosa equazione matematica e soprattutto riguardo l'enorme fede che ha il protagonista nel ricevere la telefonata che gli cambierà la vita. Ciò non toglie che la pellicola, che ha una trama parecchio frammentata, risulti godibilissima e in grado di provocare nello spettatore quei sani mal di testa che ti invitano a riflettere in maniera più profonda su ciò che si è appena visto.

Interessante è poi il lavoro compiuto dall'attore protagonista Christoph Waltz, in grado di dare al suo personaggio tutte quelle caratteristiche che lo potessero rendere unico, rendendoci partecipi di tutti i suoi turbamenti emotivi. Ad impreziosire una buonissima confezione ci si mette anche un cast sicuramente interessante, anche se magari non in grado di offrire la propria performance migliore, come ad esempio la presenza di Matt Damon e di Peter Stormare o di una Tilda Swinton abbastanza in forma.

Voto: 7+

martedì 23 agosto 2016

The Lobster di Yorgos Lanthimos (2015)

Grecia, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Francia 2015
Titolo Originale The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Angeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, EmmaEdel O'Shea, Michael Smiley, Ben Whishaw, Roger Ashton-Griffiths, Ewen MacIntosh, Garry Mountain, Laoise Murphy, Nancy Onu, Imelda Nagle Ryan
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico

Arrivato in Italia come uno dei film più interessanti della scorsa annata, mi sono colpevolmente perso la proiezione nei cinema di "The Lobster", quinto film del regista greco Yorgos Lanthimos e suo primo film in lingua inglese, con un cast prevalentemente hollywoodiano e con qualche contaminazione dal panorama cinematografico francese, vedasi la presenza nel cast dell'interessantissima Léa Seydoux. A mia discolpa c'è però da dire che il film non è che sia stato portato in molti cinema nella mia zona, motivo per cui ho dovuto ricorrere all'uscita in home video e ad una visione comunque tardiva rispetto a quanto mi sarei aspettato, tanto che il film è arrivato nel frattempo anche sulla televisione satellitare. Con un cinema greco che qui in Italia è sì ben visto, ma non distribuito particolarmente bene, io nelle poche visioni che ho affrontato mi son trovato talvolta soddisfatto - come nel disgustoso ma validissimo "Miss Violence" - mentre talvolta un po' freddino - come in "A Blast" -.

"The Lobster" si preannunciava, al solo leggere la trama, come una visione parecchio complessa, ma altrettanto originale. La trama parte da uno spunto parecchio interessante, con l'intera storia ambientata in un futuro distopico in cui le persone single vengono rinchiuse in un hotel in cui, se non troveranno un compagno nel giro di quarantacinque giorni, verranno trasformate in un animale di propria scelta, che deve essere comunicato nel momento dell'ingresso nell'hotel. Il protagonista David, interpretato da un Colin Farrell parecchio in parte, uomo impacciato che ha appena divorziato, al momento del suo ingresso, in compagnia del suo cane che presto si rivelerà essere suo fratello, decide che vorrà essere trasformato in un'aragosta e comincia la sua permanenza all'interno dell'hotel, cercando una donna con cui convivere, ma anche di intessere rapporti di amicizia con gli altri uomini al suo interno.

Una trama sicuramente molto interessante, che viene sfruttata a dovere in tutte le sue potenzialità dal regista Yorgos Lanthimos, riuscendo a ritrarre in maniera splendida una società in cui il rapporto di coppia viene visto come un qualcosa di estremamente necessario per far parte del mondo, insomma una società in cui non ci sarebbe possibile vivere da soli e nella quale io sarei fritto e per tal motivo non sceglierei mai di diventare un'aragosta. Interessante è però vedere come in realtà, a fare da contraltare alla cultura dominante, nella quale è più importante vivere in due piuttosto che amarsi, ci sia un'altra parte, rappresentata da un gruppo di ribelli, nella quale i rapporti di coppia sono estremamente vietati. In tal modo l'autore del film riesce a farci capire in maniera estremamente efficace entrambe le posizioni, mettendoci davanti tutti i contro di una vita così estremista: vivere la propria vita da soli senza amare qualcuno può fare male, ma viverla accanto a qualcuno che sei costretto ad amare può essere ancora peggio.

Attraverso uno stile ricercato e parecchio elegante il regista fa arrivare in maniera netta il suo messaggio, amplificando le sensazioni negative dello spettatore davanti a buona parte delle situazioni che ci vengono mostrate grazie ad una quasi totale depersonalizzazione dei personaggi che, a parte una sola eccezione, non hanno nome o vengono identificati tramite una loro caratteristica peculiare. Per quanto alcuni punti provochino curiosità, ma non vengono mai affrontati, "The Lobster" risulta, in fin dei conti, un ottimo film con una marea di sottotesti anche filosofici tutti da esplorare. Il cast di stelle, tra cui figurano anche Rachel Weisz e John C. Reilly, tanto per dire un paio di quelli meritevoli oltre ai due già citati in precedenza, si comporta in maniera egregia, riuscendo in qualche modo a mettere a disagio lo spettatore e riuscendo in pieno nel tentativo di depersonalizzazione dei propri personaggi.

Voto: 8,5

lunedì 22 agosto 2016

RECENSIONE DOPPIA - Bojack Horseman - Stagione 3 & Outcast - Stagione 1

Oggi due recensioni al prezzo di una: come ormai sarete abituati si parla di due serie che poco hanno a che fare tra loro, tranne il fatto di essere due serie su cui non sarei in grado di scrivere una recensione completa. Dunque, buona lettura!

Bojack Horseman - Stagione 3

Bojack Horseman
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 12
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: Bojack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez
Genere: Animazione

Con l'arrivo di Netflix in Italia ci sono state tutte quelle belle cose di cui parlo in ogni articolo in cui recensisco un film o una produzione della rete di streaming più grande del mondo, per le quali rimando al link generico cui rimanda il nome di suddetta rete. Non è però passato inosservato il fenomeno "Bojack Horserman", passato un po' in sordina tra i vari sottotitolatori nel periodo in cui la rete non era ancora arrivata nel nostro paese, ma diventata una serie parecchio apprezzata anche dal pubblico italiano. Una serie animata in grado di mescolare momenti comici e demenziali ad altri un po' più riflessivi e soprattutto molto più seri rispetto agli standard a cui ci hanno abituato le serie animate viste nel corso degli anni - "I Simpson", "I Griffin" e compagnia bella puntano molto sul lato comico - hanno contribuito a dare a questa serie una dimensione ben superiore rispetto a quello che ci si poteva aspettare leggendo solamente la trama della vicenda.
Eppure, ancora una volta, la cara vecchia Netflix è riuscita a colpire nel segno, regalando a questa serie animata una terza stagione che, a conti fatti, risulta decisamente la migliore delle tre finora prodotte: alcuni criticheranno il fatto che si perda un po' la verve comica delle prime due stagioni, che in effetti risulta essere quella che esplora maggiormente l'animo del protagonista e dei personaggi che lo circondano, parlando di quella che è la decadenza di un artista che non è più in grado di accettare rapporti con altre persone. Interessante in tal senso è ad esempio l'episodio del dialogo tra Bojack e il direttore degli abbonamenti al quotidiano che presto si trasforma in una seduta psicanalitica, o quello tra Bojack e Princess Caroly. Per non parlare poi dell'infinita tristezza che si prova negli ultimi due episodi. Insomma, si è persa la verve comica per puntare su argomenti più seri - cosa che già veniva fatta nelle prime due stagioni in tono minore - e la missione di rendere la serie ancora più interessante è sicuramente compiuta.

Voto: 8-


Outcast - Stagione 1


Outcast

(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Robert Kirkman
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Fox
Cast: Patrick Fugit, Philip Glenister, Wrenn Schmidt, David Denman, Julia Crockett, Kate Lyn Sheil, Brent Spiner, Reg E. Cathey
Genere: Horror

Mi aveva colpito più che positivamente con il suo primo episodio e, perchè no, anche un po' con alcuni di quelli successivi, per poi però sgonfiarsi e procurarmi sempre meno interesse. Per quanto questa prima stagione di "Outcast" sia parecchio introduttiva, gli episodi vivono su una lentezza narrativa di fondo - chiara scelta degli sceneggiatori - che però fatica in maniera incredibile ad ingranare. Una scelta che è andata sicuramente bene all'inizio, ma che poi, andando avanti, fa chiedere allo spettatore se davvero valga la pena proseguire nella visione oppure se ci si sta un po' annoiando. E' innegabile che a livello registico e tecnico la serie sia invidiabile, eppure la sensazione che non si sappia - fino a un certo punto - dove la serie voglia andare a parare non ci abbandona fino ad un ultimo episodio riuscito a metà. Un peccato dover cambiare idea su una serie che avevo atteso parecchio da una rete che tra l'altro ci aveva lasciato orfani di quel gran lavoro di "Banshee", ma la delusione è stata parecchia.

Voto: 6-
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